Il 16 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che abolisce il bollo auto per una fetta larghissima del parco circolante italiano: la misura, fortemente voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni, riguarda circa 14,5 milioni di veicoli, pari a oltre il 70% dell’intera flotta nazionale. Per chi si chiede come cambia la bollo auto esenzione 2026 — e soprattutto se la propria vettura rientra tra quelle esonerate — la risposta dipende essenzialmente da un parametro tecnico preciso: la potenza del motore. Ecco tutto quello che c’è da sapere, senza semplificazioni.
Il decreto fissa un criterio chiaro e misurabile: sono esenti dal bollo auto tutte le vetture con potenza non superiore a 80 kilowatt, equivalenti a circa 109 cavalli. La soglia vale indipendentemente dall’alimentazione: ne beneficiano quindi i veicoli a benzina, diesel e ibridi, purché la loro potenza non superi quel limite. Non si tratta di una distinzione ideologica tra tecnologie “verdi” e tradizionali, ma di una misura orientata alla capacità economica del proprietario, partendo dall’assunzione che chi guida un’auto di bassa o media potenza appartiene tendenzialmente alle fasce di reddito più contenute.
In termini pratici, la categoria coperta è quella delle citycar, delle utilitarie e di parte dei segmenti compatti. Si tratta delle automobili più diffuse sulle strade italiane, quelle che riempiono i parcheggi dei centri storici e i box dei condomini di periferia. Il provvedimento non nomina esplicitamente singoli modelli, ma chiunque voglia verificare la propria posizione può controllare la potenza indicata sul libretto di circolazione alla voce “P2” (potenza massima netta in kW): se il valore è uguale o inferiore a 80, l’esenzione si applica.
Il decreto introduce due limiti altrettanto importanti. Il primo è ovvio: le auto con potenza superiore a 80 kW continuano a pagare il bollo secondo le regole vigenti. Questo esclude automaticamente gran parte dei SUV di media e alta gamma, le berline premium, le sportive e qualsiasi vettura — anche compatta — equipaggiata con motori più prestazionali. Non è la categoria merceologica a determinare l’esclusione, ma il dato tecnico: un SUV urbano con motore da 70 kW rientrerebbe nell’esenzione, mentre una berlina familiare con 100 kW resterebbe soggetta al pagamento.
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Il secondo limite è meno scontato ma altrettanto rilevante: ogni contribuente può beneficiare dell’esenzione per un solo veicolo. Chi possiede più auto — anche tutte sotto la soglia degli 80 kW — potrà esonerare soltanto una di esse. La norma punta evidentemente a evitare che il risparmio fiscale vada a famiglie con garage pieni di utilitarie, concentrando il beneficio sul nucleo essenziale della mobilità quotidiana di ciascun intestatario.
Una delle novità più nette del provvedimento riguarda il mondo delle due ruote: tutti i motocicli e i ciclomotori sono esenti dal bollo, senza alcun limite di cilindrata o potenza. Non conta se si tratta di uno scooter da 50 cc o di una moto di grossa cilindrata: l’esenzione è universale per questa categoria. È una scelta politica che premia chi usa la moto come mezzo di trasporto principale — spesso per ragioni economiche o di praticità urbana — ma che va anche incontro a chi la moto la usa per passione, indipendentemente dal valore del mezzo.
Questa componente del decreto amplia ulteriormente la platea dei beneficiari, già molto vasta grazie alla soglia degli 80 kW per le auto. Complessivamente, come anticipato, si stima che il provvedimento interessi circa 14,5 milioni di veicoli, una cifra che rende la misura una delle più ampie riduzioni fiscali nel settore della mobilità privata degli ultimi decenni.
Nonostante l’approvazione in Consiglio dei ministri sia avvenuta il 16 settembre 2026, l’esenzione non è immediata: il decreto prevede che le nuove norme diventino operative a partire dal 2027. Questo significa che i bollettini in scadenza nelle prossime settimane e nei prossimi mesi vanno comunque pagati secondo le regole attuali. Chi ha il bollo in scadenza nell’autunno 2026 o nel primo semestre 2027 dovrà verificare con attenzione le date precise di applicazione, che saranno chiarite dalla normativa secondaria e dalle circolari delle Regioni.
Il bollo auto è infatti una tassa di competenza regionale: le Regioni lo riscuotono e ne gestiscono le aliquote entro i limiti fissati dalla legge statale. Proprio per questo, il decreto dovrà prevedere meccanismi di raccordo con gli enti territoriali, che perderanno una quota significativa di gettito. Al momento, i dettagli relativi a eventuali compensazioni finanziarie alle Regioni non sono stati confermati da fonti ufficiali verificabili, e saranno presumibilmente oggetto di negoziazione nella fase di conversione del decreto in legge.
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’approvazione del decreto definendo il bollo auto «una delle tasse più odiate dagli italiani». La frase sintetizza bene la strategia comunicativa del governo: presentare la misura non come un intervento tecnico sulla fiscalità dei trasporti, ma come un atto di restituzione verso i cittadini, con un’enfasi populare che va al di là del merito economico.
In effetti, il bollo auto ha sempre avuto una caratteristica che lo rende particolarmente sgradito: si paga anche per auto ferme in garage, anche per veicoli che percorrono pochissimi chilometri, anche per mezzi di scarso valore commerciale. Non è proporzionale all’uso, non è proporzionale al reddito (se non indirettamente, attraverso la potenza del motore), e viene percepito come una tassa sul possesso puro. Abolirla per la maggioranza del parco circolante risponde a una domanda diffusa che attraversa trasversalmente l’elettorato.
Secondo i dati citati dal governo, la misura interessa oltre il 70% della flotta nazionale: una proporzione che rende difficile contestarne la portata redistributiva, anche per chi avrebbe preferito interventi diversi — sul cuneo fiscale, sulla sanità, sull’istruzione. Il dibattito politico sulle priorità di spesa è aperto, ma il provvedimento in sé è tecnicamente lineare: un taglio fiscale ampio, con un criterio di selezione definito e verificabile. Per approfondire la normativa tecnica di riferimento è possibile consultare la copertura di Rai News con i dettagli sull’esenzione e sulle categorie escluse.
Per i proprietari di veicoli, il consiglio pratico è semplice: controllare la potenza del proprio mezzo sul libretto di circolazione, tenere presente il limite di un solo veicolo per contribuente, e attendere le istruzioni operative che arriveranno con la conversione del decreto e le comunicazioni delle singole Regioni. Non è il momento di smettere di pagare i bollettini già emessi: l’esenzione partirà dal 2027, e anticipare i tempi esporrebbe a sanzioni.
Chi possiede più veicoli sotto soglia dovrà probabilmente scegliere quale esonerare, e le modalità di questa scelta non sono ancora state definite dalla normativa attuativa. Chi ha una moto o un ciclomotore può invece guardare al 2027 con maggiore serenità: per le due ruote non ci sono condizioni da soddisfare. Il decreto approvato il 16 settembre 2026 segna comunque un cambiamento strutturale nella fiscalità della mobilità privata italiana: piccolo o grande che sia, il risparmio per milioni di famiglie diventerà reale non appena le norme entreranno in vigore.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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