Un’offerta da 30 miliardi di euro recapitata in forma scritta al CEO di una delle holding più importanti d’Italia: difficile immaginare apertura più dirompente per una settimana già densa di notizie finanziarie. Eppure è esattamente quello che è accaduto tra il 20 e il 29 ottobre 2026, quando è emerso che Michal Strnad, miliardario ceco di 34 anni e proprietario del gruppo della difesa Czechoslovak Group, aveva formulato un’offerta monstre per acquisire Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio e azionista chiave di EssilorLuxottica. La notizia, riportata per prima dal quotidiano italiano Il Domani e poi ripresa da Reuters, Bloomberg e Sky TG24, ha acceso i riflettori su un protagonista quasi sconosciuto al grande pubblico italiano — e su una partita industriale che tocca uno dei simboli del lusso made in Italy.
Chi è Michal Strnad, il 34enne che ha fatto fortuna con le armi
Trentaquattro anni, nazionalità ceca, un profilo che fino a pochi mesi fa circolava quasi esclusivamente negli ambienti della difesa europea: Michal Strnad è il proprietario di Czechoslovak Group, conglomerato attivo nel settore degli armamenti e dell’industria della difesa. Bloomberg lo definisce senza mezzi termini un «arms billionaire», un miliardario delle armi, sottolineando come la sua fortuna sia strettamente legata a un settore che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita straordinaria in tutta Europa, in un contesto geopolitico profondamente mutato.
Nonostante la giovane età, Strnad non è nuovo a operazioni di grande respiro. Nel luglio 2026, attraverso il veicolo finanziario Lumina Crown, aveva già acquisito una quota del 14% di Pirelli, inserendosi in un’altra partita industriale italiana di primo piano. Un precedente che, con il senno di poi, appare quasi come un banco di prova — o un segnale d’interesse per il sistema produttivo e finanziario italiano nel suo complesso.
La sua ascesa riflette una tendenza più ampia: il settore della difesa europeo ha attirato capitali ingenti nell’era post-2022, e chi era già posizionato in quel comparto si è ritrovato con risorse da investire altrove. Czechoslovak Group è il punto di partenza di una strategia di diversificazione che ora punta, con questa offerta, al cuore del lusso italiano.
La struttura dell’offerta e la valutazione di Delfin
La lettera d’offerta, datata 20 ottobre 2026, è stata consegnata a Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin. Il documento proponeva l’acquisto dell’intera holding per 30 miliardi di euro, cifra che Bloomberg ha contestualizzato in modo preciso: si tratta di uno sconto del 30% rispetto al valore patrimoniale netto (net asset value) della holding stessa.
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Il divario è significativo. Delfin detiene partecipazioni quotate con un valore di mercato superiore ai 40 miliardi di euro, tra cui una quota prossima a un terzo del capitale di EssilorLuxottica, il colosso franco-italiano degli occhiali che riunisce marchi come Ray-Ban, Oakley e i brand di lenti Essilor. Offrire 30 miliardi per qualcosa che vale oltre 40 sul mercato è, tecnicamente, un’offerta ribassata — e questo elemento ha certamente pesato nella valutazione da parte della famiglia.
Strnad aveva però previsto una via d’uscita alternativa: secondo quanto riportato da Bloomberg, avrebbe accettato anche l’acquisizione di una quota di controllo pari al 62,5% della holding, lasciando alla famiglia Del Vecchio una partecipazione di minoranza. Un’opzione che, nelle intenzioni dell’acquirente, avrebbe potuto rendere la proposta più digeribile — ma che non ha cambiato l’esito della vicenda.
La risposta della famiglia Del Vecchio e la questione della delfin del vecchio acquisizione
La risposta non si è fatta attendere. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio scomparso nel 2022, ha respinto pubblicamente l’offerta con una dichiarazione netta: il lavoro del padre, ha spiegato, «deve restare un patrimonio dell’Italia». Una presa di posizione che va oltre il semplice rifiuto commerciale e assume una valenza simbolica e identitaria precisa.
