Il Consiglio dei ministri del 16 settembre 2026 ha approvato un decreto-legge che promette di cambiare il rapporto tra gli italiani e una delle tasse più discusse degli ultimi decenni: il bollo auto. A partire dal 1° gennaio 2027, i proprietari di veicoli di piccola e media potenza — fino a 80 kW — e di motocicli non dovranno più pagare la tassa di proprietà. La misura è pensata per essere strutturale, cioè permanente, e non un semplice sgravio una tantum. Ma il decreto contiene anche un’altra faccia, meno celebrata: la progressiva riduzione dello sconto sulle accise del gasolio, che riaccende il dibattito sulla coerenza della politica energetica del governo.
Cosa prevede il decreto sul bollo auto 2027
Il cuore del provvedimento è l’abolizione del bollo auto — tecnicamente la tassa automobilistica — per i veicoli con potenza fino a 80 kW e per le moto, con decorrenza dal 1° gennaio 2027. La soglia degli 80 kW copre una fascia molto ampia del parco circolante italiano: si tratta di utilitarie, citycar, berline compatte e gran parte delle auto familiari di segmento medio-basso, quelle che statisticamente rappresentano la maggioranza delle immatricolazioni nel Paese.
Il valore complessivo della misura è quantificato in 2,362 milioni di euro, che corrisponde al gettito a cui lo Stato rinuncia a favore dei contribuenti. È un numero che dà la misura della portata reale del provvedimento: non si tratta di un taglio simbolico, ma di un alleggerimento fiscale che avrà un impatto concreto sulle finanze di milioni di famiglie italiane.
A presiedere la conferenza stampa di presentazione del decreto è stata la premier Giorgia Meloni, che ha sottolineato come il governo stia intervenendo su una delle imposte più percepite come ingiuste dai cittadini. Il bollo auto è storicamente mal visto perché colpisce la semplice proprietà del veicolo, indipendentemente dall’uso effettivo, e si somma ad altre voci di costo legate alla mobilità privata.
La caratteristica che distingue questa misura da precedenti riduzioni temporanee è la sua natura strutturale: l’intenzione dichiarata è che l’abolizione non venga messa in discussione nelle leggi di bilancio successive, ma diventi un elemento stabile dell’ordinamento fiscale italiano. Una promessa ambiziosa, che richiederà coperture finanziarie adeguate anche negli anni a venire.
La riduzione dello sconto sul gasolio: la parte meno applaudita
Accanto all’abolizione del bollo, il decreto interviene anche sul fronte delle accise sui carburanti, ma in direzione opposta rispetto alle aspettative di chi utilizza veicoli diesel. Lo sconto sulle accise del gasolio — una misura che era stata introdotta per calmierare i prezzi alla pompa — viene ridotto progressivamente: da 17 centesimi per litro si passa prima a 12,2 centesimi per una settimana, per poi scendere ulteriormente a 6 centesimi per litro.
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Il periodo di applicazione della riduzione dello sconto parte dal 25 settembre 2026, con la finestra temporanea estesa fino al 5 ottobre 2026. Questo calendario suggerisce che la misura sia concepita come un aggiustamento graduale, non come un’abolizione immediata e totale del beneficio. Tuttavia, la direzione è chiara: il sostegno pubblico al gasolio si assottiglia.
Per i trasportatori, gli artigiani e tutti coloro che utilizzano veicoli diesel per lavoro, questa riduzione ha un peso economico diretto. Il gasolio rimane il carburante dominante nel settore dei veicoli commerciali e dei mezzi pesanti, e ogni variazione delle accise si traduce in costi aggiuntivi che rischiano di scaricarsi sui prezzi di beni e servizi. La combinazione delle due misure — meno tasse sulla proprietà dell’auto, ma meno sconti al distributore — crea un effetto redistributivo complesso, che premia chi possiede veicoli di piccola cilindrata e penalizza chi dipende dal diesel per la propria attività.
