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Nuovo Codice della Strada: niente divieti per gli over 85, il governo fa marcia indietro

Nuovo Codice della Strada: niente divieti per gli over 85, il governo fa marcia indietro
Nuovo Codice della Strada: niente divieti per gli over 85, il governo fa marcia indietro
Immagine generata con AI

Codice della strada over 85: il governo fa marcia indietro sulle restrizioni per gli anziani al volante

Era bastato qualche giorno perché le bozze circolassero, alimentando discussioni accese in famiglia, nelle sale d’attesa dei medici di base e sui social: il nuovo Codice della Strada avrebbe vietato agli automobilisti over 85 di percorrere le autostrade e di allontanarsi più di 100 chilometri da casa. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ora chiarito che quelle disposizioni non entreranno nel testo finale della riforma. Il tema del codice della strada over 85 torna dunque al punto di partenza, con una retromarcia che porta la firma diretta del ministro Matteo Salvini.

La vicenda è emblematica di come una riforma del codice della strada — uno dei testi normativi che tocca più da vicino la vita quotidiana degli italiani — possa innescare reazioni immediate e spingere il governo a ricalibrare le proprie posizioni prima ancora che il testo definitivo venga licenziato. In questo articolo ricostruiamo che cosa prevedevano le bozze, perché quelle misure hanno sollevato così tante perplessità, e quale sia oggi lo stato della riforma.

Cosa prevedevano le bozze: tre restrizioni nel mirino

Stando a quanto riportato da fonti come Today.it e Rai News, le versioni preliminari della riforma del Codice della Strada 2026 contenevano tre misure specifiche rivolte ai conducenti che hanno superato gli 85 anni di età:

  • Divieto di circolazione in autostrada: gli ultraottantacinquenni non avrebbero potuto accedere alle autostrade italiane, indipendentemente dal loro stato di salute o dall’esito delle visite mediche periodiche.
  • Tasso alcolemico zero assoluto: per questa fascia d’età era previsto il divieto totale di mettersi al volante dopo aver consumato qualsiasi quantità di alcol, un regime più restrittivo rispetto a quello già vigente per i neopatentati.
  • Limite di 100 chilometri dalla residenza: gli over 85 avrebbero potuto guidare soltanto entro un raggio di cento chilometri dalla propria abitazione, con conseguenze potenzialmente pesanti per chi vive in aree rurali o ha familiari lontani.

Le tre misure, prese insieme, disegnavano un quadro molto restrittivo. Non si trattava di requisiti legati a una valutazione individuale delle capacità cognitive o motorie del singolo conducente, ma di divieti automatici applicati per il solo fatto di aver raggiunto una determinata età anagrafica. È proprio questo aspetto — l’automatismo, l’assenza di una valutazione caso per caso — che ha alimentato le critiche più sostanziali.

Il nodo dell’automatismo: età anagrafica contro valutazione individuale

Il dibattito sollevato dalle bozze tocca una questione di principio che va ben oltre la mobilità degli anziani. Stabilire limiti basati esclusivamente sull’età significa equiparare situazioni che possono essere profondamente diverse: un ottantasettenne in piena salute, con riflessi integri e una lunga esperienza di guida, si sarebbe trovato soggetto alle stesse restrizioni di un coetaneo con patologie che compromettono concretamente la sicurezza alla guida.

In molti paesi europei il tema della guida in età avanzata viene affrontato con strumenti diversi: visite mediche più frequenti, test cognitivi periodici, valutazioni da parte di specialisti in medicina del traffico. Il principio di fondo è che l’idoneità alla guida debba essere accertata individualmente, non presunta in negativo sulla base di una soglia anagrafica. Le bozze del Codice della Strada 2026 sembravano invece scegliere la strada opposta, quella della semplificazione burocratica che, però, rischiava di tradursi in una discriminazione per ragioni di età.

