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Pelé è morto, il calcio piange il suo Re

Unico ad aver vinto 3 coppe del mondo, ha segnato più tutti: 1281 gol in 1363 partite. L'eterna sfida con Maradona, morto due anni fa

Pelé, il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi, è morto. Da tempo soffriva di un tumore e le sue condizioni di salute erano peggiorate nelle ultime settimane.

Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé, aveva 82 anni e lottava contro un cancro al colon. Era ricoverato e negli ultimi giorni i medici avevano rivelato che il campione non rispondeva più alle cure. Pelé, detto anche O Rei, ha vinto tre coppe del mondo, unico calciatore della storia a compiere questa impresa.

Pelé morto Brasile
Pelé, il cui vero nome era Edson Arantes do Nascimento, era nato in Brasile a Três Corações, nello Stato del Minas Gerais, il 23 ottobre 1940

Pelé-Maradona, la sfida impossibile

Dopo Diego Armando Maradona, dunque – morto a 60 anni il 25 novembre 2020 – se ne va un’altra leggenda. E il calcio piange O Rei Pelé. Per anni si è discusso su chi sia stato il più grande e la risposta non ci sarà mai. Più completo il brasiliano: ambidestro, potente fisicamente, capace di segnare gol di testa impossibili, come quello nella finale del 1970 all’Italia. Più decisivo l’argentino: in grado di trascinare squadre non irresistibili verso le vette più alte e pronto a mettersi in gioco nel calcio europeo.

Detto delle tre coppe del mondo (1958, 1962 e nel 1970 contro l’Italia), Pelé ha giocato in sole due squadre di club: Santos e Cosmos New York, nella fase finale della sua carriera. Ha conquistato 10 campionati dello stato di San Paolo, quattro Tornei Rio-San Paolo, 6 campionati brasiliani, cinque consecutive Taça Brasil, due edizioni della Copa Libertadores. Ma anche altrettante della Coppa Intercontinentale, la prima edizione (su due disputate) della Supercoppa dei Campioni Intercontinentali e un Campionato NASL con i New York Cosmos negli Usa.

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Pelé ha segnato il gol ritenuto il più bello di sempre nella finale di Coppa del Mondo contro la Svezia (1958)

Il gol più bello di Pelé

La sua rete realizzata alla Svezia nella finale del 1958 è il più grande gol nella storia delle finali della Coppa del Mondo Fifa. Detiene il record di reti realizzate in carriera: 1281 in 1363 partite, mentre in gare ufficiali ha messo a segno 757 reti in 816 incontri con una media realizzativa pari a 0,93 gol a gara. Fa parte della National Soccer Hall of Fame e il settimanale statunitense Time lo ha inserito nel “TIME 100 Heroes & Icons” del XX secolo. Pelé è diventato “Tesoro nazionale” e “Patrimonio storico-sportivo dell’umanità“. Lo considerano il Calciatore del Secolo sia la Fifa che il Comitato Olimpico Internazionale. Ma anche l’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS). È inoltre Pallone d’oro Fifa del secolo; ha poi ricevuto il Pallone d’oro Fifa onorario.

“Mi conoscono più di Gesù”

Comunque la si veda, insomma, l’insieme delle straordinarie doti tecniche e del numero di riconoscimenti di squadra e individuali lo collocano sul gradino più alto dei calciatori di tutti i tempi. In coabitazione con Maradona? Possiamo dirlo, in fondo. Ma Pelé è sul podio degli sportivi della storia da sempre e sarà così per sempre. Nessun altro sportivo ha avuto più spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le più popolari del pianeta.

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Pelé con Maradona: fra i due geni assoluti del calcio di sempre c’è stato un rapporto di amore-odio, forse inevitabile anche per la storica rivalità tutta sudamericana fra argentini e brasiliani. Foto @calciomercatoit

Sono conosciuto più di Gesù Cristo disse anni fa in un’intervista all’Ansa. Una frase che gli attirò critiche. Ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiegò – c’è una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesù con i suoi valori. Ma nel mondo è pieno di gente che crede in altro: in Asia, ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi è Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare...”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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