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Ustica, la strage di 43 anni fa rischia di restare un mistero mai chiarito

Il 27 giugno 1980 il DC-9 dell'Itavia precipitò in mare con 81 persone a bordo. Anche l'ultima indagine va verso l'archiviazione

Su Ustica ancora nessun atto formale ma la strada sembra tracciata: si va verso la chiusura dell’inchiesta, scrive l’Ansa. Dopo 15 anni di indagini la procura di Roma starebbe per chiedere l’archiviazione. Il 27 giugno 1980 l’aereo DC-9 della compagnia Itavia precipitò nel mare dell’isola siciliana con 81 persone a bordo, fra cui bambini, tutte morte.

Tra le ipotesi fatte in questi anni, quella secondo cui l’aereo fu colpito per errore da un missile lanciato da un velivolo militare straniero. Ciò nell’ambito di un’azione di guerra nei nostri cieli, forse legata al transito di un aereo libico con a bordo il dittatore libico Gheddafi.

aereo ustica resti
Un’immagine di alcuni anni fa dei lavori di ripulitura sui resti del velivolo DC-9 Itavia abbattuto a Ustica. Foto Ansa/Giorgio Benvenuti

Ustica, lo “scenario di guerra

A Roma il procuratore Erminio Amelio coordina il procedimento penale in corso sulla strage di Ustica. I magistrati hanno cercato di arrivare a una verità, tra rogatorie, acquisizione di atti, analisi di documenti e audizioni. La notte del 27 giugno 1980 il DC-9 dell’Itavia era in volo da Palermo a Bologna. E il 27 giugno 2023 nel capoluogo emiliano si è ricordata la tragedia con una serie di iniziative. A cominciare dall’incontro tra il sindaco Matteo Lepore e i familiari delle vittime.

Stando a quanto emerge dal fascicolo aperto a Roma contro ignoti, la strage fu la conseguenza di uno “scenario di guerra. Quella notte, scrive Repubblica, trasformò il quadrante aereo sul Mediterraneo. Velivoli militari si sarebbero incrociati sul Mar Tirreno decollando da una portaerei presso la base francese di Solenzara, una struttura dell’Armée de l’air in Corsica.

Missile esploso vicino alla fusoliera

Non era in corso alcuna esercitazione. Gli inquirenti sono riusciti ad analizzare i dati rimasti impressi dai radar e trascritti: si sono rilevate tracce di caccia militari, ma è stato impossibile definire ufficialmente la “paternità del traffico aereo” sopra Ustica. Le perizie hanno stabilito che il DC-9 dell’Itavia, che da Bologna stava raggiungendo Palermo, sarebbe stato abbattuto dall’onda d’urto di un missile che è esploso a poca distanza dalla fusoliera. Cade definitivamente, dunque, la pista di un attentato tramite una bomba a bordo.

L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga
Francesco Cossiga in una foto d’archivio del 30 maggio 1980, quando era presidente del Consiglio, un mese prima della strage di Ustica. Foto Ansa

Cossiga e i piloti francesi

La procura di Roma riaprì le indagini su Ustica nel giugno del 2008 dopo aver convocato e sentito come testimoni il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, e l’ex premier Giuliano Amato. Nel 1980 Cossiga era il capo del Governo. L’iniziativa fece seguito alle dichiarazioni di Cossiga secondo il quale ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile “a risonanza e non ad impatto lanciato da un aereo della Marina militare francese. Agli atti dell’indagine ci sono i verbali di audizione di alcuni piloti francesi che hanno confermato come quella notte – scrive Repubblica – fu intenso il traffico aereo dalla base militare in Corsica.

Ustica, missile o bomba?

In una sentenza del 2013 la Cassazione afferma che la tesi del missile “è abbondantemente e congruamente motivata.” E che il fallimento della società Itavia potrebbe essere legato alla “significativa attività di depistaggio” messa in atto nel corso di molti anni intorno a tutta la vicenda di Ustica.

Dal canto suo Carlo Giovanardi, ex ministro per i Rapporti con il Parlamento nei governi Berlusconi dal 2001 al 2006, ha emesso un comunicato. E afferma che “a nome del Governo italiano ho illustrato in Parlamento le risposte alle nostre 36 rogatorie internazionali di Francia e Stati Uniti. E ho dato lettura dei messaggi personali di Jacques Chirac e Bill Clinton a Giuliano Amato, nei quali i due presidenti negavano al nostro presidente del Consiglio ogni coinvolgimento in quel disastro aereo’.

Il Giovanardi aggiunge inoltre che, a suo dire, “è stato accertato tecnicamente, con certezza assoluta che il DC-9 è stato abbattuto dalla esplosione di una bomba collocata nella toilette di bordo. Nessun presidente del Consiglio italiano, dei governi di Centrodestra o Centrosinistra, ha mai successivamente sollevato la questione con i nostri alleati nelle decine di incontri bilaterali degli ultimi trent’anni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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