Va aggiunto un dato di contesto: l’Italia è uno dei paesi europei con la popolazione più anziana. Secondo le proiezioni demografiche, la quota di ultrasettantacinquenni sul totale della popolazione è destinata a crescere nei prossimi decenni. Limitare la mobilità di questa fascia della popolazione non è soltanto una questione di libertà individuale: ha ricadute concrete sulla qualità della vita, sull’accesso alle cure mediche, sulla possibilità di mantenere relazioni sociali e, non da ultimo, sull’autonomia economica di chi vive in aree non servite da trasporto pubblico efficiente.

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Il dietrofront: su espressa richiesta del ministro Salvini

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato in agosto 2026 che le restrizioni per gli over 85 circolate nelle bozze verranno eliminate dal testo finale della riforma. La precisazione è arrivata «su espressa richiesta del ministro Salvini», come riportato da Today.it. Il tema del codice della strada over 85 si chiude quindi, almeno per ora, con un’esclusione di quelle misure dal provvedimento definitivo.

Matteo Salvini, titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha guidato personalmente la retromarcia. Si tratta di una scelta politica che tiene conto della sensibilità del tema: toccare la libertà di movimento degli anziani è un argomento che attraversa trasversalmente l’elettorato e che può generare resistenze anche in fasce di popolazione tradizionalmente vicine al centrodestra. La decisione di eliminare le restrizioni prima ancora che il testo fosse approvato dimostra una certa capacità di lettura del sentiment pubblico, indipendentemente da come si valuti il merito della scelta.

La retromarcia, però, non significa che il tema sia destinato a sparire dall’agenda. Le questioni legate alla sicurezza stradale e all’idoneità alla guida in età avanzata restano aperte e continueranno a essere discusse, probabilmente con strumenti più calibrati e meno blunt rispetto ai divieti automatici per fascia d’età.

Cosa rimane nella riforma: il divieto per i pedoni con lo smartphone

Mentre le restrizioni per gli over 85 vengono stralciate, la riforma del Codice della Strada 2026 include altre novità. Una delle più discusse riguarda i pedoni: il testo prevede il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’attraversamento della strada. Si tratta di una misura che risponde a un fenomeno documentato: l’uso del telefono mentre si cammina distrae e riduce la percezione del traffico circostante, con conseguenze che possono essere gravi soprattutto negli attraversamenti pedonali.

La norma sui pedoni e gli smartphone rappresenta un cambio di prospettiva rispetto al passato: per la prima volta, il Codice della Strada interviene esplicitamente sul comportamento dei pedoni in relazione ai dispositivi tecnologici. È un segnale che la riforma intende fare i conti con le abitudini del presente, anche se l’applicazione concreta di un simile divieto solleva interrogativi pratici non banali: come si accerta l’infrazione? Chi la contesta? Con quali strumenti di controllo?

Questi sono i dettagli che il testo definitivo dovrà chiarire, e che saranno oggetto di attenzione da parte di giuristi, associazioni di categoria e addetti ai lavori nei prossimi mesi.

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Il contesto più ampio: la riforma del Codice della Strada 2026

Il Codice della Strada italiano è un testo che ha subito numerose modifiche nel corso dei decenni, spesso in risposta a emergenze specifiche o a direttive europee. La riforma del 2026 si inserisce in un momento in cui la mobilità urbana e interurbana sta cambiando rapidamente: l’elettrificazione del parco auto, la diffusione dei monopattini e dei mezzi di micromobilità, l’aumento del traffico ciclistico nelle città, la diffusione dei sistemi di assistenza alla guida — tutti questi fattori rendono il codice vigente sempre più inadeguato rispetto alla realtà delle strade italiane.

Aggiornare il Codice della Strada è quindi una necessità reale, non una scelta arbitraria del governo in carica. Il problema, come dimostra la vicenda delle restrizioni per gli over 85, è che le riforme di questo tipo toccano interessi e sensibilità molto diverse, e che le bozze preliminari — spesso incomplete o prive del necessario equilibrio — possono generare reazioni sproporzionate rispetto all’intenzione originaria del legislatore.

