Alessio D'Amato. Foto Ansa/Riccardo Antimiani
Alle elezioni regionali nel Lazio, il prossimo anno, sarà Alessio D’Amato, assessore alla Sanità uscente, il candidato del PD per la successione a Zingaretti. Nel 2023 le regionali si svolgeranno anche in Lombardia, dove la situazione del maggior partito di opposizione resta al momento indefinita. In entrambe le regioni Centrodestra e Terzo Polo partono avvantaggiati.
La direzione del Partito Democratico del Lazio si è riunita il 15 novembre deliberando con un solo voto contrario la relazione del segretario Bruno Astorre, così come la proposta di Alessio D’Amato a candidato Presidente in vista delle regionali del prossimo anno. “Nessuna ombra di Calenda, questa è una candidatura unitaria che il PD oggi mette a disposizione di tutta la coalizione” ha detto D’Amato uscendo dalla direzione regionale dem al Nazareno.
Alessio D’Amato. Foto Ansa/Riccardo Antimiani
Il candidato alle regionali ha spiegato di volere “una coalizione la più ampia possibile che da domani deciderà anche sia gli aspetti programmatici che le modalità. Non ci sottraiamo neanche se ci saranno le primarie, è la nostra genesi, se questo serve a contribuire ad allargare il perimetro della coalizione. Una coalizione che vogliamo molto caratterizzata sui temi ambientali e climatici, sul no al nucleare e sui temi del lavoro. Questi – ha spiegato – devono essere gli elementi di fondo che caratterizzeranno l’indicazione di fondo che c’è stata.”
Quanto alle divergenze con Azione e Italia Viva, per D’Amato la campagna elettorale per le prossime elezioni regionali si conduce “con l’esperienza che abbiamo. Noi abbiamo governato 5 anni la Regione Lazio con ottimi risultati, proponendo delle soluzioni importanti per i nostri cittadini e credo che questo vada valorizzato. Mettiamo questa esperienza a disposizione di tutta la coalizione e sono fiducioso che possiamo vincere nel Lazio. Sarebbe un grande segnale per il nostro popolo e per il Centrosinistra, un riscatto e una rivincita anche rispetto a ciò che sono state le elezioni politiche’’.
Piefrancesco Majorino. Foto Ansa/Daniel Dal Zennaro
Fumata nera, invece, in Lombardia, sul nome del candidato di Centrosinistra alla Presidenza, in vista delle regionali del 2023. Se nel Lazio la direzione dem ha trovato la quasi unanimità sul nome di D’Amato, a Milano è nebbia fitta. In primo luogo perché suonano le sirene del Terzo Polo che chiama i moderati di sinistra alla convergenza sulla loro candidata: la storica ex ministra berlusconiana Letizia Moratti.
Così il Partito Democratico, contrariamente a quanto avvenuto nel Lazio, ha stilato un elenco di candidati da sottoporre agli alleati per le regionali. Ovvero a +Europa, Verdi, Sinistra Italiana e Civici europeisti. Il Movimento Cinque Stelle resta sullo sfondo. I dem sono spaccati: c’è chi i pentastellati li vuole e chi no. Fra democratici papabili per la corsa alla presidenza della Regione ci sono Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa nella giunta Sala a Milano, e l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino. Ma anche Fabio Pizzul, capogruppo PD uscente, che nei giorni scorsi aveva aperto all’idea di sostenere Letizia Moratti. Ci sono poi Antonio Misiani, economista e senatore eletto a Milano, Irene Tinagli, eurodeputata, e Simona Malpezzi, capogruppo al Senato.
Simona Malpezzi. Foto Ansa/Maurizio Brambatti
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