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Stop ai diesel Euro 5 al Nord: il decreto slittato di un anno e cosa cambia per 1,4 milioni di veicoli

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 settembre 2026 un decreto legge che sposta in avanti di un anno l’entrata in vigore del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 nel Bacino Padano: una decisione che interessa direttamente circa 1,4 milioni di veicoli e milioni di automobilisti distribuiti tra quattro regioni del Nord Italia. Il blocco diesel Euro 5, originariamente fissato al 1° ottobre 2025, slitta dunque al 1° ottobre 2026, concedendo un anno di tempo in più a famiglie, lavoratori e imprese per adeguarsi. Non si tratta di un’abolizione della misura, né di un dietrofront definitivo sulle politiche di qualità dell’aria: è un rinvio tecnico, inserito come emendamento al decreto Infrastrutture, che modifica i tempi ma non l’impianto complessivo del provvedimento originario.

Il decreto e il suo percorso: da Euro 5 al Bacino Padano

Per capire il peso di questa decisione, è utile fare un passo indietro. Il blocco dei diesel Euro 5 nel Nord Italia non è una novità improvvisata: le sue radici affondano nel decreto legge 121/2023, che aveva fissato un calendario progressivo di restrizioni alla circolazione nelle aree più inquinate della Pianura Padana. L’obiettivo dichiarato era — e resta — quello di adeguare l’Italia agli obiettivi europei sulla qualità dell’aria, una questione su cui l’Unione Europea ha aperto procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese in più occasioni, proprio a causa dei livelli cronici di particolato fine e biossido di azoto registrati nel Bacino Padano.

Il Bacino Padano è una delle aree geograficamente più svantaggiate d’Europa dal punto di vista della dispersione degli inquinanti: la conformazione a conca, circondata dalle Alpi e dagli Appennini, trattiene i gas di scarico e le polveri sottili con un’efficacia che non ha eguali nel continente. Non è un caso che Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna figurino regolarmente nelle classifiche europee delle zone con la peggiore qualità dell’aria. Il blocco progressivo delle categorie di veicoli più inquinanti — già applicato agli Euro 3 e agli Euro 4 negli anni precedenti — era stato pensato proprio per aggredire questo problema in modo strutturale.

Il decreto approvato il 24 settembre 2026 interviene su questa tempistica attraverso un emendamento al decreto Infrastrutture, spostando la scadenza per gli Euro 5 diesel di dodici mesi. Il testo non è ancora stato pubblicato nella sua interezza, ma i punti essenziali sono stati comunicati dal governo subito dopo il Consiglio dei ministri.

Chi è coinvolto e dove: le quattro regioni del Nord

Il provvedimento riguarda esclusivamente le quattro regioni del Bacino Padano: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Non si tratta di un blocco nazionale, né di una misura che si estende ad altre aree metropolitane come Roma o Napoli: il perimetro geografico è definito con precisione, e riflette gli accordi intercorsi tra le regioni stesse e il governo centrale nel quadro delle politiche di risanamento atmosferico.

👉 Leggi anche: Governo Meloni proroga gli sconti sul diesel: la mini-proroga dopo il vertice tra Salvini, Tajani e Giorgetti

Un elemento di particolare rilievo, spesso trascurato nel dibattito pubblico, riguarda la soglia demografica dei comuni interessati. Il blocco originario, così come era stato concepito, avrebbe dovuto applicarsi ai comuni con più di 30.000 abitanti. Con il nuovo decreto, la soglia viene innalzata a 100.000 abitanti. Questo significa che decine di centri urbani di medie dimensioni — che nel precedente impianto normativo sarebbero stati soggetti alle restrizioni — escono temporaneamente dal perimetro applicativo. La misura, quindi, non è soltanto un rinvio temporale: è anche una riduzione del perimetro territoriale di applicazione immediata.

Per fare un esempio concreto: un comune come Bergamo, con una popolazione di poco superiore ai 100.000 abitanti, si trova sulla soglia; centri come Monza, Brescia o Padova rientrano invece pienamente nel perimetro. Comuni come Vigevano, Lodi o Rovigo — che superano i 30.000 ma non i 100.000 abitanti — si trovano invece, almeno per ora, al di fuori del blocco. Questa distinzione ha implicazioni pratiche enormi per centinaia di migliaia di automobilisti che utilizzano veicoli diesel Euro 5 per gli spostamenti quotidiani.

