Con l’arrivo di settembre, Caterina Balivo torna sul piccolo schermo portando con sé la freschezza di un format che il pubblico di Rai 1 ha imparato ad amare: La Volta Buona riparte dal lunedì al venerdì, confermandosi come uno degli appuntamenti pomeridiani più attesi della stagione televisiva 2026. La conduttrice, volto riconoscibilissimo della televisione italiana, si racconta in questi giorni in un’intervista pubblicata da Today.it il 18 settembre 2026, toccando temi che vanno ben oltre le logiche del palinsesto: la scelta di tenere la vita privata lontana dai social, il rapporto con il marito Guido Maria Brera, e una visione del mestiere televisivo che si è consolidata nel tempo. Un ritratto a tutto tondo di una professionista che, dopo anni di carriera, sembra aver trovato — questa volta davvero — la volta buona per parlare di sé con serenità e misura.
Un ritorno che non è un semplice ricominciare
Parlare di “ritorno” per Caterina Balivo rischia di essere riduttivo. La Volta Buona, il contenitore talk-variety che conduce su Rai 1, non è una scommessa da validare: è un progetto che ha già dimostrato di saper tenere il passo con il pubblico pomeridiano, misto e variegato, che cerca intrattenimento senza rinunciare a un certo spessore. La nuova stagione, partita a settembre 2026 con appuntamenti dal lunedì al venerdì, si presenta con tutta l’energia di chi sa che la formula funziona e vuole semmai affinarne i dettagli.
Il format di La Volta Buona si muove in quella zona fertile tra il talk show e il varietà, dove gli ospiti si raccontano, dove si parla di attualità culturale e di storie personali, dove la conduttrice è al tempo stesso moderatrice e presenza narrativa. Non è un genere facile: richiede capacità di ascolto, tempi televisivi precisi, e soprattutto una personalità abbastanza forte da tenere insieme pezzi molto diversi senza che la trasmissione perda coerenza. Balivo, in questo, ha costruito una competenza specifica nel corso degli anni, che la rende oggi una delle figure più riconoscibili del pomeriggio di Rai 1.
Quello che colpisce, nell’intervista rilasciata a Today.it, è la lucidità con cui la conduttrice guarda al proprio lavoro: non con l’entusiasmo un po’ performativo di chi deve promuovere un programma, ma con la consapevolezza di chi sa esattamente dove si trova e dove vuole andare. È questa maturità, forse più di qualsiasi altra cosa, a rendere il suo ritorno in video qualcosa di più di un semplice inizio di stagione.
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La scelta di dire no: social media e vita privata
Uno dei temi centrali dell’intervista è la scelta di Caterina Balivo di proteggere la propria vita privata dalla visibilità dei social media. In un’epoca in cui la presenza online è percepita quasi come un obbligo professionale — e in cui molti personaggi televisivi costruiscono una narrazione parallela di sé stessi su Instagram, TikTok o YouTube — la decisione di mantenere un confine netto tra il sé pubblico e quello privato suona controcorrente. Eppure è una scelta che Balivo, stando a quanto riportato da Today.it, rivendica con chiarezza.
Non si tratta di un rifiuto ideologico della tecnologia o di una postura nostalgica verso un mondo pre-digitale. È, piuttosto, una questione di consapevolezza: la conduttrice ha scelto di non lasciare che i social diventino il luogo in cui si consuma la sua vita fuori dal set. Questa distinzione — tra la Caterina Balivo che entra nelle case degli italiani attraverso lo schermo di Rai 1 e la persona che esiste al di là di quella cornice — è diventata per lei un principio guida, non un capriccio.
In un panorama mediatico dove la sovraesposizione è spesso confusa con l’autenticità, e dove il confine tra persona e personaggio tende a dissolversi, questa posizione ha un peso specifico. Non è raro che i conduttori televisivi più amati siano anche quelli che sanno dosare la propria presenza, che mantengono una certa opacità strategica, che non consegnano ogni momento della propria giornata all’algoritmo. Balivo sembra aver capito questo meccanismo prima di molti altri, e lo applica con coerenza.
