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Bielorussia, giallo sulla morte del braccio destro di Lukashenko

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Vladimir Makei, ministro degli Esteri della Bielorussia e stretto alleato del presidente Aleksandr Lukashenko, è morto improvvisamente all’età di 65 anni il 26 novembre. Le autorità di Minsk non hanno fornito spiegazioni. Appena 24 ore prima era stato ritratto accanto al nunzio apostolico del Vaticano in perfetta salute.

A dare notizia della morte di Makei, l’agenzia bielorussa Belta. “Il ministro degli Esteri Vladimir Makei è morto improvvisamente“, ha detto il portavoce del dicastero Anatoly Glaz citato da Sputnik Bielorussia, ripresa dall’agenzia russa Ria Novosti. Laconico, a mo’ di semplice epitaffio che nulla spiega, il tweet dell’account ufficiale del ministero degli Esteri di Minsk. “È deceduto il ministro degli Esteri della Repubblica di Bielorussia Vladimir Makei” e a seguire la foto in bianco e nero, che pubblichiamo, che ritrae Makei.

Vladimir Makei. Foto Twitter @BelarusMFA

Sullo sfondo della guerra in Ucraina, che confina a nord con la Bielorussia, il ministro degli Esteri di Minsk aveva in programma un incontro con il suo omologo russo Serghei Lavrov. Fra due giorni: lunedì prossimo 28 novembre. Il 25 novembre l’agenzia di stampa Belta aveva riferito di un incontro fra Makei e il nunzio apostolico vaticano Ante Jozic, mostrando una foto che li ritraeva seduti su due poltrone. “Siamo scioccati” ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, alla notizia dell’improvvisa morte del ministro.

“Putin vuole uccidere Lukashenko”

Ma ombre lunghe dell’improvvisa e non spiegata morte di Makei si stagliano dalla Bielorussia fino al Cremlino. Mosca, secondo il centro studi statunitense Robert Lansing Institute – che cita fonti nella leadership militare russa – ha preso una decisione sulla Bielorussia. Ovvero una “soluzioneradicale al problema di trascinare Minsk nella guerra contro l’Ucraina: eliminare il presidente Alexander Lukashenko.

Putin con Lukashenko. Foto Ansa/Epa Dmitry Azarov

O comunque costringerlo a collaborare, terrorizzandolo attraverso un fallito attentato. “Su istruzioni del presidente russo Vladimir Putin, l’intelligence militare russa potrebbe tentare nei prossimi giorni di perseguire uno scenario” ha argomentato l’istituto americano in un articolo pubblicato sul suo sito web. Tale “scenario” prevede “un attentato al presidente bielorusso Alexander Lukashenko o una sua imitazione con l’obiettivo di intimidirlo e spingerlo a ordinare finalmente alle sue truppe di impegnarsi direttamente nella guerra contro l’Ucraina, al fianco delle truppe russe.

Bielorussia sull’orlo della guerra

Comunque sia, il quadro è a tinte fosche per un paese come la Bielorussia. Già spaccato tra i fautori di Lukashenko e molta parte dell’opinione pubblica che lotta per una svolta democratica del paese dopo trent’anni di era post-sovietica dittatoriale. E contro le pressioni che Mosca fa sul paese, e sullo stesso Lukashenko, perché Minsk entri in guerra contro l’Ucraina al suo fianco. Poche settimane fa, lo scorso 7 ottobre, lo storico dissidente bielorusso Ales Bialiatski, fondatore del Centro per i diritti umani Viasna, ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Un segnale al presidente della Bielorussia ma anche a Putin.

Il Premio Nobel per la Pace 2022, Ales BIaliatski, in una foto del 2011. È tuttora in carcere in Bielorussia. Foto Ansa/Epa Tatyana Zenkovich

Tuttavia con Kiev la tensione resta alta. Secondo il Governo di Zelensky, la Bielorussia spinge migranti irregolari verso la frontiera con l’Ucraina. Lo scrive il giornale Ukrainska Pravda, citando guardie di confine ucraine. Avrebbero arrestato alla frontiera un gruppo di sei migranti provenienti da Pakistan e Bangladesh. Un video li mostra infreddoliti nella neve, dopo che sono stati bloccati dalle guardie. I sei migranti hanno raccontato di essere stati trasportati verso la frontiera a bordo di un’auto guidata da uomini in uniforme. Esattamente un anno fa, lo scorso autunno, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, la Bielorussia aveva spinto verso i confini di Polonia, Lituania e Lettonia migliaia di migranti fatti arrivare in aereo dalla Siria e da altri paesi poveri col miraggio di entrare nell’Unione Europea.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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