Il rifiuto di Leonardo Maria Del Vecchio è documentato e pubblico. Va però precisato — nell’interesse della correttezza informativa — che le fonti disponibili non documentano un formale voto assembleare degli azionisti di Delfin: ciò che è accertato è la posizione pubblica di uno dei membri della famiglia, non una delibera collegiale della compagine societaria.
Il tema della delfin del vecchio acquisizione solleva, in ogni caso, questioni che vanno ben oltre questa singola offerta. Delfin non è una holding qualsiasi: è il veicolo attraverso cui la famiglia Del Vecchio esercita la propria influenza su EssilorLuxottica, a sua volta uno dei gruppi del lusso e dell’ottica più importanti al mondo. Un cambio di controllo avrebbe implicazioni su governance, strategia industriale e persino sull’identità italiana di un marchio globale.
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Perché questa operazione conta per il sistema Italia
La vicenda Strnad-Delfin apre un dibattito più ampio sulla vulnerabilità delle grandi holding familiari italiane alle offerte ostili o comunque non sollecitate. EssilorLuxottica è quotata a Parigi, il che rende il suo azionariato — e quello di Delfin — teoricamente accessibile a chiunque disponga delle risorse necessarie. La struttura lussemburghese di Delfin aggiunge un ulteriore livello di complessità giuridica, ma non costituisce una barriera insuperabile.
Il fatto che un imprenditore della difesa, attivo in un settore lontano dal lusso e dall’ottica, si sia avvicinato con una proposta da 30 miliardi a uno dei gioielli dell’industria italiana è di per sé un segnale: i capitali accumulati nel comparto della difesa europea cercano sbocchi, e le grandi holding familiari — spesso con strutture azionarie complesse e successioni recenti — possono apparire come opportunità.
Non è un caso che la notizia abbia suscitato reazioni immediate anche in ambito politico e istituzionale italiano, dove la tutela delle «eccellenze nazionali» è un tema ricorrente. Strumenti come la golden power — il meccanismo che consente allo Stato italiano di esercitare poteri speciali su operazioni che coinvolgono asset strategici — potrebbero teoricamente entrare in gioco in scenari simili, anche se in questo caso il rifiuto della famiglia ha reso la questione accademica, almeno per ora.
Il precedente Pirelli e la strategia di Strnad in Italia
L’acquisizione del 14% di Pirelli attraverso Lumina Crown nel luglio 2026 resta l’unico investimento italiano concretizzato da Strnad fino a oggi. Quell’operazione aveva già attirato attenzione, inserendosi in un azionariato di Pirelli già complesso, con la presenza del gruppo cinese Sinochem. L’interesse per Delfin, arrivato pochi mesi dopo, suggerisce che l’Italia rappresenti un mercato di interesse prioritario nella strategia del miliardario ceco.
Che si tratti di una strategia di diversificazione del portafoglio, di una ricerca di asset sottovalutati o di un disegno industriale più ambizioso, è difficile dirlo con certezza sulla base delle informazioni disponibili. Quello che è certo è che Michal Strnad, a 34 anni, si è già guadagnato un posto nella conversazione sull’industria europea — e che la sua offerta per Delfin, per quanto respinta, ha messo in luce quanto possano essere esposte anche le holding più solide quando i capitali cercano nuovi approdi.
Per ora, Delfin resta nelle mani della famiglia Del Vecchio, e EssilorLuxottica continua il suo percorso sotto la guida azionaria italiana. Ma l’offerta da 30 miliardi di Strnad rimarrà un riferimento nella storia recente del capitalismo familiare italiano: la prova che nessuna cassaforte, per quanto solida, è immune dallo sguardo di chi ha abbastanza risorse — e abbastanza ambizione — per bussare alla porta.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





