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Lula sale al potere in Brasile: via subito i decreti di Bolsonaro

Il nuovo presidente entra in carica a 20 anni esatti dal suo primo mandato. E va a rendere omaggio a Pelé

Il neo presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, si è insidiato formalmente al potere, a seguito della vittoria alle elezioni di ottobre scorso.

E ha revocato immediatamente diversi decreti dell’ex presidente, Jair Bolsonaro. Fra essi quello che aveva reso inattivo il Fondo Amazzonia, finanziato da Norvegia e Germania. Gli stanziamenti servivano a promuovere progetti di sviluppo sostenibile e di monitoraggio delle aree devastate dal disboscamento illegale o dall’agricoltura intensiva.

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Il presidente eletto del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva (a sinistra), sua moglie Rosangela da Silva (a sinistra), il vicepresidente eletto Geraldo Alckmin (a destra) e sua moglie Maria Lucia Ribeiro Alckmin (a destra). Foto Ansa/Epa Sebastião Moreira

Lula e le armi

Tra le altre misure di Bolsonaro che il nuovo Governo del Brasile ha revocato ci sono i decreti che autorizzavano la vendita e il possesso di armi da fuoco per cacciatori, tiratori e collezionisti (i cosiddetti Cac, dall’acronimo in portoghese). Il leader di destra aveva reso più flessibile il mercato delle armi, per esempio ampliando la tipologia di quelle autorizzate e consentendo di ottenere le tessere Cac a centinaia di migliaia di comuni cittadini.

Secondo Bolsonaro, la politica di armare la popolazione aumenterebbe la sicurezza facendo calare gli omicidi. Ma Lula, il nuovo presidente, rappresenta invece la vittoria del Brasile che non crede alla liberalizzazione delle armi come fattore di stabilità nel paese. Anzi, ne paventa il rischio statunitense, ovvero che il Brasile divenga come gli Usa dove la liberalizzazione del commercio di armi finisce regolarmente sotto accusa dopo ogni nuova strage di innocenti.

Il discorso di insediamento

A venti anni esatti dall’inizio del suo primo mandato e in un clima di forte tensione per il rischio di un attentato da parte di fanatici dell’estrema destra, Lula da Silva ha assunto dunque la presidenza del Brasile. Nel suo discorso di insediamento di fronte alle Camere riunite ha denunciato l’inedito clima di violenza politica che pervade. Ha quindi sottolineato la tenuta delle istituzioni democratiche e ha espresso il desiderio di poter pacificare il paese. “Lancio un messaggio di speranza e costruzione“, ha detto il capo dello Stato, sottolineando a ogni modo che il suo governo “risponderà alla violenza con la legge“.

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La salma di Edson Arantes do Nascimento, Pelé, allo stadio Vila Belmiro di Santos, Brasile, 2 gennaio 2023. Foto Ansa/Epa Sebastiao Moreira

Ad accompagnare la cerimonia di insediamento un eccezionale spiegamento delle forze di sicurezza. La polizia ha arrestato un uomo in possesso di un coltello e di esplosivo che si trovava non lontano dal luogo delle celebrazioni. Nonostante il suggerimento delle autorità di sicurezza di servirsi di un mezzo blindato, a causa delle concrete minacce, Lula ha deciso di sfilare per le strade di Brasilia a bordo della tradizionale Rolls Royce decappottabile.

Lula alla veglia per Pelé

Il nuovo presidente del Brasile parteciperà inoltre alla veglia pubblica in onore della leggenda del calcio Pelé. Lula si recherà a Santos, la città natale di Pelé. Unico ad aver vinto tre Mondiali, Pelé è morto giovedì scorso, 29 dicembre, all’età di 82 anni dopo aver combattuto contro un cancro al colon per oltre un anno. La veglia durerà 24 ore fino alle 10 di martedì 3 gennaio e culminerà con un corteo funebre per le strade di Santos che transiterà davanti alla casa della madre di Pelé, Dona Celeste, che ha recentemente compiuto 100 anni. Il campione brasiliano sarà poi sepolto al Memorial Necropole Ecumenica alla presenza dei parenti stretti.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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