Il blocco diesel Euro 5 e i numeri del rinvio: 1,4 milioni di veicoli

Il dato più citato dal governo è quello relativo ai veicoli coinvolti: circa 1,4 milioni. Si tratta di auto, furgoni e veicoli commerciali leggeri omologati secondo la normativa Euro 5, introdotta in Europa nel 2009 per i veicoli a benzina e nel 2011 per i diesel. Gli Euro 5 rappresentano ancora una quota significativa del parco circolante italiano, in particolare nelle regioni del Nord dove la motorizzazione privata è storicamente più diffusa e dove molte famiglie e piccole imprese non hanno ancora avuto la possibilità — economica o logistica — di passare a veicoli più recenti o a trazione alternativa.

Il rinvio di un anno offre a questi proprietari un margine di tempo ulteriore per valutare l’acquisto di un veicolo Euro 6, ibrido o elettrico, oppure per organizzare diversamente i propri spostamenti. Tuttavia, è importante non illudersi: il blocco non è stato cancellato. Il 1° ottobre 2026 resta una data concreta, e chi possiede un diesel Euro 5 e vive in uno dei comuni sopra i 100.000 abitanti delle quattro regioni interessate dovrà comunque fare i conti con le restrizioni alla circolazione entro quella scadenza.

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Vale anche la pena sottolineare che le restrizioni non implicano necessariamente un divieto assoluto di circolazione 24 ore su 24, sette giorni su sette: le modalità applicative — orari, deroghe per categorie professionali, eccezioni per veicoli adibiti a servizi essenziali — vengono definite a livello regionale e comunale, nell’ambito degli accordi sul Bacino Padano. Ogni regione ha margini di flessibilità nella declinazione locale delle misure.

👉 Leggi anche: Il governo taglia il bollo auto (strutturale dal 2027) ma riduce gli sconti sul gasolio: la mossa di Meloni che spiazza gli alleati

La posizione di Salvini e il dibattito politico

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha commentato il provvedimento con toni esplicitamente soddisfatti, definendo il rinvio «un risultato importante per famiglie, lavoratori e imprese». La dichiarazione riflette una postura politica coerente con le posizioni che Salvini ha espresso negli ultimi anni sul tema della transizione ecologica nel settore dei trasporti: favorevole a una progressività che tenga conto dei tempi reali di rinnovo del parco auto, critico verso scadenze percepite come troppo ravvicinate rispetto alle possibilità economiche dei cittadini.

Il rinvio non è però privo di critiche. Le associazioni ambientaliste e diversi amministratori locali delle regioni interessate hanno sottolineato che ogni proroga allontana il raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria fissati dall’Unione Europea, esponendo l’Italia al rischio di ulteriori procedure di infrazione. La Agenzia Europea per l’Ambiente ha documentato negli ultimi anni come il Bacino Padano continui a registrare superamenti sistematici dei valori limite per il particolato fine PM2.5 e per il biossido di azoto, con conseguenze dirette sulla salute pubblica.

Il nodo politico, in sostanza, è quello che attraversa tutta la discussione europea sulla transizione verde: come bilanciare la necessità di ridurre l’inquinamento atmosferico — che ha costi sanitari ed economici misurabili — con la realtà di un parco auto che si rinnova lentamente, specialmente tra le fasce di reddito più basse, che sono anche quelle che dipendono di più dall’auto privata per raggiungere il posto di lavoro.

Cosa fare adesso: le opzioni per chi possiede un diesel Euro 5

Per chi possiede un veicolo diesel Euro 5 e risiede in uno dei comuni sopra i 100.000 abitanti di Lombardia, Piemonte, Veneto o Emilia-Romagna, il messaggio pratico è chiaro: il tempo a disposizione c’è, ma è limitato. Il 1° ottobre 2026 non è lontano, e il mercato dell’usato — specialmente nella fascia degli Euro 6 diesel e dei veicoli ibridi — risente già di questi cambiamenti normativi, con una domanda crescente che tende a far salire i prezzi.

Le opzioni principali sono sostanzialmente tre: sostituire il veicolo con uno di categoria superiore o a trazione alternativa; valutare l’uso del trasporto pubblico o di soluzioni di mobilità condivisa per gli spostamenti nei comuni soggetti al blocco; oppure attendere ulteriori sviluppi normativi, tenendo però presente che un secondo rinvio non è affatto garantito. Le regioni del Bacino Padano hanno già concordato con il governo un percorso di risanamento atmosferico che difficilmente potrà essere prorogato all’infinito senza conseguenze sul piano europeo.

Il decreto approvato il 24 settembre 2026 è, in definitiva, una boccata d’ossigeno reale per oltre un milione di automobilisti, ma non scioglie il nodo di fondo: la qualità dell’aria nella Pianura Padana resta un problema strutturale che richiede soluzioni strutturali, non solo proroghe. Il 2026 si avvicina rapidamente, e con esso la necessità di scelte concrete.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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