Chi beneficia davvero dell’abolizione e chi no
La soglia degli 80 kW è il discrimine fondamentale per capire chi guadagna e chi resta escluso dalla riforma. Rientrano nel perimetro dell’esenzione la maggior parte delle auto di segmento A, B e C — le utilitarie tipo Fiat Panda, le citycar, le compatte familiari — insieme a tutti i motocicli. Restano invece esclusi i proprietari di berline di media-alta potenza, SUV di grandi dimensioni, auto sportive e veicoli premium, che continuano a pagare il bollo secondo le aliquote vigenti.
Questa scelta ha una logica di equità sociale abbastanza leggibile: l’esenzione si concentra su chi possiede veicoli più economici e tendenzialmente meno inquinanti in termini di cilindrata, lasciando invariato il prelievo su chi può permettersi automobili più potenti e costose. In parallelo, l’esenzione si estende alle moto, una categoria di veicoli trasversale a diverse fasce di reddito ma spesso utilizzata come mezzo di trasporto principale in aree urbane e periurbane.
Per le famiglie con una sola auto di piccola o media potenza, il risparmio annuo dipende dalla regione di residenza — poiché il bollo è una tassa regionale e le aliquote variano da regione a regione — ma può oscillare tra qualche decina e diverse centinaia di euro. Una cifra non trascurabile, soprattutto in un contesto di costi della vita ancora elevati.

Il quadro fiscale e le coperture del provvedimento
Un decreto di questa portata solleva inevitabilmente domande sulla sostenibilità finanziaria. La rinuncia a 2,362 milioni di euro di gettito fiscale deve trovare copertura nel bilancio dello Stato, e la riduzione dello sconto sulle accise del gasolio può essere letta anche come una delle fonti di compensazione, almeno parziale. Il meccanismo non è inedito: tagliare un’imposta da un lato e recuperare risorse da un altro è una pratica comune nella fiscalità, ma richiede una calibrazione attenta per non trasferire semplicemente il peso da una categoria di contribuenti all’altra.
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La natura strutturale della misura — che la distingue da un provvedimento temporaneo — implica che le coperture debbano essere garantite non solo per il 2027, ma anche per gli anni successivi. Questo aspetto sarà probabilmente al centro del confronto parlamentare durante la conversione del decreto in legge, con le opposizioni che chiederanno dettagli sulle fonti di finanziamento a lungo termine.
Per approfondire i dettagli tecnici del provvedimento e le modalità di applicazione, è possibile consultare la documentazione pubblicata da Il Nordest, che ricostruisce le categorie di veicoli interessate e le scadenze operative.
Domande frequenti sul bollo auto 2027
Da quando non si paga più il bollo auto?
L’esenzione dal bollo auto per i veicoli fino a 80 kW e per le moto decorre dal 1° gennaio 2027. Chi possiede un veicolo in questa fascia non dovrà pagare la tassa automobilistica a partire da quella data.
Il bollo auto 2027 viene abolito per tutti?
No. L’abolizione riguarda esclusivamente i veicoli con potenza fino a 80 kW e i motocicli. I proprietari di auto più potenti continuano a essere soggetti al pagamento del bollo secondo le aliquote regionali vigenti.
Lo sconto sul gasolio è stato eliminato del tutto?
No, ma è stato ridotto significativamente. Lo sconto sulle accise del diesel passa da 17 centesimi per litro a 12,2 centesimi in una prima fase, per poi scendere a 6 centesimi. La finestra temporanea si estende fino al 5 ottobre 2026, con possibili aggiornamenti successivi.
Il decreto approvato il 16 settembre 2026 rappresenta uno degli interventi fiscali più visibili di questa fase di governo: tocca due voci di spesa che gli italiani percepiscono quotidianamente, la tassa sull’auto e il prezzo del carburante, e lo fa in modi che non vanno nella stessa direzione. Capire chi guadagna e chi perde — e in che misura — sarà il vero banco di prova di una misura che, sulla carta, ambisce a diventare parte stabile del sistema fiscale italiano.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