Guido Maria Brera e la dimensione privata del matrimonio

Il nome di Guido Maria Brera — imprenditore e scrittore, marito di Caterina Balivo — ricorre nell’intervista come punto di riferimento affettivo e di equilibrio. Il loro matrimonio è una presenza discreta ma costante nella narrazione pubblica della conduttrice: non viene esibito come un accessorio di immagine, né nascosto come un segreto imbarazzante. È semplicemente parte di una vita che Balivo ha scelto di non mettere in vetrina.
Questa riservatezza, in un certo senso, è coerente con tutto il resto: se la scelta di proteggere la vita privata dai social è un principio, allora il matrimonio rientra naturalmente in quella sfera protetta. Non si tratta di separare artificialmente il lavoro dagli affetti, ma di riconoscere che alcune cose hanno più valore proprio perché non vengono consumate pubblicamente. È una filosofia che, nell’era della condivisione compulsiva, risulta quasi radicale nella sua semplicità.
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Il rapporto con Brera emerge, nell’intervista riportata da Today.it, come uno degli elementi che contribuiscono alla solidità con cui Balivo affronta il ritorno in televisione. Non è un dettaglio marginale: la stabilità della vita privata si riflette spesso nella qualità della presenza pubblica, e la conduttrice sembra saperlo bene. Tornare a La Volta Buona con questa consapevolezza significa portare in studio non solo una professionista rodata, ma una persona che ha fatto pace con le proprie scelte.
Il mestiere della conduttrice: tra empatia e struttura
Condurre un programma come La Volta Buona richiede una combinazione di competenze che non sempre vengono riconosciute nella loro complessità. C’è la componente empatica — la capacità di mettere a proprio agio gli ospiti, di creare un clima in cui le persone si raccontino davvero — e c’è la componente strutturale, fatta di tempi televisivi, regia, scalette, imprevisti da gestire in diretta. Caterina Balivo ha costruito nel corso della sua carriera una padronanza di entrambe le dimensioni che la rende una conduttrice difficilmente sostituibile nel suo segmento.
Il pomeriggio di Rai 1 è da sempre un territorio complesso: il pubblico è eterogeneo, le aspettative sono alte, e la concorrenza — anche interna all’offerta televisiva — non manca. Tenere un contenitore quotidiano, dal lunedì al venerdì, significa rinnovarsi ogni giorno mantenendo al tempo stesso una riconoscibilità di fondo. È una sfida che richiede energia, ma anche una certa leggerezza: la capacità di non prendere ogni puntata come una questione di vita o di morte, pur sapendo che ogni puntata conta.
In questo senso, il titolo stesso del programma — La Volta Buona — ha qualcosa di programmatico. Suggerisce un’occasione da cogliere, un momento in cui le cose si mettono finalmente a posto. Per Balivo, la volta buona sembra essere arrivata: con un format consolidato, una rete che crede in lei, e una chiarezza personale che si traduce in presenza scenica. Il pubblico di settembre 2026 la ritroverà esattamente dove l’aveva lasciata, ma forse un po’ più consapevole di sé — e questo, in televisione, fa tutta la differenza.
Seguire La Volta Buona quest’anno significa anche seguire l’evoluzione di una conduttrice che ha scelto di raccontarsi a modo suo: con misura, con onestà, e con quella riservatezza che, paradossalmente, la rende ancora più interessante da guardare. Non tutto deve essere detto, non tutto deve essere condiviso — e forse è proprio questo il segreto di una presenza televisiva che dura nel tempo. Per approfondire la carriera e i progetti di Caterina Balivo, il sito ufficiale di RaiPlay offre l’archivio completo delle puntate di La Volta Buona.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
