Chi pensava che il 2026 potesse portare qualche sollievo sul fronte delle spese bancarie dovrà ricredersi. Altroconsumo, l’associazione italiana per la tutela dei consumatori, ha pubblicato nei primi giorni di settembre una dettagliata analisi sui costi conti correnti riferita agli otto mesi compresi tra gennaio e agosto 2026: il quadro che emerge è inequivocabile. Le banche stanno alzando le commissioni, soprattutto per chi si reca allo sportello, e i vantaggi — quando esistono — sono riservati quasi esclusivamente ai giovani che operano in modalità digitale. Per famiglie e pensionati, invece, la stangata è già realtà.
L’indagine di Altroconsumo si basa su un monitoraggio sistematico delle condizioni praticate dagli istituti di credito nel corso dei primi otto mesi del 2026. La metodologia adottata è quella del confronto tra profili-tipo di clientela: tre categorie rappresentative della popolazione italiana — i giovani, le famiglie e i pensionati — sono state analizzate in base alle loro abitudini di utilizzo del conto corrente, alla frequenza delle operazioni e alla preferenza per i canali fisici o digitali.
Il risultato più significativo riguarda le operazioni allo sportello: quelle transazioni che richiedono la presenza fisica in filiale — dai versamenti ai prelievi assistiti, dai bonifici effettuati con l’ausilio di un operatore alle semplici richieste di estratto conto cartaceo — sono diventate sensibilmente più costose. Secondo quanto rilevato dall’analisi, l’aumento può arrivare fino a 120 euro in più all’anno per chi utilizza prevalentemente i servizi in presenza. Una cifra che, su base mensile, equivale a dieci euro di spesa aggiuntiva: non una somma astronomica, ma un peso concreto e continuativo su chi non ha alternativa o non ha dimestichezza con il digitale.
L’analisi mette in luce anche un meccanismo che, nella sua semplicità, rivela molto sulla direzione strategica degli istituti bancari: gli sconti e le agevolazioni tariffarie esistono, ma sono strutturati in modo da premiare quasi esclusivamente i giovani con conti online. Chi ha meno di trent’anni, opera prevalentemente tramite app e non ha bisogno di mettere piede in filiale può ancora trovare condizioni vantaggiose — talvolta persino gratuite. Chi invece appartiene a una generazione diversa, o semplicemente ha un rapporto meno fluido con la tecnologia, si trova di fronte a un listino prezzi in continua crescita.
Comprendere chi viene colpito di più richiede di guardare nel dettaglio ai tre profili esaminati da Altroconsumo, perché le dinamiche sono molto diverse a seconda della fascia di clientela.
Il profilo del giovane cliente digitale è quello che le banche sembrano aver scelto come riferimento per la propria offerta di punta. Si tratta tipicamente di una persona tra i diciotto e i trent’anni, abituata a gestire tutto tramite smartphone, che utilizza l’home banking per i bonifici, i pagamenti contactless per gli acquisti quotidiani e raramente — se non mai — si reca in filiale. Per questo segmento, le offerte promozionali abbondano: canone zero o quasi, carte di debito gratuite, cashback sugli acquisti, zero commissioni sui bonifici online.
Non è filantropia bancaria: è una precisa scelta di acquisizione clienti. Le banche sanno che un giovane che entra oggi nel loro ecosistema digitale è potenzialmente un cliente per i prossimi quarant’anni, e che il costo marginale di gestire un conto interamente online è molto inferiore rispetto a un conto con operatività in filiale. Il giovane digitale, in sostanza, fa il lavoro della banca al posto della banca: esegue da solo le operazioni, non occupa il tempo degli sportellisti, non genera costi fissi di personale. Il risparmio viene poi parzialmente trasferito al cliente sotto forma di condizioni vantaggiose.
