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Nordio: “Cospito usa il suo corpo come un’arma”. L’anarchico al 41-bis morirà in carcere?

Il detenuto ha depositato al Dap una dichiarazione per non essere sottoposto ad alimentazione forzata se si trovasse in stato di incoscienza

L’anarchico Alfredo Cospito, 55 anni, in sciopero della fame da quasi 4 mesi, “morirà in carcere“, secondo il suo avvocato Flavio Rossi Albertini. Emergono intanto le motivazioni con le quali il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha respinto l’istanza di revoca del regime di carcere duro (41-bis) per il detenuto.  

Permane immutata la capacità” di Cospito “di orientare le iniziative di lotta della galassia anarco-insurrezionalista verso strategie e obiettivi sempre più rilevanti” scrive Nordio.

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Carlo Nordio (a sinistra) e Alfredo Cospito (in un’immagine del 2013). Foto Ansa

Il corpo di Cospito è la sua arma

Alfredo Cospito – sostiene Nordio nel provvedimento – ha iniziato lo sciopero della fame, forma di protesta tradizionalmente non violenta che invece, nel caso di specie ha assunto un significato assolutamente opposto. La dimostrazione la si trae da una frase pronunciata da Cospito: ‘il corpo è la mia arma’“. Perciò, secondo il Guardasigilli, “il corpo di Alfredo Cospito è divenuto il catalizzatore che serviva all’azione strategica del detenuto“. Ovvero un’azione “che chiedeva unità di intenti e obiettivi pur lasciando a ciascuna formazione la libertà e l’autodeterminazione in relazione alla tipologia di atti da compiere“.

Il rifiuto dell’alimentazione forzata

Lo scorso 3 febbraio il detenuto 55enne aveva deciso di non sottoporsi alla visita psichiatrica. E nelle scorse ore è arrivato da parte sua un altro rifiuto. Lo stato di digiuno di un recluso si può interrompere, su decisione dei giudici, attraverso l’alimentazione forzata. Questo può accadere quando la persona è incosciente o quando si è accertato che quel comportamento deriva da una patologia psichica. Ma tramite il suo legale Cospito ha depositato al Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, una dichiarazione con la quale chiede di non essere sottoposto all’alimentazione forzata nel caso in cui si trovasse in stato di incoscienza.

Nordio: “È lucido e autolesionista

Si è in presenza non già di una persona affetta da una patologia cronica invalidante ma di un soggetto sano e lucido“, sostiene il ministro Nordio. Cospito, quindi, si starebbe “procurando volontariamente uno stato di salute precario per finalità ideologiche. Perseverando nella sua condotta nonostante i reiterati inviti da parte dell’autorità sanitaria a desistere dal mantenere tale condotta autolesionistica” afferma il Guardasigilli.

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Manifesti di solidarietà ad Alfredo Cospito all’Università di Napoli occupata da un gruppo di studenti. Foto Ansa/Ciro Fusco

Il destino di Cospito è segnato?

Vi ringrazio me l’aspettavo” ha detto al suo avvocato Alfredo Cospito, commentando il rifiuto del Guardasigilli all’istanza di revoca del 41-bis. Da parte sua Flavio Rossi Albertini ha dichiarato di dare “quasi per scontato” che l’anarchico al 41-bis muoia dietro le sbarre. L’aggravamento delle condizioni di salute di Cospito sarebbe talmente netto da non lasciare speranze, data la volontà del detenuto di giungere alle estreme conseguenze della sua protesta contro il 41-bis a cui è sottoposto. E contro la possibilità che la sua condanna a 20 anni si trasformi presto in ergastolo ostativo.

Ma è possibile che nel 2023 un anarchico possa morire in carcere?“, si domanda l’avvocato di Alfredo Cospito. “Sospenderà lo sciopero della fame solo quando sarà revocato il 41-bis” a cui lo aveva destinato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e che Carlo Nordio ha ribadito. Cospito non si fermerà, secondo il suo legale, se si avvierà semplicemente un dibattito parlamentare sul regime di carcere duro. “Non è uno sciopero della fame per finta quello del mio assistito – aggiunge Rossi Alberini – non è una simulazione“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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