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Diritti Lgbt, è scontro tra la Ue e Viktor Orban: “L’Ungheria viola i principi dell’Europa”

I capi di Stato e di Governo dell'Unione mettono in mora l'esecutivo magiaro

Lo scorso dicembre lo stop per legge alla possibilità per le coppie gay di adottare bambini; adesso il divieto per i minori di accedere a film e libri che ritraggano qualsiasi tendenza sessuale diversa dall’eterosessualità. Dopo aver messo in allarme la comunità Lgbti (acronimo che sta per Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali), l’Ungheria di Viktor Orban provoca la dura reazione dell’Unione europea, della quale essa stessa fa parte.

La lettera dei capi di governo

E così, in occasione del Consiglio Europeo di questi giorni, 17 capi di Stato e di Governo della Ue – inclusi Angela Merkel, Emmanuel Macron, Mario Draghi e Pedro Sanchez – hanno inviato una lettera a Bruxelles per ribadire il loro impegno a difesa dei valori fondamentali dell’Unione. “Dobbiamo continuare a combattere contro le discriminazioni nei confronti della comunità Lgbt, riaffermando la difesa dei loro diritti fondamentali“, scrivono i leader. Non si menziona esplicitamente l’Ungheria, ma il riferimento è chiaro.

Draghi avvisa Orban

Orban, dunque, è avvisato. Come se non bastasse, nel corso del dibattito europeo il premier Mario Draghi si è rivolto direttamente al premier magiaro, ricordandogli che l’Europa tutta ha una storia antica di sofferenze connessa all’oppressione dei diritti umani. “Guarda che questo trattato, sottoscritto anche dall’Ungheria, è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del trattato stesso,” ha detto Draghi a Orban. “Spetta alla Commissione stabilire se l’Ungheria viola o no il Trattato“, ha sottolineato.

Verso una procedura di infrazione

Ma la Ue non si ferma qui. Il commissario alla Giustizia, Didier Reynders, e quello al Mercato interno, Thierry Breton, su disposizione della presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, hanno scritto una lettera politica alla ministra della giustizia ungherese, Judith Varga. Nelle normative ungheresi anti-Lgbti, alcune delle quali stanno per entrare in vigore, l’Unione ravvisa gli estremi delle violazioni delle direttive sui servizi dei media audio-visivi, l’e-commerce e la Carta dei diritti fondamentali. Budapest ha tempo fino alla fine di giugno per rispondere a Bruxelles. In buona sostanza: si tratta dell’anticamera di una procedura di infrazione.

Von der Leyen: “Legge vergognosa”

Secondo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen “La legge ungherese è una vergogna, discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale, va contro i valori fondamentali della Ue. Noi non faremo compromessi su questi principi“.

La replica di Orban

Dal canto suo l’Ungheria si arrocca sulle sue posizioni. “Non abbiamo una legge” contro l’omosessualità in Ungheria, ha affermato il premier ungherese Viktor Orban.Abbiamo una legge che difende genitori e bambini. È sempre meglio leggere prima e poi reagire“. Il capo del governo di Budapest ha ricordato di aver “lottato per la libertà sotto il regime comunista, anche per i diritti gay“. “Non si tratta di omosessualità“, ha insistito, dicendosi disponibile al confronto. Ma ha fatto sapere che non ritirerà la legge.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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