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Putin, tutta la storia dello ‘zar’ che ha invaso l’Ucraina

Un ex membro dell'Fso, fuggito all'estero, lo descrive come terrorizzato dalla morte e dal Covid, senza telefono né web

Chi è davvero, nel 2023, Vladimir Putin, a oltre un anno da quando ha fatto invadere l’Ucraina senza riuscire a conquistarla? Una possibile risposta arriva dall’analisi di una vicenda particolare. Quella di Gleb Karakulov, ingegnere del Servizio di protezione del Presidente che ha defezionato lo scorso ottobre.

Karakulov è uscito allo scoperto in questi giorni rilasciando un’intervista al sito web Dossier Center finanziato dal dissidente antiputiniano Mikhail Khodorkovsky. L’intervista è stata poi rilanciata dal giornale The Moscow Times.

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Vladimir Putin. Foto Ansa/Epa Gavriil Grigorov

Il giovane ingegnere delle alte sfere del Cremlino faceva parte del seguito dello ‘zar’ in un viaggio ufficiale in Kazakhstan quando è riuscito a dileguarsi. Abbandonata la Russia, si è recato in Turchia insieme alla famiglia e adesso da lì in un altro luogo, ritenuto sicuro. Alla base della sua decisione c’è l’invasione russa dell’Ucraina. Gleb Karakulov lavorava per l’unità dell’Fso, il Servizio federale di protezione. Si tratta di un’agenzia governativa russa che si occupa principalmente della protezione degli alti ranghi dello Stato. Tra questi c’è ovviamente il presidente della Federazione Russa, ovvero Vladimir Putin.

Cosa fa l’Fso

Gli uomini dell’Fso forniscono a Putin, e al primo ministro (dal 2020 Michail Vladimirovič Mišustin), comunicazioni cifrate 24 ore al giorno sette giorni su sette. In quanto esponente del Servizio federale di protezione, l’ingegner Karakulov ha seguito Putin in 180 missioni, rimanendo in servizio per 13 anni. Nell’intervista a Dossier Center di Khodorkovsky, l’ingegner Karakulov, ha spiegato che per lui “sarebbe stato un reato ancora più grande della defezione rimanere al lavoro come se nulla fosse” dopo l’invasione dell’Ucraina.

“Putin è un criminale di guerra”

Considero Putin un criminale” ha precisato nella conversazione con Dossier Center. Un dialogo la cui pubblicazione è avvenuta solo adesso perché l’ex membro dell’Fso ha lasciato con la famiglia la Turchia e si trova in un luogo sicuro. Putin, ha raccontato il suo ex fedelissimo, continua a non usare uno smartphone o il web. E chiede di poter vedere i canali della televisione di Stato ovunque. Anche durante le sue missioni all’estero.

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Il tesserino di Gleb Karakulov, l’ingegnere dell’Fso russo fuggito all’estero. Foto Twitter @akselenc

È in una “bolla informativa

Da un paio di anni vive in una bolla informativa“. Continua ad aver paura del Covid e costringe chiunque passi del tempo con lui in una stanza a sottoporsi a quarantena in un’apposita stanza prima di incontrarlo. “Teme per la sua vita in modo patologico” ha sostenuto Gleb Karakulov. “Si è isolato dal mondo con barriere di ogni tipo: la quarantena, il vuoto informativo. Il suo rapporto con la realtà è distorto“. Ma attenzione perché Putin non è malato: “Sta meglio di molta gente della sua età“.

La famiglia di Putin

La famiglia di Putin è “un segreto di Pulcinella” di cui gli agenti in servizio dell’Fso parlano liberamente. Colleghi parlavano del Presidente in una delle sue residenze con le figlie o con le compagne. Un altro collega ha confermato a Karakulov l’esistenza del lussuoso Palazzo sul Mar Nero denunciato dall’oppositore ora in carcere in una colonia penale, Aleksei Navalny.

“La Tv lo mostra dove non è”

All’ingener Karakulov risulta inoltre che esistano uffici identici in diverse residenze di Putin, così da poter far credere di essere sempre al lavoro dal Cremlino. Personalmente l’ex esponente del Servizio federale di protezione ha visto Putin nel suo ufficio a Sochi, sul Mar Nero, mentre la televisione rendeva noto che stava ricevendo qualcuno nella sua residenza di Novo Ogarevo, alle porte di Mosca. Karakulov ha iniziato ad avere riserve su Putin, contrariamente alla maggior parte dei suoi connazionali, dopo l’annessione della Crimea alla Russia, nel 2014. Una data importante, perché è da quell’anno che si è aperta la cosiddetta guerra a “bassa intensità” nel Donbass fra truppe dell’Ucraina e milizie filorusse nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. L’anticamera della guerra totale che Putin ha scatenato nei confronti di Kiev il 22 febbraio 2022.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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