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Il processo legislativo italiano prevede che le bozze circolino tra i ministeri, le commissioni parlamentari e le parti interessate prima di approdare al testo definitivo. È una fase fisiologica, ma che nell’era dei social media ha un effetto amplificatore: le disposizioni ancora in discussione diventano notizia, vengono commentate e criticate come se fossero già legge, e questo può accelerare o condizionare le decisioni politiche finali. La vicenda del codice della strada over 85 è un esempio calzante di questa dinamica.

La mobilità degli anziani: un tema che non si esaurisce con una retromarcia

Eliminare le restrizioni per gli ultraottantacinquenni dalla riforma non significa che il problema non esista. La sicurezza stradale in età avanzata è un tema reale, affrontato con strumenti diversi in diversi paesi europei. In Germania, ad esempio, non esistono limiti di età per la patente, ma le visite mediche diventano più frequenti con l’avanzare degli anni. Nel Regno Unito, i conducenti over 70 devono rinnovare la patente ogni tre anni e dichiarare eventuali condizioni mediche rilevanti. In Francia, il medico di base ha un ruolo chiave nella valutazione dell’idoneità alla guida dei pazienti anziani.

Nessuno di questi sistemi è perfetto, ma tutti condividono un principio: la valutazione dell’idoneità alla guida deve essere individuale, non collettiva. Un anziano di 87 anni con riflessi integri, vista corretta e nessuna patologia neurologica non è automaticamente un pericolo pubblico; un sessantenne con gravi deficit cognitivi, invece, lo è. L’età anagrafica è un indicatore grezzo, utile forse per pianificare politiche di salute pubblica, ma insufficiente come criterio unico per limitare un diritto fondamentale come la libertà di circolazione.

Questo è il nodo che la politica italiana dovrà affrontare in modo più strutturato nei prossimi anni. La retromarcia sulle bozze del 2026 è comprensibile sul piano politico, ma non esime il legislatore dal trovare risposte più equilibrate e scientificamente fondate al problema della guida sicura in età avanzata.

Domande frequenti sul codice della strada over 85

Gli over 85 potranno ancora guidare in autostrada?

Sì. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha confermato che il divieto di circolazione in autostrada per gli ultraottantacinquenni, previsto nelle bozze della riforma, non entrerà nel testo finale. Gli over 85 non subiranno restrizioni automatiche legate all’età per quanto riguarda la circolazione autostradale.

Il limite di 100 chilometri da casa è stato eliminato?

Sì. Anche il limite di 100 chilometri dalla residenza, che avrebbe ristretto significativamente la mobilità degli anziani, è stato eliminato dalla riforma su espressa richiesta del ministro Salvini.

Cosa cambia invece con la nuova riforma?

Tra le novità confermate figura il divieto di utilizzo dello smartphone per i pedoni durante l’attraversamento della strada. Per le altre disposizioni della riforma del Codice della Strada 2026, sarà necessario attendere il testo definitivo.

Conclusione: una riforma ancora in divenire

La vicenda delle restrizioni per gli over 85 nel nuovo Codice della Strada racconta qualcosa di più ampio del semplice dietrofront governativo: racconta la difficoltà di riformare un testo normativo complesso in un clima di comunicazione accelerata, dove le bozze diventano immediatamente oggetto di dibattito pubblico prima ancora di essere definitive. Il ministro Salvini ha scelto di eliminare le misure più controverse prima che il testo fosse approvato, e il Ministero delle Infrastrutture ha confermato che il codice della strada over 85 non prevederà divieti automatici per fascia d’età. Resta aperta, però, la domanda più profonda: come garantire sicurezza stradale senza sacrificare l’autonomia e la dignità delle persone anziane? È una domanda che la politica italiana — e non solo — dovrà continuare ad affrontare, con più dati, più scienza e meno improvvisazione normativa.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.