Una delle tasse più detestate dagli automobilisti italiani è destinata a scomparire, almeno nella sua forma attuale. Il Consiglio dei ministri ha approvato a settembre 2026 l’abolizione del bollo auto per le vetture di piccola e media potenza — fino a 80 kW — e per i motocicli, con entrata in vigore a partire dal 2027. La notizia che il bollo auto abolito nel 2027 riguarderà oltre il 70% delle automobili in circolazione ha rimesso al centro del dibattito pubblico un prelievo che, da decenni, gli italiani considerano ingiusto, ridondante e difficile da giustificare. Giorgia Meloni ha definito il bollo una «tassa odiata» da eliminare, e la misura sembra rispondere a un’attesa che attraversa trasversalmente le fasce di reddito e le categorie sociali.
Cosa prevede la misura approvata in Consiglio dei ministri
Il provvedimento approvato dal governo stabilisce con chiarezza il perimetro dell’esenzione: sono esclusi dall’obbligo di pagare il bollo i proprietari di veicoli con potenza non superiore a 80 kW, una soglia che abbraccia un’ampia platea di modelli comunemente usati per la mobilità quotidiana. Rientrano nell’esenzione anche tutti i motocicli, indipendentemente dalla cilindrata, segnando un cambiamento rilevante anche per il mondo delle due ruote, spesso trattato in modo marginale nelle discussioni sulla fiscalità automobilistica.
Un aspetto tecnico che merita attenzione è la natura stessa dell’agevolazione: secondo quanto riportato dalle fonti, ogni cittadino potrà beneficiarne una sola volta. Questo dettaglio — non secondario — suggerisce che la misura sia strutturata con meccanismi di accesso definiti, probabilmente per evitare duplicazioni nel caso in cui un contribuente possieda più veicoli. Significa, in pratica, che chi ha in garage due auto entrambe sotto la soglia degli 80 kW potrà applicare l’esenzione a un solo veicolo. È un elemento che, nelle prossime settimane, richiederà probabilmente chiarimenti applicativi da parte delle autorità competenti.
L’impatto numerico è tutt’altro che trascurabile: oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione in Italia rientra nei parametri previsti dall’esenzione. Si tratta di milioni di veicoli, dalla piccola citycar all’utilitaria di segmento B, passando per molti modelli compatti che rappresentano l’ossatura del parco auto nazionale. Per questi proprietari, il risparmio annuo sarà reale e immediato: il bollo, a seconda della regione e della potenza del veicolo, può arrivare a valere diverse centinaia di euro l’anno.
Chi rimane fuori dall’esenzione e perché conta saperlo
La misura, per quanto ampia, non è universale. I veicoli con potenza superiore agli 80 kW continuano a essere soggetti al pagamento del bollo, e questo lascia fuori dall’esenzione una parte del mercato che include auto di segmento medio-alto, berline potenti, Suv di fascia superiore e vetture sportive. Non è possibile, sulla base delle informazioni verificate disponibili, indicare modelli specifici o soglie di prezzo come discriminanti: la misura usa esclusivamente il parametro della potenza espressa in kilowatt.
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Questo criterio ha un vantaggio pratico evidente: è oggettivo, verificabile e già presente nella documentazione di ogni veicolo immatricolato. Non lascia spazio a interpretazioni discrezionali e semplifica enormemente la gestione burocratica per i contribuenti. Al tempo stesso, il confine degli 80 kW crea inevitabilmente una linea di demarcazione che, in alcuni casi, separa veicoli molto simili tra loro per prezzo, dimensioni e destinazione d’uso. Chi si trova appena oltre quella soglia con il proprio veicolo continuerà a pagare, mentre chi è appena al di sotto sarà esonerato.
È importante non speculare su quali modelli specifici ricadano da un lato o dall’altro di questa soglia — le fonti verificate non forniscono esempi concreti — ma è ragionevole attendersi che nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore della norma, i concessionari e le associazioni di categoria pubblicheranno guide pratiche per aiutare i consumatori a orientarsi. Il bollo auto abolito nel 2027 diventerà con ogni probabilità uno dei criteri di scelta al momento dell’acquisto di un nuovo veicolo.
