Addio a Rosellina Archinto, la fondatrice di Emme Edizioni che cambiò per sempre l’editoria per l’infanzia in Italia
È scomparsa il 21 agosto 2026 a Santa Margherita Ligure, all’età di 93 anni, Rosellina Archinto, la donna che più di ogni altra ha trasformato il modo in cui l’Italia guarda all’editoria per l’infanzia. Nata a Genova nel 1933, fondatrice della storica casa editrice Emme Edizioni, Archinto è stata una pioniera nel senso più autentico del termine: non si è limitata a pubblicare libri per bambini, ma ha ridefinito il concetto stesso di cosa potesse e dovesse essere un libro destinato ai più piccoli. La notizia della sua morte ha attraversato rapidamente il mondo culturale italiano, suscitando un’ondata di ricordi, riconoscimenti e riflessioni su un’eredità che continua a plasmare generazioni di lettori, illustratori ed editori.
Chi era Rosellina Archinto: una vita dedicata alla cultura dell’infanzia
Nata nel 1933 in una Genova che ancora portava i segni di un’Italia in trasformazione, Rosellina Archinto crebbe in un ambiente in cui la cultura era un valore fondante. La sua traiettoria professionale la portò a confrontarsi con il mondo dell’editoria in un’epoca in cui la letteratura per bambini era spesso considerata un settore secondario, quasi un ripensamento rispetto alla grande produzione per adulti. Era un campo dominato da canoni rigidi, da illustrazioni convenzionali, da testi che raramente osavano spingersi oltre il rassicurante e il pedagogico nel senso più stretto del termine.
Fu proprio questa rigidità a stimolare in Archinto una risposta creativa e imprenditoriale di straordinaria lungimiranza. Capì prima di molti altri che i bambini non erano lettori di serie B, ma un pubblico capace di recepire complessità visiva, ambiguità narrativa, bellezza formale. Capì che un albo illustrato poteva essere un’opera d’arte a tutti gli effetti, che le immagini parlavano una lingua propria accanto alle parole, e che quella lingua meritava rispetto, cura, investimento.
La fondazione di Emme Edizioni fu l’atto concreto di questa visione. Con quella casa editrice, Archinto non aprì soltanto un catalogo: aprì una finestra su un mondo editoriale internazionale che in Italia era ancora largamente sconosciuto, portando nel nostro paese autori e illustratori che avrebbero segnato la storia della letteratura per l’infanzia a livello globale.
Emme Edizioni: un progetto editoriale rivoluzionario
Comprendere l’importanza di Rosellina Archinto significa comprendere cosa rappresentò Emme Edizioni nel panorama culturale italiano. In un’epoca in cui l’editoria per l’infanzia era spesso appannaggio di grandi gruppi che puntavano sulla serialità e sulla sicurezza commerciale, Emme fu qualcosa di radicalmente diverso: un progetto editoriale con una precisa identità estetica e intellettuale, costruita intorno alla convinzione che i libri per bambini dovessero essere belli, coraggiosi, capaci di sorprendere.
Archinto aveva uno sguardo internazionale che era raro nell’Italia di quegli anni. Sapeva guardare oltre i confini nazionali, intercettare tendenze e talenti che ancora non avevano trovato spazio nel mercato italiano, e portarli al pubblico con una cura editoriale che non aveva nulla da invidiare ai migliori editori europei e americani. Il risultato fu un catalogo che divenne un punto di riferimento non solo per i lettori e le famiglie, ma per tutti coloro che lavoravano nell’ambito della cultura visiva e della letteratura destinata ai più giovani.
Quello che Emme fece, sotto la guida di Archinto, fu anche un atto di fiducia nei confronti del pubblico italiano: la fiducia che i lettori, anche i più piccoli, fossero pronti ad accogliere opere che non scendevano a compromessi con la mediocrità, che non si accontentavano del già visto. Quella fiducia fu ripagata, e il catalogo di Emme Edizioni rimane ancora oggi un documento straordinario di cosa possa essere l’editoria per l’infanzia quando è guidata da una visione autentica.
