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Attentati alle ambasciate italiane, si segue la pista anarchica

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La diplomazia italiana è di nuovo sotto attacco e dietro agli attentati dei giorni scorsi potrebbe esserci la mano degli anarchici, che vogliono Alfredo Cospito libero.

Stretti attorno alle sorti del detenuto sottoposto al 41 bis a Sassari, avrebbero agito colpendo in poche ore il consolato generale di Barcellona, i cavi di un ripetitore di Torino e, se sarà confermata la pista delle indagini, perfino l’auto di un funzionario diplomatico a Berlino, incendiata di notte.

L’ambasciata italiana a Berlino. Foto Ansa

Attentati, cosa è successo

Sul rogo dell’Audi, nella capitale tedesca, la polizia locale non ha ancora fornito i dettagli dell’inchiesta. Ma la procura di Roma ha aperto un fascicolo sugli attentati e sospetta che la matrice degli agguati sia appunto quella anarchica. Del resto anche a Berlino è comparsa una scritta nei giorni scorsi a favore di Cospito: “No 41 bis, free Alfredo“, in un quartiere non lontano da quello dell’incendio.

L’attacco a Berlino

E l’ambasciata aveva richiesto alla polizia tedesca di innalzare le misure di vigilanza. Questo proprio in relazione all’allarme attentati scatenato dall’attacco incendiario di dicembre all’auto della prima consigliera diplomatica dell’ambasciata di Atene, Susanna Schlein. La tensione sul caso è di nuovo molto alta. Sugli attacchi ai bersagli diplomatici è intervenuta la premier Giorgia Meloni, che ha espresso “preoccupazione e attenzione a questi nuovi casi di violenza nei confronti dei diplomatici italiani“. “Ho fatto pervenire la mia solidarietà e quella del Governo italiano al Primo Consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, Luigi Estero, per l’attentato che ha provocato l’incendio della sua automobile nella capitale tedesca“, ha spiegato la premier, attesa a Berlino venerdì prossimo per la prima visita ufficiale al cancelliere Olaf Scholz.

Il rogo dell’auto a Berlino è stato denunciato alla polizia da testimoni intorno alle 3.10 del mattino del 28 gennaio. E nell’incendio, stando alle prime ricostruzioni, è rimasta coinvolta anche una Opel. Nelle ore precedenti, a Barcellona, qualcuno aveva infranto la vetrata del palazzo in cui ha sede il Consolato generale d’Italia, imbrattando la parete d’ingresso con le scritte: “Libertat Cospido“, “Amnestia totale“. Espliciti i riferimenti all’anarchico, condannato a 20 anni di carcere per una serie di attentati rivendicati fra il 2003 e il 2016. Il giornale El Periodico ha parlato di “cinque incappucciati” registrati da una telecamera di sicurezza, ma la polizia catalana non ha confermato, aggiungendo solo che “c’è un’indagine in corso“.

Manifestazione per Alfredo Cospito, condannato al carcere duro in regime del cosiddetto 41 bis. Foto Ansa/Tino Romano

Chi è Alfredo Cospito

Alfredo Cospito, detenuto nel carcere Bancali di Sassari sotto il regime del 41 bis, ha iniziato uno sciopero della fame il 20 ottobre scorso e ultimamente le sue condizioni si sono aggravate al punto da indurre il Garante nazionale delle persone private della libertà a intervenire. E a chiedere il trasferimento immediato in una struttura in grado di prestargli un’assistenza migliore. Proprio nelle scorse settimane era partita una “chiamata internazionale all’azione” via web su siti riconducibili alla galassia anarchica, per ribadire solidarietà al torinese 56enne. Ora, dopo gli attentati a Berlino e Barcellona, si fa strada con forza l’ipotesi della pista anarchica.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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