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Napoleone Bonaparte: sulla morte il mistero di un avvelenamento

Sulla chioma dell'imperatore tracce massicce di arsenico

Napoleone Bonaparte è uno dei personaggi storici più celebri e discussi di sempre. Per alcuni è un idolo, un modello, un esempio di tattica militare e ambizione. Per altri, invece, rappresenta l’arroganza del potere e in molti preferiscono guardare alla sua carriera come ad una parabola discendente. Di certo il generale francese è riuscito a segnare un’epoca, sulla scia dei suoi grandi modelli: Alessandro Magno e Giulio Cesare.

Si tratta di modelli che – stando alle ultime scoperte – potrebbe aver seguito anche nella morte. Tutti ricordano  di quel 5 maggio, che poi Manzoni ha esaltato in modo magistrale, ma le cause del decesso dell’imperatore dei francesi è un giallo irrisolto. L’esilio di Napoleone sull’isola di Sant’Elena, infatti, era iniziato il 15 ottobre del 1815. Ai tempi era relativamente giovane e ci si sarebbe aspettata una lunga permanenza.

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Ma Bonaparte rimase vivo sull’isola per meno di sei anni. Risiedeva a Longwood House, in condizioni di disagio e con un clima che non aiutava di molto le sue condizioni di salute precarie. Alla fine morì il 5 maggio del 1821. Nessuno ha mai potuto determinarne le cause del decesso con certezza, ma nelle sue ciocche di capelli gli esperti hanno trovato tracce di arsenico. Il grande generale è morto avvelenato?

Napoleone Bonaparte: l’avvelenamento come Alessandro Magno

Nella sua carriera Napoleone Bonaparte aveva cercato di seguire le tracce del grandissimo Alessandro Magno. Del generale macedone, morto in giovane età, cercava di ricalcare lo stile di vita – militare e frugale – e le imprese. Ma stando ad alcune ipotesi i due potrebbero aver condiviso anche la morte. Tra le tante ipotesi che gli storici del tempo hanno messo in piedi, c’è anche quella secondo cui Alessandro Magno sia morto per avvelenamento.

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E lo stesso Napoleone Bonaparte potrebbe aver subito lo stesso destino. Dopo la sua morte il medico Antommarchi eseguì l’autopsia con l’aiuto di diversi medici britannici. Il medico segnalò la presenza di un’ulcera gastrica cancerogena. L’equipe medica, dunque, attribuì la causa della morte ad un tumore allo stomaco, simile a quello che aveva avuto suo padre anni prima. La storia ci ha consegnato questa versione dei fatti finché un medico non ha contrastato questa teoria a metà degli Anni Cinquanta.

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Il dentista svedese Sten Forshufvud, appassionato di studi napoleonici, ha messo in dubbio tutto, prestando fede alle parole lasciate da Louis Marchand, cameriere di Napoleone, nel suo diario di memorie. Il cameriere, infatti, ipotizzava un avvelenamento da arsenico. Erano note già ai tempi varie ciocche di capelli di Bonaparte, che aveva donato in segno d’affetto. Dall’analisi di quelle ciocche gli studiosi hanno scoperto una presenza massiccia di veleno. Lo studioso è arrivato anche a fornire un nome dell’assassino: si sarebbe trattato del conte di Montholon. Costui era un avido politico con un risentimento personale nei confronti di Bonaparte. Oggi molti studi tendono a confermare la morte del generale per emorragia gastrointestinale, ma il giallo non si è mai veramente risolto.

Roberta Gerboni

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Siciliana, vive a Roma. Appassionata di scrittura e giornalismo fin da giovane, inizia il proprio percorso in redazione a 17 anni, occupandosi di cultura e attualità. Per tre anni redattore del Corriere di Gela, si è dedicata alla redazione di articoli per varie testate online.
Laurea Magistrale con Lode in Lettere Classiche all' Università degli Studi di Siena, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lettere a Catania.
Appassionata di salute, bellezza e delle vite dei reali di tutto il mondo.

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