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Accise mobili e gasolio: il taglio dello sconto tra il 18 settembre e il 6 ottobre 2026

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Dal 18 settembre 2026 il prezzo del gasolio alla pompa è salito di 4,9 centesimi al litro: non per effetto del mercato petrolifero, ma di una precisa scelta del governo. Il tema dell’accise gasolio taglio 2026 torna al centro del dibattito economico con un meccanismo a gradini che riduce progressivamente lo sconto vigente, per poi cedere il passo — dal 6 ottobre — a un sistema strutturalmente diverso, quello delle cosiddette accise mobili. Una transizione che tocca le tasche di automobilisti, trasportatori e imprese, e che vale la pena capire nei dettagli.

Come funziona lo sconto sulle accise: il punto di partenza

Le accise sono imposte indirette che lo Stato applica su determinati prodotti, tra cui i carburanti. Sul gasolio, in particolare, il governo Meloni ha mantenuto in vigore — fin dal marzo 2026 — una riduzione temporanea rispetto all’aliquota ordinaria, prorogata di volta in volta come misura di sostegno economico contro il caro carburanti. Si è trattato, tecnicamente, di un taglio alle accise che ha tenuto artificialmente più basso il prezzo alla pompa rispetto a quello che si sarebbe formato applicando la tassazione piena.

Fino al 17 settembre 2026, questo sconto valeva 17,1 centesimi per litro (IVA inclusa). Un beneficio non irrilevante, distribuito ogni giorno su milioni di rifornimenti in tutta Italia. La domanda che molti si ponevano era: quanto a lungo il governo avrebbe potuto permettersi di mantenere questa misura?

La prima riduzione del 18 settembre: cosa cambia al distributore

La risposta è arrivata con un decreto legge che ha pianificato una riduzione progressiva dello sconto in due fasi distinte. La prima è scattata il 18 settembre 2026: il taglio sulle accise del gasolio è passato da 17,1 centesimi a 12,2 centesimi per litro (IVA inclusa). In termini pratici, significa che il prezzo al litro del gasolio è aumentato di 4,9 centesimi rispetto al giorno precedente.

Sul piano tecnico, l’accisa sul gasolio usato come carburante è stata fissata a 572,90 euro per mille litri per il periodo compreso tra il 18 e il 25 settembre 2026. Un valore che, tradotto in centesimi al litro, incorpora già l’effetto dell’IVA applicata a cascata sulla componente fiscale.

👉 Leggi anche: Gasolio, il governo riduce gli sconti sulle accise: da 12,2 a 6,1 centesimi

Per chi guida un’auto diesel, il cambiamento è stato immediato e percepibile. Chi riempie il serbatoio regolarmente ha visto crescere la spesa settimanale, anche se lo sconto residuo di 12,2 centesimi continua comunque a rappresentare un alleggerimento rispetto all’aliquota piena.

La seconda fase: dal 26 settembre al 5 ottobre 2026

Il decreto non si è fermato alla prima riduzione. A partire dal 26 settembre 2026, lo sconto sulle accise del gasolio è stato ulteriormente ridotto, scendendo a 6,1 centesimi per litro. L’accisa per mille litri è salita contestualmente a 622,90 euro, rispetto ai 572,90 euro della settimana precedente.

Questa seconda fase si estende fino al 5 ottobre 2026, data che segna la fine del regime transitorio a sconto parziale. In poco più di due settimane, quindi, il beneficio fiscale sul gasolio si è quasi dimezzato: da 17,1 centesimi si è passati prima a 12,2, poi a 6,1 centesimi al litro. Un percorso di phase-out graduale, pensato per attutire l’impatto immediato su famiglie e imprese, ma che nella sostanza ha progressivamente ricondotto il prezzo del carburante verso i livelli di tassazione ordinaria.