Il contesto culturale: l’Italia e la letteratura per bambini nel Novecento
Per apprezzare pienamente il contributo di Rosellina Archinto, vale la pena soffermarsi sul contesto in cui essa si inserì. La letteratura per l’infanzia in Italia aveva una tradizione consolidata — basti pensare a Collodi, a De Amicis, a figure che avevano contribuito a costruire un immaginario nazionale — ma nel corso del Novecento aveva faticato a rinnovarsi con la stessa velocità con cui lo facevano i mercati editoriali anglosassoni, nordici o francesi.
All’estero, già dagli anni Cinquanta e Sessanta, si stava sviluppando una vera e propria rivoluzione nell’albo illustrato: autori e illustratori stavano sperimentando nuovi linguaggi visivi, nuove strutture narrative, nuovi modi di concepire il rapporto tra testo e immagine. Quella rivoluzione tardava ad arrivare in Italia, o arrivava in modo frammentario, senza un progetto sistematico alle spalle.
Archinto fu tra le prime a capire che il problema non era la qualità del pubblico italiano, ma la mancanza di mediatori culturali capaci di fare da ponte tra quella produzione internazionale d’avanguardia e i lettori italiani. Emme Edizioni fu esattamente quel ponte: un luogo in cui la migliore produzione mondiale per l’infanzia trovava una casa italiana, tradotta con cura, presentata con attenzione, inserita in un contesto che ne valorizzava la portata culturale.
Questo lavoro di mediazione culturale è forse l’aspetto meno visibile ma più importante dell’eredità di Archinto. Non si trattava solo di importare titoli stranieri: si trattava di educare un mercato, di formare un gusto, di dimostrare che l’editoria per l’infanzia poteva e doveva essere presa sul serio quanto qualsiasi altra branca dell’editoria.
Una pioniera nell’era dell’illustrazione come arte
Uno degli aspetti più significativi del lavoro di Rosellina Archinto riguarda il ruolo che ella assegnò all’illustrazione. In un’epoca in cui le immagini nei libri per bambini erano spesso considerate un semplice complemento decorativo al testo, Archinto sostenne con forza e coerenza che l’illustrazione era un linguaggio autonomo, capace di raccontare storie proprie, di creare emozioni proprie, di avere una propria dignità artistica.

Questa posizione non era scontata. L’illustrazione per l’infanzia era spesso guardata con sufficienza dal mondo dell’arte e della critica letteraria, come se il fatto di essere destinata ai bambini la rendesse automaticamente minore. Archinto rifiutò questa gerarchia con la stessa determinazione con cui rifiutò l’idea che i bambini fossero lettori da educare in modo paternalistico piuttosto che da coinvolgere come interlocutori autentici.
Il risultato fu un catalogo in cui le immagini avevano lo stesso peso delle parole, in cui la scelta degli illustratori era frutto di una riflessione estetica profonda, in cui la qualità visiva di un libro era considerata tanto importante quanto la qualità del testo. Questo approccio influenzò profondamente il modo in cui l’editoria italiana per l’infanzia avrebbe concepito il proprio lavoro negli anni e nei decenni successivi.
L’attenzione di Archinto per l’illustrazione si inseriva in un movimento più ampio che, a livello internazionale, stava riconoscendo agli albi illustrati uno statuto culturale sempre più elevato. Oggi quella battaglia è in gran parte vinta: l’illustrazione per l’infanzia è riconosciuta come forma d’arte a pieno titolo, ci sono musei, premi, festival dedicati, e la figura dell’illustratore gode di un rispetto che quarant’anni fa era impensabile. Archinto fu tra coloro che contribuirono a costruire le fondamenta di questo riconoscimento, almeno nel contesto italiano.