Il profilo della famiglia italiana media è più complesso. Si tratta di un nucleo con uno o due redditi, spese correnti da gestire, domiciliazioni di utenze, mutuo o affitto, e una certa frequenza di operazioni miste — alcune online, altre ancora affidate allo sportello per comodità o abitudine. Questo profilo è quello che storicamente si affidava ai conti correnti a pacchetto, quelli con un canone mensile fisso che include un certo numero di operazioni gratuite.
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Ebbene, è proprio su questo segmento che le banche stanno intervenendo con più decisione. I pacchetti vengono ridisegnati, le soglie di operazioni gratuite vengono abbassate, e le commissioni sulle operazioni allo sportello vengono aumentate anche per chi ha un contratto “tutto compreso” — perché i nuovi contratti ridefiniscono cosa si intende per “compreso”. Il risultato, secondo l’analisi di Altroconsumo, è che le famiglie si trovano a pagare di più senza che il servizio ricevuto sia necessariamente migliorato. Il passaggio al digitale viene incoraggiato — a volte in modo abbastanza esplicito — ma non sempre è una transizione semplice o desiderata.
Il terzo profilo, quello dei pensionati, è anche il più vulnerabile. Si tratta di persone che, nella maggior parte dei casi, hanno un rapporto consolidato con la propria banca da decenni, che ricevono la pensione accreditata sul conto e che utilizzano i servizi bancari in modo tradizionale: sportello, libretto degli assegni, operazioni assistite da un operatore. Sono clienti fedeli, ma sono anche i meno inclini — o i meno in grado — di migrare verso il digitale.
Per questo profilo, l’aumento dei costi conti correnti si traduce in un impatto economico immediato e difficilmente aggirabile. Non è solo una questione di preferenze: molti pensionati non dispongono di smartphone adeguati, non hanno familiarità con le app bancarie, e in alcune aree del Paese — specie nelle zone rurali o nei piccoli centri — la filiale è l’unico punto di contatto fisico con la propria banca. Chiedere a queste persone di “fare tutto online” non è semplicemente un consiglio pratico: è una richiesta che presuppone risorse tecnologiche, competenze digitali e connettività che non tutti hanno.
Famiglie e pensionati, dunque, sono le categorie che l’analisi di Altroconsumo indica come più colpite dagli aumenti. Non è una coincidenza: sono anche le categorie che hanno meno potere contrattuale individuale e meno mobilità verso alternative digitali.
Per capire il fenomeno nella sua interezza, è utile inquadrarlo in un contesto più ampio. Le banche italiane — come quelle europee in generale — stanno attraversando una fase di profonda trasformazione del proprio modello operativo. La rete fisica di filiali, che per decenni è stata il cuore pulsante del sistema bancario al dettaglio, è diventata sempre più costosa da mantenere rispetto ai ricavi che genera. Il personale di sportello, gli affitti degli immobili, i sistemi di sicurezza fisica: sono tutti costi fissi che pesano sui bilanci.
Nel corso degli ultimi anni, la digitalizzazione ha accelerato questa tendenza. Una quota crescente di clienti — soprattutto i più giovani — gestisce ormai il proprio conto senza mai mettere piede in una filiale. Le banche hanno quindi tutto l’interesse a disincentivare economicamente le operazioni allo sportello, rendendole più costose, e a incentivare quelle digitali, rendendole più convenienti o addirittura gratuite. È una strategia razionale dal punto di vista aziendale, ma che ha implicazioni sociali non trascurabili quando colpisce segmenti di popolazione che non possono o non vogliono adeguarsi.
C’è poi un secondo fattore: dopo anni di tassi di interesse ai minimi storici, il sistema bancario aveva ridotto drasticamente i margini sul credito e cercava di compensare con i ricavi da commissioni. Ora che il ciclo dei tassi si è evoluto, le banche stanno cercando di mantenere — e in alcuni casi aumentare — i ricavi da servizi, anche perché i margini di interesse sono soggetti a volatilità. Le commissioni sui conti correnti rappresentano una fonte di ricavo stabile e prevedibile, e la tentazione di aumentarle è forte.