Questo approccio a scalini riflette una logica di politica economica precisa: evitare uno shock di prezzo istantaneo, ma al tempo stesso segnalare che la stagione degli sconti strutturali sui carburanti è destinata a concludersi. Per approfondire i dettagli tecnici del provvedimento, le fonti ufficiali e le analisi economiche disponibili offrono un quadro completo delle aliquote applicate in ciascuna finestra temporale.

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Il 6 ottobre e l’arrivo delle accise mobili

Dal 6 ottobre 2026 entra in vigore un meccanismo strutturalmente diverso: le cosiddette accise mobili. Si tratta di un sistema che, a differenza dello sconto fisso applicato fino a quel momento, introduce una componente variabile nell’aliquota applicata ai carburanti. La logica di fondo è che l’entità della tassazione possa adattarsi — almeno in parte — all’andamento del mercato petrolifero, piuttosto che restare cristallizzata in un valore fisso indipendente dal prezzo del greggio.

Il passaggio alle accise mobili rappresenta una svolta di metodo rispetto alla politica dei tagli temporanei ripetutamente prorogati. Invece di intervenire d’emergenza ogni volta che i prezzi salgono, il nuovo sistema ambisce a costruire un meccanismo automatico di parziale compensazione. I dettagli operativi completi del funzionamento delle accise mobili — le soglie, le percentuali di variazione, i meccanismi di aggiornamento — non sono ancora stati resi noti in modo definitivo.

👉 Leggi anche: Accise sui carburanti: il governo prolunga lo sconto di 17 centesimi fino al 26 agosto

Chi è più esposto agli aumenti

L’aumento del prezzo del gasolio non pesa in modo uniforme su tutti i soggetti economici. Le categorie più esposte sono quelle che dipendono strutturalmente dal diesel per la propria attività: autotrasportatori, operatori della logistica, agricoltori, artigiani con flotte di veicoli commerciali. Per queste categorie, anche pochi centesimi in più al litro si moltiplicano su volumi di consumo molto elevati, con effetti significativi sui costi operativi.

Per il singolo automobilista privato, l’impatto della prima riduzione — 4,9 centesimi al litro in più dal 18 settembre — è percepibile ma non drammatico nel breve periodo. La seconda riduzione, che porta lo sconto residuo a soli 6,1 centesimi, avvicina invece il prezzo alla pompa a quello che si formerebbe con la tassazione ordinaria, rendendo più netto il cambiamento rispetto ai mesi precedenti.

Vale anche la pena ricordare che il gasolio non alimenta solo le automobili: è il carburante dominante nel trasporto merci su strada, e un suo rincaro si trasmette — con tempi variabili — ai costi di distribuzione e, potenzialmente, ai prezzi al consumo di molti beni.

Il contesto: perché il governo ha scelto questa strada

La scelta di ridurre gradualmente lo sconto, anziché prolungarlo indefinitamente o eliminarlo di colpo, riflette la pressione che i tagli alle accise esercitano sui conti pubblici. Il governo ha mantenuto la misura di sostegno per diversi mesi a partire dal marzo 2026, prorogandola come misura temporanea contro il caro carburanti. Ma ogni proroga ha un costo fiscale, e la progressiva riduzione dello sconto segnala la volontà di rientrare verso un regime di tassazione ordinaria, pur ammortizzando il passaggio con il meccanismo a gradini.

Il sistema delle accise mobili, che partirà il 6 ottobre, si inserisce in questo quadro come tentativo di trovare un equilibrio più stabile tra le esigenze di gettito fiscale e la tutela del potere d’acquisto dei consumatori. Non è uno sconto fisso e garantito, ma nemmeno una tassazione rigida e indifferente all’andamento dei mercati energetici.

Quello che è certo, guardando ai numeri di queste settimane, è che il pieno di gasolio costerà di più rispetto a qualche mese fa — e che la stagione degli sconti emergenziali sui carburanti si sta chiudendo, lasciando spazio a un approccio più strutturato, per quanto ancora da definire nei suoi meccanismi concreti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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