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Russia, il mistero del sosia di Putin: è lui stesso a svelarlo

Ho rifiutato di avere un sosia. È stato durante gli anni più duri della lotta al terrorismo”. Questa inattesa affermazione è del presidente della Russia Vladimir Putin. Così, nel corso di un’intervista sui suoi 20 anni al potere, il leader del Cremlino Vladimir Putin ha rivelato l’esistenza di un piano segreto per usare controfigure che lo impersonassero in pubblico. “Il vostro sosia sarebbe andato nei posti pericolosi?”, lo ha incalzato un giornalista dell’agenzia di stampa Tass, secondo quanto riporta online Repubblica.

“Sì, sarebbe andato e si sarebbe mostrato in pubblico“, ha confermato Putin. Accadde, ha poi precisato, all’inizio degli anni 2000 quando la Russia era in guerra contro l’indipendentismo islamista nel Caucaso. Nominato premier e poi presidente ad interim nel 1999, Putin guidò la seconda guerra cecena che portò alla riconquista dei territori occupati dai separatisti ceceni. Una vittoria che scatenò un’ondata di attentati suicidi e di prese di ostaggi.

Come ricorda Rosalba Castelletti su Repubblica, in Russia circola da tempo la teoria – priva di fondamento – che Putin usi un sosia, o più d’uno, durante alcuni eventi pubblici. C’è chi ha confrontato le foto negli anni e chi è arrivato addirittura a ipotizzare che Putin sia morto e sia stato rimpiazzato da una controfigura.

In particolare dopo una sua assenza dalla scena pubblica per 10 giorni nel 2015. “Ci si annoia senza pettegolezzi”, commentò allora lo stesso Putin riapparendo in pubblico. Stavolta il giornalista della Tass gli ha mostrato una lista delle ricerche su Internet più popolari associate al suo nome. Una era: “Prove del sosia di Putin”. Nella stessa intervista Putin ha poi confermato che non possiede un cellulare.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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