Di fronte a questa tendenza, la domanda più concreta che si pone ogni correntista è: cosa posso fare? La risposta non è unica, ma ci sono alcune mosse che vale la pena considerare con attenzione.
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Il primo strumento è la comparazione. Il mercato dei conti correnti in Italia offre oggi una varietà di soluzioni molto ampia, e la differenza di costo tra il conto più caro e quello più economico — a parità di servizi — può essere significativa. Esistono portali di comparazione indipendenti e strumenti messi a disposizione da associazioni come Altroconsumo stessa, che consentono di confrontare le condizioni praticate da diversi istituti in base al proprio profilo di utilizzo. L’analisi pubblicata da Altroconsumo è un punto di partenza utile per chi vuole avere un quadro aggiornato della situazione.
Molti correntisti non sanno che le condizioni del conto corrente sono, almeno in parte, negoziabili. Soprattutto per i clienti di lunga data, con un rapporto consolidato con l’istituto, chiedere esplicitamente una revisione del canone o delle commissioni può portare a risultati concreti. Le banche preferiscono trattenere un cliente esistente — anche con qualche concessione — piuttosto che perderlo a favore di un concorrente. Vale la pena tentare, soprattutto se si hanno più prodotti (mutuo, investimenti, assicurazioni) concentrati nello stesso istituto.
Per chi non ha ancora dimestichezza con l’home banking, un approccio graduale può essere la soluzione più sostenibile. Non è necessario passare immediatamente a un conto completamente online: molte banche offrono soluzioni ibride che consentono di ridurre le operazioni allo sportello — e quindi i relativi costi — senza rinunciare completamente alla possibilità di interagire con un operatore quando necessario. Imparare a fare i bonifici online, per esempio, è un passo relativamente semplice che può ridurre sensibilmente la spesa annua.
Le banche sono obbligate per legge a comunicare ai clienti le variazioni delle condizioni contrattuali con un congruo preavviso. Queste comunicazioni — spesso inviate via posta ordinaria o tramite messaggi nell’area riservata dell’home banking — vengono troppo spesso ignorate. Leggerle con attenzione è invece fondamentale: conoscere in anticipo un aumento delle commissioni consente di valutare per tempo se conviene restare con il proprio istituto o cercare un’alternativa.
C’è una questione di fondo che l’analisi di Altroconsumo porta inevitabilmente alla luce, e che va oltre il semplice calcolo economico individuale: quella dell’inclusione finanziaria. In un sistema in cui i costi conti correnti aumentano per chi non usa il digitale, e i vantaggi sono riservati a chi lo usa, si rischia di creare una frattura tra cittadini di serie A — giovani, connessi, autonomi — e cittadini di serie B — anziani, meno alfabetizzati digitalmente, residenti in aree con scarsa connettività.
Questa non è una preoccupazione astratta. L’accesso a servizi bancari a costi ragionevoli è una condizione necessaria per la piena partecipazione economica alla vita sociale. Se tenere un conto corrente diventa troppo oneroso per determinate categorie, il rischio è che una parte della popolazione si allontani dal sistema bancario formale, con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di sicurezza, trasparenza e accesso al credito.
Le associazioni dei consumatori, Altroconsumo in testa, stanno svolgendo un ruolo importante nel rendere visibile questa dinamica e nel fare pressione affinché le istituzioni — Banca d’Italia, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, legislatore europeo — prestino attenzione al fenomeno. La strada verso un sistema bancario più equo passa anche da qui: dalla capacità di nominare il problema, misurarlo e portarlo all’attenzione pubblica con dati concreti.
Il 2026, insomma, si conferma un anno di svolta per il rapporto tra italiani e banche. Chi ha già abbracciato il digitale navigherà con relativa comodità; chi invece è rimasto ancorato ai canali tradizionali dovrà fare i conti — letteralmente — con una realtà sempre più costosa. Informarsi, confrontare e, quando possibile, agire sono le uniche armi a disposizione dei correntisti per non subire passivamente una tendenza che, almeno per il momento, sembra destinata a continuare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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