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Qatargate, si decide la sorte di Eva Kaili

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È attesa entro giovedì 22 dicembre, a Bruxelles, la decisione dei giudici su Eva Kaili, nell’ambito del Qatargate. Per la ex vicepresidente dell’Europarlamento i legali hanno chiesto al tribunale di concedere la scarcerazione con braccialetto elettronico. 

L’udienza davanti alla camera di consiglio della capitale belga si è svolta a porte chiuse. Eva Kaili, 44 anni, “sta partecipando attivamente all’inchiesta e noi rigettiamo tutte le accuse” hanno detto i suoi avvocati.

Eva Kaili, 44 anni. Foto Ansa/Epa Jalal Morchidi

“Kaili non è corrotta”

Non è mai stata corrotta” hanno aggiunto i legali di Kaili al termine dell’udienza sul Qatargate. “Abbiamo chiesto la scarcerazione con il braccialetto elettronico, ha una figlia da cui tornare, non vuole scappare“, ha spiegato l’avvocato greco Michalis Dimitrakopoulos. “La decisione dei giudici sarà presa stasera sul tardi“, hanno evidenziato i legali della destituita vicepresidente del Parlamento Ue.

La giustizia belga dovrà decidere, dunque, se far continuare o meno la detenzione di Kaili. Come è noto, la donna è stata arrestata lo scorso 9 dicembre a Bruxelles con l’accusa di essere corrotta e aver illecitamente incassato denaro da emissari del Qatar, il paese che ha ospitato i Mondiali di calcio. L’inchiesta sul Qatargate, condotta dal giudice belga Michel Claise, ha dato luogo a 20 perquisizioni in Belgio tra il 9 e il 12 dicembre. La polizia ha passato al setaccio anche i locali del Parlamento europeo a Bruxelles.

Qatargate, trema l’Europarlamento

Nello scandalo del Qatargate che sta gettando nel caos il Parlamento europeo – sarebbero più di 60 i deputati coinvolti – e sta creando tensioni tra Qatar e Ue, Kaili è sotto inchiesta con il compagno Francesco Giorgi, italiano, assistente parlamentare. Ma anche con l’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri. Eva Kaili nega di aver ricevuto denaro dal Qatar per influenzare le sue decisioni politiche. Secondo una fonte giudiziaria belga, nel suo appartamento di Bruxelles le forze dell’ordine avrebbero trovato sacchi pieni di banconote del valore complessivo di 150mila euro. Ma Eva Kaili “non sapeva dell’esistenza di questi soldi” in casa sua ha detto il suo avvocato Dimitrakopoulos, accusando Giorgi di aver “tradito la fiducia” della sua partner.

André Risopoulos (dx) e Michalis Dimitrakopoulos (sx), avvocati di Eva Kaili, all’udienza preliminare a Bruxelles, il 22 dicembre 2022. Foto Ansa/Epa Olivier Hoslet

“Tradita dal suo partner”

Kaili, “non è mai stata corrotta“, sono le parole dell’avvocato pronunciate al suo arrivo in tribunale a Bruxelles, “spero nella scarcerazione“. Il 21 dicembre Dimitrakopoulos ha avuto un colloquio di 4 ore con Kaili, detenuta nella prigione di Haren, fuori Bruxelles. “Si sente tradita dal suo partner, si fidava di lui, lui l’ha tradita” ha detto il legale della ex vicepresidente del Parlamento Ue lasciando la casa circondariale. “Non è né una sospetta fuggitiva né può manomettere le prove dell’indagine“, ha evidenziato l’avvocato tracciando la linea difensiva. Per poi chiedere la scarcerazione, pur ammettendo che “l’esito dell’udienza è imprevedibile“.

Secondo la stampa greca, i pubblici ministeri belgi avrebbero nel mirino “oltre 60 eurodeputati“, la maggior parte del gruppo dei Socialisti e Democratici e del Partito popolare europeo (Ppe), ma anche dei “nuovi partiti della destra“. La corruzione per ripulire a livello internazionale l’immagine di regimi dittatoriali del Golfo Persico, e non solo (sembra coinvolto anche il Marocco) sarebbe stata dunque massiva e trasversale a ogni schieramento politico. Se così fosse, per il Parlamento europeo si tratterebbe di uno scandalo che può minarlo alle fondamenta.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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