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Qatargate e Maroccogate, “oltre 60 eurodeputati a libro paga”

Dalla stampa nuove indiscrezioni. Intanto Francesco Giorgi avrebbe ammesso di aver gestito i soldi della corruzione

Le ombre sempre più cupe del Qatargate di Buxelles si stendono sul Consiglio europeo al via giovedì 15 dicembre.

La riunione dei capi di Governo dei 27 Stati membri dell’Unione dovrà fare i conti con gli sviluppi di ora in ora sempre più clamorosi dell’inchiesta della magistratura belga che scuote l’Europarlamento e sconvolge l’opinione pubblica del Vecchio Continente.

Ci sarebbe anche il Marocco fra i paesi esteri coinvolti nel Qatargate che sta facendo tremare il Parlamento Ue
Secondo indiscrezioni di stampa sarebbero decine gli europarlamentari coinvolti nell’inchiesta dei pm belgi sul Qatargate. Foto Ansa/Epa Stéhanie Lecocq

Il ruolo di Francesco Giorgi

Il quotidiano Le Soir, fra i primi media belgi a svelare il Qatargate il 9 dicembre scorso, sostiene che Francesco Giorgi, il compagno italiano della destituita vicepresidente del Parlamento Ue, la greca Eva Kaili, abbia confessato davanti ai magistrati. Giorgi è fra gli arrestati, con Kaili, Pier Antonio Panzeri e Niccolò Figà-Talamanca.

Francesco Giorgi, ex assistente di Pier Antonio Panzeri quando questi era eurodeputato del PD, lavorava attualmente per l’eurodeputato Andrea Cozzolino (PD). Quest’ultimo si è autosospeso. Per Giorgi il tribunale di Bruxelles ha stabilito che resti in carcere per almeno un mese, così come per Pier Antonio Panzeri. il compagno di Eva Kaili avrebbe ammesso agli inquirenti belgi, guidati dal giudice Michel Claise, di aver fatto parte di un’organizzazione che le intelligence del Marocco e del Qatar utilizzavano per condizionare i processi decisionali dell’Unione europea, a partire dal Parlamento, in un contesto corruttivo.

Il ruolo del Marocco

Il ruolo di Giorgi sarebbe stato quello di gestire i soldi in contanti che arrivavano agli europarlamentari. Secondo quanto scrive Le Soir, Giorgi avrebbe anche indicato di sospettare che Andrea Cozzolino e Marc Tarabella, entrambi europarlamentari del gruppo S&D, avrebbero preso soldi tramite Antonio Panzeri. Accuse che però i magistrati devono verificare. Il Marocco sarebbe coinvolto nella vicenda di sospetta corruzione attraverso il suo servizio di informazione esterna, la Dged. Secondo le accuse Panzeri, Cozzolino e Giorgi sarebbero stati in contatto con l’intelligence marocchina e con Abderrahim Atmoun, l’ambasciatore del Marocco in Polonia.

Qatargate, lo scandalo si allarga

Secondo la stampa greca, i pubblici ministeri belgi avrebbero nel mirino “oltre 60 eurodeputati“, la maggior parte del gruppo dei Socialisti e Democratici e del Partito popolare europeo (Ppe), ma anche dei “nuovi partiti della destra“. La corruzione per ripulire a livello internazionale l’immagine di regimi dittatoriali del Golfo Persico e non solo sarebbe stata dunque massiva e trasversale a ogni schieramento politico. Se così fosse per il Parlamento europeo si tratterebbe di uno scandalo che potrebbe minarlo alle fondamenta.

Metsola furibonda

Ne è ben consapevole la presidente Roberta Metsola, 43 anni, maltese, che entrando al Consiglio europeo del 15 dicembre ha dichiarato: “Le accuse che coinvolgono il Parlamento sono un colpo alla democrazia. E a tutto ciò su cui abbiamo lavorato per molti anni. Ci vogliono anni per costruire la fiducia, ma solo un momento per abbatterla“. Darò “il messaggio che non ci sarà impunità. Non ci sarà da nascondere sotto il tappeto, non ci sarà da fare come al solito“. “Farò tutto il possibile per ripristinare la posizione di Casa della democrazia, di legislatore, di istituzione che prende decisioni, pulita, e trasparente e che non è in vendita a attori stranieri“.

Roberta Metsola, presidente del Parlamento Ue, non farà sconti agli indagati, ha detto
Roberta Metsola, 43 anni, presidente del Parlamento Ue. Foto Ansa/Epa Stéphanie Lecocq

Meloni: “Qatargate devastante

Un commento sul Qatargate arriva anche dalla premier Giorgia Meloni. “I contorni sono abbastanza devastanti dice arrivando al Consiglio europeo. “In questi casi credo che conti molto la reazione e la reazione deve essere ferma e decisa“, ha aggiunto. “Si deve andare fino in fondo e non si devono fare sconti. Ne va della credibilità dell’Unione, delle nostre nazioni“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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