L’eredità culturale: cosa rimane del lavoro di Archinto
Parlare dell’eredità di Rosellina Archinto significa parlare di generazioni di lettori che hanno incontrato la bellezza attraverso i libri di Emme Edizioni, di illustratori e autori italiani che sono cresciuti guardando quel catalogo come un modello di riferimento, di editori che hanno imparato da lei cosa significa avere una visione e mantenerla con coerenza nel tempo.
Significa anche parlare di un modo di fare editoria che metteva la qualità al centro, anche quando questo comportava rischi commerciali. In un settore spesso dominato da logiche di mercato che privilegiano la sicurezza del già noto, Archinto dimostrò che era possibile costruire un progetto editoriale di successo partendo dall’eccellenza, dalla cura, dalla volontà di offrire al pubblico qualcosa di davvero nuovo e significativo.
L’editoria per l’infanzia italiana di oggi deve molto a quella lezione. I festival dedicati alla letteratura per ragazzi, la crescente attenzione critica agli albi illustrati, la presenza sempre più forte degli illustratori italiani sui mercati internazionali: tutto questo si inserisce in un percorso culturale di cui Archinto fu una delle artefici principali. Come documentano fonti come ANSA e Artribune, la sua figura è riconosciuta come fondamentale per la storia della cultura italiana del secondo Novecento.
Il lutto del mondo culturale italiano
La notizia della morte di Rosellina Archinto, avvenuta il 21 agosto 2026 a Santa Margherita Ligure, ha suscitato una risposta immediata e commossa da parte del mondo culturale italiano. Editori, scrittori, illustratori, bibliotecari, insegnanti: in molti hanno sentito il bisogno di fermarsi a ricordare una figura che aveva segnato profondamente il loro percorso professionale e intellettuale.
Non è un caso che le reazioni siano arrivate da ambiti così diversi. Archinto aveva lavorato su un terreno di confine tra mondi che spesso non comunicano tra loro: l’editoria e l’arte, la pedagogia e l’estetica, il mercato e la cultura. La sua capacità di muoversi con disinvoltura tra questi mondi, di costruire ponti e creare dialoghi, fu uno degli aspetti più preziosi del suo contributo.
Santa Margherita Ligure, la città ligure che la vide morire, è geograficamente vicina a Genova, la città che la vide nascere nel 1933. C’è qualcosa di circolare in questa geografia, in questo ritorno alla terra d’origine per chiudere un cerchio che aveva attraversato decenni di lavoro, di passione, di costruzione culturale.
Perché Rosellina Archinto conta ancora oggi
In un momento in cui l’editoria per l’infanzia è al centro di dibattiti vivaci — sulla diversità dei contenuti, sul ruolo dell’illustrazione digitale, sull’accesso alla lettura per i bambini di ogni background sociale — la figura di Rosellina Archinto offre una bussola preziosa. Non perché le sue risposte siano necessariamente le risposte di oggi, ma perché le domande che ella pose con il suo lavoro sono ancora le domande giuste: cosa meritano i bambini come lettori? Quale bellezza vogliamo offrire loro? Come può l’editoria essere un atto culturale e non solo commerciale?
Queste domande non hanno risposte facili, e il merito di Archinto non fu quello di averle risolte una volta per tutte, ma di averle poste con una chiarezza e una determinazione che hanno cambiato il campo. L’editoria per l’infanzia italiana non è la stessa di prima di lei, e questo è il segno più eloquente di una vita spesa bene.
Rosellina Archinto ci lascia a 93 anni, dopo una vita che fu essa stessa un atto editoriale: una storia costruita con cura, con visione, con la convinzione che le parole e le immagini abbiano il potere di cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. Per i bambini che hanno tenuto in mano i libri di Emme Edizioni, e per tutti coloro che hanno imparato da lei cosa significa fare cultura con serietà e passione, quella storia non finisce qui.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.




