Quando si parla di futuro dell’agricoltura italiana, il punto di partenza non può che essere una domanda scomoda: chi lavorerà la terra domani? Farming the Future, l’evento promosso da Philip Morris Italia e Cesar, prova a rispondere proprio a questa sfida, mettendo al centro il tema dei giovani agricoltori innovazione come leva strategica per ripensare un settore che vale miliardi ma invecchia a vista d’occhio. L’appuntamento, che si è tenuto il 29 e 30 ottobre 2026, ha riunito imprenditori agricoli under 40 per ragionare insieme sulle traiettorie possibili di un’agricoltura che deve fare i conti con mercati globali, tecnologie dirompenti e un ricambio generazionale tutt’altro che scontato.
Un settore che invecchia: i numeri dietro l’urgenza
I dati sul tessuto agricolo italiano raccontano una storia che non si può ignorare. In Italia, i giovani agricoltori under 40 rappresentano soltanto il 9% del totale degli imprenditori del settore — una quota inferiore alla media europea e ben al di sotto di quella registrata in paesi come Francia e Germania. È un divario che pesa, e che si traduce in un rallentamento strutturale dell’innovazione, nella difficoltà di adottare nuove tecnologie e in una fragilità crescente di fronte alle crisi climatiche e di mercato.
Eppure qualcosa si muove. Secondo le rilevazioni più recenti, in Italia ci sono oggi circa 122.000 giovani agricoltori, e tra questi si contano approssimativamente 50.000 imprenditori agricoli under 35 che hanno scelto la terra come progetto di vita e di impresa. Non si tratta di numeri trascurabili: sono persone che spesso portano con sé una formazione universitaria, una visione internazionale e la volontà di applicare strumenti digitali e modelli di business contemporanei a un settore tradizionalmente conservatore.
Il paradosso italiano è questo: da un lato una percentuale di giovani agricoltori ancora bassa rispetto ai vicini europei, dall’altro una generazione di under 40 che, quando decide di investire nella terra, lo fa con un approccio radicalmente diverso da quello dei predecessori. Farming the Future nasce esattamente in questo spazio di tensione creativa.
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Philip Morris Italia e Cesar: perché un evento sull’agricoltura del futuro
La scelta di Philip Morris Italia di co-organizzare un evento dedicato ai giovani imprenditori agricoli non è casuale. L’azienda ha una presenza significativa nel comparto del tabacco da coltivazione in Italia, con filiere radicate in alcune delle aree agricole più produttive del paese. Collaborare con Cesar — realtà che si occupa di ricerca e sviluppo in ambito agroalimentare — significa portare al tavolo una combinazione di risorse industriali e competenze scientifiche che raramente si trovano insieme in un contesto pensato specificamente per la nuova generazione di agricoltori.
L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un network tra imprenditori under 40, favorendo lo scambio di esperienze e la contaminazione tra approcci diversi. Non un convegno accademico, dunque, ma un luogo di confronto concreto in cui chi gestisce un’azienda agricola oggi — con tutti i rischi, le opportunità e le pressioni che questo comporta — può dialogare con chi studia le tendenze del settore e con chi dispone di strumenti e risorse per accelerare la trasformazione.
Giovani agricoltori e innovazione: le sfide di una generazione
Cosa significa, concretamente, fare innovazione in agricoltura nel 2026? Per la nuova generazione di imprenditori agricoli italiani, la risposta è multidimensionale. C’è la transizione digitale, che passa dall’uso di droni per il monitoraggio delle colture alle piattaforme di precision farming capaci di ottimizzare l’uso di acqua e fertilizzanti. C’è la gestione del rischio, che in un’epoca di cambiamenti climatici sempre più imprevedibili richiede strumenti assicurativi e finanziari sofisticati, spesso ancora poco accessibili per le piccole e medie imprese agricole.
Ma c’è anche una dimensione geopolitica che i giovani agricoltori non possono più ignorare. Le filiere globali del cibo sono state messe a dura prova negli ultimi anni: dalle tensioni sui mercati delle materie prime alle difficoltà logistiche, fino alle politiche commerciali che cambiano rapidamente e ridisegnano le convenienze economiche di intere produzioni. Un giovane imprenditore agricolo che oggi coltiva grano, pomodori o tabacco deve saper leggere scenari internazionali che fino a qualche anno fa erano appannaggio esclusivo dei grandi operatori.
In questo senso, Farming the Future si configura come uno spazio in cui la competenza tecnica si incontra con la visione strategica. I partecipanti under 40 non sono semplicemente “il futuro dell’agricoltura” in senso retorico: sono già il presente di un settore che ha bisogno di loro adesso, non tra vent’anni.
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Il ritardo italiano e le opportunità ancora da cogliere
Il confronto con il resto d’Europa rimane impietoso. Che i giovani agricoltori italiani siano al di sotto della media europea in termini di quota percentuale sul totale degli imprenditori del settore è un dato strutturale che riflette ostacoli reali: il costo di accesso alla terra, una burocrazia che scoraggia l’avvio di nuove imprese, la difficoltà di accedere ai fondi europei senza una navigazione esperta tra le pieghe della Politica Agricola Comune. Eppure proprio i fondi europei, se ben utilizzati, rappresentano una delle leve più potenti per finanziare l’innovazione nelle aziende agricole condotte da under 40.
La presenza attiva di Philip Morris Italia e Cesar in questo ecosistema segnala anche un interesse del settore privato a colmare il gap che spesso la sola politica pubblica non riesce a coprire. Iniziative come Farming the Future possono diventare incubatori informali di idee, luoghi dove si formano collaborazioni, si testano modelli e si costruisce quella rete di relazioni che per un giovane imprenditore agricolo può fare la differenza tra il restare isolato e il diventare parte di un sistema più resiliente.
Una nuova identità per chi sceglie la terra
C’è un aspetto culturale che spesso viene sottovalutato nel dibattito sull’agricoltura giovanile: il cambiamento di identità professionale che accompagna questa generazione. I giovani che oggi scelgono di fare gli agricoltori non si riconoscono necessariamente nel modello del contadino tradizionale. Si definiscono imprenditori, innovatori, custodi del territorio — e spesso tutte e tre le cose insieme. Usano i social media per raccontare le loro produzioni, costruiscono rapporti diretti con i consumatori attraverso i mercati locali e le piattaforme di e-commerce, sperimentano con le colture biologiche e con i modelli di filiera corta.
Questa nuova identità ha bisogno di spazi in cui riconoscersi e confrontarsi. Ecco perché eventi come Farming the Future hanno un valore che va oltre il contenuto delle singole sessioni: costruiscono comunità, danno visibilità a un mondo che troppo spesso rimane invisibile nel dibattito pubblico italiano, e ricordano a tutti — istituzioni, industria, consumatori — che il futuro dell’agricoltura italiana dipende dalla capacità di attrarre, formare e trattenere una generazione di under 40 determinata a fare le cose in modo diverso.
Cinquantamila under 35 che hanno scelto la terra come progetto di vita sono già una risposta. La sfida è che diventino sempre di più, e che trovino intorno a sé un sistema — di supporto, di formazione, di accesso alle risorse — all’altezza della loro ambizione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
