Oggi, 15 ottobre 2026, il ciclismo internazionale ha vissuto uno di quei momenti destinati a restare nei libri di storia. Sul traguardo di Como, sotto un cielo lombardo che sembrava fatto apposta per la scena, Paul Seixas ha tagliato il traguardo del Giro di Lombardia 2026 con l’autorità di un campione consumato — eppure aveva appena compiuto vent’anni sedici giorni fa. Una vittoria che non è soltanto un risultato sportivo eccezionale, ma la rottura di un record vecchio di 120 anni, un primato che resisteva da quando il ciclismo era ancora un’avventura pionieristica percorsa su strade sterrate e biciclette di ferro.
Un record centenario spazzato via in un pomeriggio d’ottobre
Il Giro di Lombardia è una delle cinque Classiche Monumento del ciclismo mondiale, una corsa che porta con sé il peso specifico della storia. Nota anche come La Classica delle Foglie Morte per via del paesaggio autunnale che la circonda, è considerata tra le gare più selettive e affascinanti del calendario internazionale: salite dure, discese tecniche, un finale che storicamente premia i corridori capaci di unire potenza e intelligenza tattica. Vincerla da professionista è già un’impresa; vincerla a soli 20 anni e 16 giorni significa riscrivere la storia della corsa.
Stando alle fonti ufficiali, il record di precocità che Seixas ha abbattuto resisteva da 120 anni — un arco di tempo che abbraccia due guerre mondiali, la nascita del Tour de France, l’invenzione della trasmissione televisiva e l’era del ciclismo moderno nella sua interezza. Pensare che nessun corridore, in oltre un secolo di edizioni, fosse riuscito a imporsi alla Classica delle Foglie Morte così giovane rende ancora più straordinaria la prestazione del francese. Non si tratta di una statistica marginale: è una pietra miliare che il ciclismo custodiva gelosamente e che oggi appartiene a un ragazzo nato il 24 settembre 2006.
La corsa: Como come palcoscenico di un’impresa storica
Il traguardo di Como ha fatto da cornice a una giornata di grande ciclismo. La città lariana, con le sue strade che si insinuano tra il lago e le prime propaggini delle Prealpi, è una destinazione che il ciclismo conosce bene: un arrivo che premia chi ha saputo gestire le energie lungo un percorso impietoso, fatto di strappi e salite che filtrano il gruppo fino a ridurlo a pochi eletti.
Alle spalle di Seixas si sono classificati due corridori di assoluto livello internazionale. Enric Mas, lo spagnolo noto per le sue qualità di scalatore e per le sue prestazioni nelle grandi corse a tappe, ha chiuso al secondo posto. Giulio Ciccone, il veloce e caparbio abruzzese, ha completato il podio in terza posizione — un risultato che conferma la sua crescita continua tra le Classiche e che restituisce all’Italia un sorriso in una giornata dominata da un giovanissimo francese.
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Il fatto che Seixas abbia preceduto corridori di questa caratura non è un dettaglio trascurabile. Mas è un atleta capace di reggere ritmi altissimi nelle salite decisive; Ciccone è un corridore esplosivo e intelligente. Batterli entrambi, alla prima vittoria in una Classica Monumento, racconta di un talento che non si limita alla promessa ma che ha già trovato la maturità della concretezza.
Chi è Paul Seixas: il profilo di un campione in costruzione
Nato il 24 settembre 2006, Paul Seixas è un corridore francese che ha già dimostrato di possedere le qualità fisiche e mentali dei grandi scalatori. A vent’anni — un’età in cui molti coetanei stanno ancora cercando la propria strada nel professionismo — ha conquistato la sua prima Classica Monumento, il gradino più alto che una one-day race possa offrire nel ciclismo internazionale.
Le Classiche Monumento sono cinque: la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e, appunto, il Giro di Lombardia. Vincerne anche solo una nel corso di una carriera è un obiettivo che molti professionisti inseguono per anni senza mai raggiungerlo. Seixas l’ha fatto alla sua prima occasione disponibile, e lo ha fatto battendo un record che resisteva da oltre un secolo. È una firma che il ciclismo non dimentica facilmente.

La vittoria odierna rappresenta la consacrazione definitiva di un percorso che il mondo del ciclismo stava seguendo con crescente interesse. I corridori che vincono da giovani le grandi classiche appartengono a una categoria rara: devono unire la freschezza atletica tipica dell’età alla capacità di leggere la corsa, di dosare le forze, di scegliere il momento giusto per l’attacco decisivo. Qualità che di solito si acquisiscono con l’esperienza degli anni, ma che Seixas sembra possedere già in questa fase precocissima della sua carriera.
Il significato storico: 120 anni di attesa per un nuovo record
Per comprendere appieno il peso di quello che è successo oggi a Como, è utile fermarsi un momento sulla dimensione storica del primato infranto. Un record di 120 anni nel ciclismo significa che era stato stabilito all’alba del Novecento, quando la disciplina era ancora lontanissima dalla professionalizzazione moderna, quando i corridori affrontavano le gare senza l’ausilio di radio, ammiragli, dati di potenza o materiali tecnologicamente avanzati.
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Eppure, nonostante decenni di evoluzione tecnica e tattica, nonostante generazioni di campioni che si sono succeduti sul Giro di Lombardia — da Fausto Coppi, che vinse la corsa cinque volte, fino ai grandi interpreti contemporanei — nessuno era riuscito a imporsi così giovane. Il record aveva attraversato indenne l’era dei grandi scalatori italiani, quella dei campioni belgi e olandesi, la stagione dei corridori colombiani e sudamericani, fino ad arrivare intatto all’ottobre del 2026. Poi è arrivato Seixas.
È significativo anche il fatto che la rottura di questo primato avvenga nell’edizione numero n di una corsa che ha saputo reinventarsi nel tempo mantenendo intatto il proprio fascino. Il Giro di Lombardia è una delle competizioni più amate dai corridori stessi, proprio per la sua capacità di combinare bellezza paesaggistica e durezza agonistica. Vincerla è sempre speciale; vincerla riscrivendo la storia è qualcosa di più.
Le Classiche Monumento e il valore di una vittoria a Como
Nel panorama del ciclismo su strada, le Classiche Monumento occupano un posto del tutto particolare nell’immaginario degli appassionati. A differenza delle grandi corse a tappe — dove la vittoria finale si costruisce nell’arco di settimane e può dipendere da fattori molteplici — le classiche si decidono in un giorno solo, senza appello, senza possibilità di recupero. Chi sbaglia il momento, perde. Chi azzecca l’attacco giusto, entra nella storia.
Il Giro di Lombardia, in particolare, ha sempre avuto una reputazione speciale per la sua capacità di esaltare gli scalatori puri, quelli capaci di reggere ritmi elevatissimi sulle rampe più dure e di conservare ancora energie per il finale. La Union Cycliste Internationale, l’organo che governa il ciclismo mondiale, classifica queste cinque gare al vertice assoluto del calendario delle corse in linea, e non è una classificazione arbitraria: riflette decenni di storia, di imprese memorabili, di corridori che hanno lasciato un’impronta indelebile sul loro sport.
Seixas entra oggi in questo pantheon. A vent’anni e sedici giorni, con la prima vittoria in una Classica Monumento in tasca e un record centenario abbattuto, il francese non è più soltanto una promessa da tenere d’occhio: è già un protagonista del ciclismo internazionale, uno di quei nomi che nei prossimi anni ritroveremo inevitabilmente nei momenti decisivi delle gare più importanti. Como, oggi, non era soltanto un traguardo: era l’inizio di qualcosa di grande.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

