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Ucraina, la NATO è a un bivio. Stoltenberg: “Due scenari possibili”

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Il 2024 rischia di rivelarsi presto uno dei peggiori anni nella storia recente dell’umanità: la NATO potrebbe infatti scendere in guerra contro gli invasori russi dell’Ucraina. Si tratterebbe di una svolta nel buio. Da lì potrebbe innescarsi un conflitto prima europeo e poi mondiale, di tipo nucleare. 

Se fare queste affermazioni anche solo due anni fa sarebbe sembrato assurdo, oggi non lo è più. Nelle scorse settimane la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno affermato che occorre “prepararsi” perché “la guerra non è imminente ma non è impossibile“. L’Europa, hanno dichiarato, “deve svegliarsi in fretta” e riarmarsi perché “se vuoi la pace prepara la guerra“. Così adesso il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, parla di un bivio che la NATO deve affrontare.

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg durante la cerimonia del 75° anniversario a Bruxelles il 4 aprile 2024. Foto Ansa/Alessandro Di Meo

Ucraina, una situazione drammatica

La guerra che Kiev combatte da 2 anni per resistere alla folle invasione armata della Russia è a un punto di svolta. L’Ucraina sta seriamente rischiando di perdere il conflitto. La prima linea del fronte può cedere, secondo quanto rivelato da alti gradi ucraini a Politico. Mancano 60 miliardi di aiuti militari dagli Stati Uniti, che il Congresso ha bloccato malgrado il via libera dell’Amministrazione Biden. In Occidente si ritiene che Putin sia sul punto di ordinare una nuova offensiva militare con l’arrivo della primavera e prima dell’estate.

Mosca ha riconvertito la propria economia in economia di guerra, con produzione a fini bellici 24 ore su 24, annullando in parte gli effetti delle sanzioni occidentali. Riceve inoltre armi e aiuti da Iran e Corea del Nord, e ha il sostegno della Cina. Secondo analisti e esperti, la Russia avrebbe le risorse per tentare la ‘spallata’ nella regione di Kharkiv. Lì il regime dittatoriale russo immaginerebbe una ‘zona cuscinetto‘ che isoli ulteriormente i territori che l’esercito russo ha strappato all’Ucraina mandando al macello centinaia di migliaia di soldati in 2 anni di conflitto. Un’altra ‘zona cuscinetto‘ potrebbe essere creata nella regione di Zaporizhzhia, lungo il fronte meridionale.

Manifestazione di protesta a Kiev per chiedere il ritorno a casa dei familiari prigionieri dei russi. Foto Ansa/Epa Sergey Dolzhenko

Le scelte della NATO

Ci sono due possibili scenari” dice quindi il segretario della NATO, Jens Stoltenberg, in occasione del 75° anniversario dell’Alleanza, celebrato il 4 aprile a Bruxelles. “Il primo prevede che gli alleati della NATO siano in grado di mobilitarsi per fornire ulteriore supporto. E che l’Ucraina riesca a riconquistare territori. L’altro scenario, invece, prevede che non riusciremo a fornire supporto. C’è la reale minaccia di ulteriori progressi della Russia, con la conquista di altri territori. A quel punto ci troveremmo in una posizione ancora più pericolosa“.

Se la Russia sfonda non si sa cosa può accadere

Il fatto è che l’unica via per raggiungere una pace duratura e giusta in Ucraina è “avere robuste forze ucraine, perché è il solo modo per convincere Vladimir Putin del fatto che non può vincere sul campo di battaglia. Che si deve sedere al tavolo e negoziare un qualche tipo di soluzione accettabile“. Con l’Ucraina che rimane una “nazione indipendente“. Il rischio in prospettiva è che la Russia sfondi. A quel punto Putin avrà una base ancora più solida per dettare condizioni a un eventuale tavolo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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