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Sovranità dei dati europei: Meta minaccia di chiudere Facebook in UE

Come la sovranità dei dati UE non è rispettata dai giganti del web a bandiera statunitense.

Recentemente è stata applicata una sanzione record a Meta (proprietaria di Facebook, Instagram, Whatsapp), dal Garante della privacy europeo con sede in Irlanda. C’è chi parla adesso di un rischio, confermato anche dalla stessa azienda di Zuckerberg, di un possibile blocco dei servizi in tutta Europa. Qualora le parti non raggiungessero un accordo sul trasferimento dati. Ma non solo. 

La trasmigrazione dei dati dei cittadini europei dalle Bigtech verso il territorio USA, non è affatto una novità. Ma rappresenta una gigantesca falla nell’indipendenza tecnologica dell’UE dall’ingerenza di potenze straniere. Un tema di cui si parla troppo poco, e che non si prende abbastanza sul serio. Nonostante i numerosi scandali – Snowden, Schrems e Assange – che hanno denunciato come la rete globale dell’intelligence USA spii il mondo intero. Spesso, attraverso i social network.

Dati Meta/ FOTO ANSA

Trasferimento dati verso gli USA: Meta non rispetta gli avvertimenti della Corte Suprema

E’ di 1,2 miliardi di euro la sanzione comminata a Meta. Al centro, di nuovo, la questione del trasferimento dati verso gli USA, che rischia di causare anche un blocco di Facebook in Europa, se non si troverà una soluzione tecnica o giuridica. Che predisponga un nuovo meccanismo di trasferimento dei dati che sostituisca l’attuale Privacy Shield (nel mirino della Corte Ue). Il gigante dei social network non avrebbe tenuto conto di un avvertimento della Corte Suprema europea volto a proteggere i dati degli utenti dagli occhi indiscreti dei servizi di sicurezza statunitensi una volta spediti ai server d’oltreoceano. Attraverso questo provvedimento i giudici europei riaffermano un concetto chiave, che dovrebbe divenire la bussola delle future decisioni europee in materia di data protection: la volontà di garantire un’effettiva sovranità dei dati dei cittadini europei. Una sovranità costantemente minata e irraggiungibile, finchè l’UE dipenderà dai fornitori di server in cloud, social media, big tech, a bandiera statunitense. 

Dati / FOTO ANSA/ MAXIM SHIPENKOV

Queste notizie difatti non devono stupire. L’attività di spionaggio o di “monitoraggio” è vecchia quanto la storia della geopolitica (o della politica se si pensa ai delatori antichi). Da sempre nazioni ed imperi ne fanno ricorso per proteggere la sicurezza nazionale, per ottenere vantaggi competitivi, in tempo di pace ed in tempo di guerra. “Concedere” a Washington – come ad altri – la proprietà dell’infrastruttura tecnologica – di server in-cloud, bigdata dei social media, ed altro – significa regalare un potenziale di dati rilevantissimo. Che possono favorire operazioni di destabilizzazione mediatica di massa, come di disinformazione mirata. L’attività di predizione degli algoritmi di intelligenza artificiale possono anticipare trends sociali, politici, economici delle masse. Studiando la traiettoria geopolitica delle singole potenze, alleate o rivali. 

La potenza della rete cibernetica USA: gli occhi che spiano il mondo

La potenza di fuoco cibernetica degli USA, venne inequivocabilmente alla luce allo scoppio del caso Snowden. Che aveva scoperchiato un sistema di sorveglianza globale dove l’NSA e l’FBI avevano accesso diretto ai server di nove giganti del web tramite un programma segreto, dal nome in codice PRISM. Un programma creato nel 2007, al quale non mancavano nomi come Microsoft, Facebook, Apple, Google e Skype. I cui dati erano condivisi inoltre con i Paesi del mondo anglofono, i cosiddetti FIVE EYS. Tra cui Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda, Canada. A seguito dello scandalo che travolse l’amministrazione Obama, l’attivista per la privacy Max Schrems sfidò nel 2013 Facebook in Irlanda – dove l’azienda di social media ha la sua sede europea – sostenendo che i dati dei cittadini dell’UE fossero a rischio nel momento in cui venivano trasferiti negli Stati Uniti.

Meta/ FOTO ANSA/ JOHN G. MABANGLO

Oggi le due sentenze della Corte di Giustizia UE, che hanno regolato per la prima volta la materia, portano proprio il suo nome. Meta ha affermato che in assenza di un importante cambiamento legislativo e di un nuovo accordo tra UE e USA, potrebbe essere costretta a lasciare l’Europa. Ma non è chiaro se lo farà davvero o sia solo una minaccia come strumento di pressione politica.  Che tutto questo “chiasso” possa spingere le aziende UE a richiedere e pretendere la localizzazione dei dati ai partner commerciali statunitensi? O finalmente persuaderle a passare ad alternative nazionali/europee? La sovranità territoriale è un bene prezioso come ci ha ricordato lo scoppio della guerra in Ucraina. La sovranità dei dati, dovrebbe camminare ed essere difesa di pari passo. Ad oggi quella di noi europei è ancora merce di scambio.  

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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