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Irlanda del Nord al voto: favoriti gli indipendentisti di Michelle O’Neill

Per la prima volta i cattolici di Sinn Féin possono vincere. Ma non è scontato che Belfast abbandoni Londra per Dublino, malgrado la Brexit

Al voto in Gran Bretagna le sei contee dell’Irlanda del Nord, provincia del Regno Unito. Mercoledì 5 maggio si svolgono le elezioni politiche per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare. Favorito è lo Sinn Féin, il partito dei cattolici indipendentisti, che per la prima volta può riuscire a esprimere il primo premier: la sua leader Michelle O’Neill.

Urne aperte, dunque, a Belfast e in tutti i 606 seggi elettorali che chiuderanno alle 23 ora italiana di oggi 5 maggio. Michelle O’Neill dello Sinn Féin – “Noi Stessi” in gaelico, il partito dei cattolici indipendentisti filoirlandesi – ha votato alla St. Patricks Primary School di Clonoe. Jeffrey Donaldson, leader del DUP – Democratic Unionist Party, il partito dei protestanti di destra, unionista con Londra – si è recato al seggio di Dromore.

Irlanda Nord Jeffrey Donaldson
Jeffrey Donaldson stringe la mano a un’elettrice. Foto Twitter @StephenDunneDUP

Le ultime elezioni in Irlanda del Nord si erano svolte 5 anni fa, nel 2017. In quell’occasione il DUP aveva vinto incassando 28 seggi, appena uno in più del Sinn Féin che ne aveva conquistati 27. Seguì l’SDLP con 12 seggi; l’Ulster Unionist Party con 10 seggi; Alliance con 8 seggi, il Partito dei Verdi con 2 seggi. Infine People Before Profit e TUV avevano ottenuto un seggio ciascuno.

Irlanda del Nord, una storia difficile

Ma adesso gli occhi sono puntati sui cattolici dello Sinn Féin. Per la volta dopo oltre cent’anni di vita della martoriata Irlanda del Nord – nel 1921 gli inglesi smembrarono politicamente l’isola creando la Northern Ireland – la formazione politica, che vorrebbe il distacco definitivo dalla Gran Bretagna per riunire le sei contee alla Repubblica d’Irlanda, può prevalere. Gli abitanti del cosiddetto Ulster (ma la definizione non è corretta) sono poco meno di 2 milioni e sono chiamati a rinnovare l’Assemblea, ovvero il parlamento decentrato nato in seguito agli accordi di pace del Venerdì Santo tra i protestanti unionisti e la minoranza cattolica siglati a Belfast nel 1998.

L’Irlanda e la Brexit

I protestanti del DUP hanno tradizionalmente dominato l’Assemblea dell’Irlanda del Nord – un Parlamento monocamerale composto di 90 membri – che ha facoltà di legiferare in settori come salute, istruzione e giustizia. Lo scorso febbraio il First Minister (premier) protestante, Paul Givan, si è dimesso per questioni legate alla Brexit. Ed è proprio pensando alla spaccatura fra Londra e l’Unione europea che queste elezioni possono diventare ancor più decisive per il popolo nordirlandese. Con lo Sinn Féin che mira all’unione con la Repubblica d’Irlanda e il partito unionista DUP che punta verso la Gran Bretagna la divaricazione politica rischia di allargarsi. E contraccolpi potrebbero riflettersi sul Governo britannico di Boris Johnson che della Brexit ha fatto quasi un marchio di fabbrica.

Oneill Irlanda
Michelle O’Neill (a destra) con la presidente dello Sinn Féin, Mary Lou McDonald. Foto Twitter @moneillsf

Michelle O’Neill, premiership possibile

Sinn Féin ha già vinto le elezioni 2020 in Irlanda; nell’Ulster recenti sondaggi lo danno primo partito al 27%. La sua vicepresidente, e vice premier uscente dell’Irlanda del Nord, Michelle O’Neill, 45 anni, è la prima guida del partito che non ha partecipato alla lotta armata dell’IRA (Irish Republican Army, ndr.), appartiene a una nuova generazione. Ed è probabile che possa diventare First Minister dopo le elezioni. Sarebbe la prima indipendentista a diventare primo ministro.

Belfast si staccherà da Londra?

Come ha spiegato a VelvetMag lo scrittore e giornalista Riccardo Michelucci, la Brexit non ha avuto grandi contraccolpi sul piano economico per la Gran Bretagna. Ma “invece di cementare in senso identitario l’unione fra inglesi, gallesi, scozzesi e nordirlandesi, la Brexit ha favorito spinte centrifughe. E ha avvicinato la possibilità di nuovi referendum per l’indipendenza da Londra, soprattutto per la Scozia e l’Irlanda del Nord.” In quest’ultimo caso, tuttavia, l’esito non è scontato. “Rispetto ai decenni passati, nell’Ulster ora c’è un benessere diffuso, l’opinione pubblica rifiuta sviluppi violenti” sostiene Michelucci. “Credo che nell’arco dei prossimi 10 anni ci sarà un referendum sull’indipendenza da Londra ma oggi i nordirlandesi hanno una spinta minore che in passato verso la riunificazione con l’Irlanda. La società britannica ha i suoi vantaggi: una sanità migliore, ad esempio.” Non a caso la riqualificazione della sanità nordirlandese è al centro del programma elettorale di Michelle O’Neill e dello Sinn Féin.

Il premier inglese Boris Johnson

 

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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