Il significato politico di una «tassa odiata»
Le parole scelte da Giorgia Meloni per presentare la misura — «tassa odiata» — non sono casuali. Il bollo auto è da sempre percepito dagli italiani come una tassazione ingiusta per una ragione semplice: si paga per il possesso di un bene già acquistato e già tassato al momento dell’acquisto, indipendentemente dall’uso effettivo che se ne fa. Chi tiene l’auto in garage per mesi, chi vive in un piccolo comune senza trasporto pubblico e chi guida ogni giorno per lavoro paga la stessa cifra in base alla potenza del veicolo, senza che il prelievo rispecchi né la capacità contributiva né l’utilizzo reale.

Nel corso degli anni, diversi governi hanno discusso una riforma strutturale del bollo, ma la misura è sempre rimasta nel cassetto, frenata dall’impatto sul gettito delle Regioni, che sono le principali beneficiarie di questo tributo. Il fatto che il governo abbia ora deciso di procedere — almeno per la fascia fino a 80 kW — rappresenta una scelta politica significativa, che risponde a una domanda diffusa tra le famiglie italiane, in particolare quelle a reddito medio-basso che possiedono prevalentemente veicoli di piccola cilindrata.
Non è un caso che la misura abbia trovato ampio consenso trasversale nell’opinione pubblica. Il bollo auto è uno di quei tributi che accomunano categorie sociali diverse: l’operaio che usa l’utilitaria per andare al lavoro e il pensionato che ha una piccola berlina come unico mezzo di trasporto condividono la stessa percezione di ingiustizia. Eliminarlo, anche solo parzialmente, ha un valore simbolico oltre che economico.
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Motocicli: una novità spesso sottovalutata
Tra le componenti della misura, quella che riguarda i motocicli rischia di passare in secondo piano nel dibattito pubblico, ma merita attenzione. I possessori di moto e scooter — una categoria numerosa in Italia, dove la cultura delle due ruote è radicata tanto nelle grandi città quanto nelle aree rurali — vengono inclusi nell’esenzione senza distinzioni legate alla cilindrata o alla potenza, a differenza di quanto previsto per le automobili.
Questo significa che il proprietario di una moto di grossa cilindrata, che oggi paga il bollo in base alla potenza del mezzo, potrebbe beneficiare dell’esenzione al pari di chi guida uno scooter da 125 cc. È un dettaglio che, se confermato nella sua applicazione pratica, renderebbe la misura particolarmente generosa per il settore motociclistico. Le associazioni di categoria del comparto avevano da tempo sollecitato un intervento in questa direzione, sostenendo che il bollo sulle due ruote fosse sproporzionato rispetto all’impatto ambientale e all’usura delle infrastrutture rispetto alle automobili.
Cosa succede adesso: le prossime tappe
L’approvazione in Consiglio dei ministri è il primo passo formale, ma la strada verso l’entrata in vigore nel 2027 prevede ulteriori passaggi legislativi e regolamentari. I cittadini interessati dovranno attendere le istruzioni operative che chiariscano le modalità di accesso all’esenzione — in particolare il meccanismo che limita il beneficio a una sola applicazione per contribuente — e le eventuali procedure di comunicazione con gli uffici regionali competenti.
Le Regioni, che tradizionalmente gestiscono e incassano il gettito del bollo, saranno chiamate ad adeguare i propri sistemi di riscossione alla nuova normativa. Le implicazioni finanziarie per gli enti territoriali rimangono, allo stato attuale, un nodo aperto: le fonti verificate non consentono di affermare con certezza se e come lo Stato compenserà i mancati introiti regionali, un tema che quasi certamente sarà al centro delle trattative politiche nei prossimi mesi. Per approfondire i dettagli tecnici della misura così come comunicati dalle autorità, è possibile consultare la copertura di Sky TG24, che ha riportato i contenuti del provvedimento approvato dal governo.
L’abolizione del bollo auto per oltre il 70% dei veicoli in circolazione è, nei fatti, una delle riforme fiscali più tangibili degli ultimi anni per le famiglie italiane. Non elimina tutte le storture di un sistema tributario complesso, ma tocca un punto sensibile della vita quotidiana di milioni di persone. Il 2027 è ancora a qualche mese di distanza, ma il segnale lanciato dal governo è chiaro: quella che Meloni ha chiamato una «tassa odiata» è destinata, almeno in parte, a diventare un ricordo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
