La notizia era nell’aria da settimane, ma l’ufficialità è arrivata il 28 agosto 2026: Report, il programma di giornalismo investigativo di Rai 3 che da decenni rappresenta uno dei punti di riferimento dell’informazione pubblica italiana, cambia volto. Sigfrido Ranucci lascia la conduzione dopo nove anni alla guida della trasmissione, sostituito da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Per chi segue il dibattito sul report rai nuovo conduttore, la decisione chiude una fase e apre interrogativi concreti sul futuro del giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico.
Per capire il peso di questo avvicendamento bisogna partire da una cifra: nove anni. Tanto è durata la gestione di Ranucci alla guida di Report, un arco di tempo in cui il programma ha attraversato stagioni politiche molto diverse, ha affrontato inchieste su potentati economici, intrecci tra affari e politica, conflitti di interesse e opacità istituzionali. Ranucci ha costruito attorno a sé un’identità forte, riconoscibile, spesso divisiva — caratteristica non insolita per chi fa giornalismo investigativo di lungo corso.
Nel panorama televisivo italiano, Report occupa una posizione peculiare: è uno dei pochi programmi che pratica l’inchiesta giornalistica con metodo, tempi lunghi e una vocazione alla documentazione. Non è intrattenimento travestito da informazione, né un talk show in cui le opinioni si scontrano senza risolversi. È — o aspira a essere — giornalismo nel senso più classico del termine: ricerca, verifica, confronto con le fonti, racconto strutturato. Ranucci ha incarnato questo modello per quasi un decennio, diventando per molti telespettatori il volto stesso della trasmissione.
Va detto che Ranucci non è solo un conduttore: riveste anche il ruolo di vicedirettore ad personam dell’Approfondimento Rai, una carica che gli conferisce un peso istituzionale all’interno dell’azienda che va ben oltre la semplice conduzione di un programma. Questo doppio ruolo ha reso la sua rimozione dalla guida di Report un passaggio più complesso di una semplice rotazione editoriale.
L’annuncio ufficiale è datato 28 agosto 2026. La Rai ha comunicato che Report avrebbe avuto una nuova conduzione nella stagione entrante, affidando il programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Non si tratta di nomi estranei al mondo dell’inchiesta televisiva: Presutti era già parte della redazione di Report in qualità di inviata e corrispondente, un percorso interno che la rende una scelta di continuità almeno sul piano professionale. Piervincenzi, dal canto suo, è un giornalista con una presenza consolidata nel panorama Rai.
La scelta di affidare la conduzione a due figure — e non a una sola — è in sé un segnale editoriale. Un programma come Report richiede una presenza costante, un ritmo di lavoro che difficilmente si concentra in un’unica persona, e la formula della doppia conduzione potrebbe rispondere anche a esigenze organizzative oltre che di immagine. Resta da vedere come i due si divideranno i ruoli davanti alla telecamera e nella gestione delle inchieste.
A Ranucci, nel frattempo, sono state offerte tre opzioni di ricollocazione all’interno dell’azienda: una posizione al Tg3, un ruolo a RaiNews, oppure un incarico come corrispondente estero. Nessuna delle tre opzioni corrisponde, evidentemente, al profilo che Ranucci ha costruito negli anni, e la sua risposta pubblica non si è fatta attendere.
La reazione di Sigfrido Ranucci alla notizia del suo avvicendamento ha assunto toni che hanno rapidamente alimentato il dibattito mediatico. Il giornalista ha scelto di usare i propri canali social — in particolare Facebook — per attaccare pubblicamente i nuovi conduttori, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Un gesto che ha sorpreso molti, non tanto per il contenuto delle critiche quanto per la forma: rivolgersi pubblicamente sui social media contro i propri successori è una scelta comunicativa inusuale, che dice molto sullo stato d’animo di chi ha vissuto come un’espropriazione la perdita di un programma che ha contribuito a plasmare.
Le polemiche social di Ranucci hanno avuto l’effetto, forse non cercato, di spostare l’attenzione dal merito editoriale della scelta al conflitto personale. Il rischio, in queste situazioni, è che il programma — e la sua funzione pubblica — finisca in secondo piano rispetto alle dinamiche interne all’azienda. Report è un bene del servizio pubblico, non la proprietà di chi lo conduce: un principio che vale per tutti, indipendentemente da quanto un giornalista abbia contribuito a costruirne l’identità.
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Questo non significa che le preoccupazioni di Ranucci siano prive di fondamento. La domanda legittima — che molti giornalisti e osservatori si pongono — è se un cambio così netto al vertice di un programma investigativo possa influenzarne l’indipendenza editoriale o il coraggio delle inchieste. È una preoccupazione che attraversa trasversalmente il dibattito sul servizio pubblico, e che merita di essere affrontata nel merito, non liquidata come semplice risentimento personale.
Il profilo di Giulia Presutti è quello di una giornalista che conosce Report dall’interno. Aver lavorato come inviata per il programma significa aver partecipato al processo di costruzione delle inchieste, aver vissuto i tempi e le logiche di un giornalismo che richiede mesi di lavoro prima di arrivare in onda. Questa continuità è un argomento a favore della scelta: non si tratta di importare una figura esterna che debba imparare le regole del gioco, ma di promuovere qualcuno che già conosce il campo.
La promozione interna ha anche un valore simbolico: suggerisce che la Rai non intende stravolgere il format del programma, ma semmai rinnovarne il volto mantenendo una certa continuità metodologica. Almeno nelle intenzioni dichiarate. La prova del nove arriverà, come sempre, con le inchieste che andranno in onda: solo allora si capirà se Report manterrà la sua tradizione di giornalismo scomodo o se il cambio di conduzione porterà anche un ammorbidimento dei temi trattati.
Daniele Piervincenzi è un giornalista Rai con un percorso riconoscibile, che porta alla nuova avventura un’esperienza diversa da quella di Presutti. La combinazione dei due profili — uno interno al programma, l’altro con una storia professionale più ampia — potrebbe rivelarsi una scelta calibrata, pensata per bilanciare continuità e rinnovamento. O potrebbe semplicemente essere il risultato di negoziazioni interne all’azienda che poco hanno a che fare con considerazioni editoriali.
La vicenda del report rai nuovo conduttore non può essere letta in isolamento. Si inserisce in un contesto più ampio di discussione sul ruolo e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo italiano. La Rai è un’azienda che risponde a logiche politiche, aziendali e di mercato spesso in tensione tra loro, e i programmi di giornalismo investigativo sono storicamente i più esposti a queste pressioni.
Report nasce nel 1997 con Milena Gabanelli alla conduzione: una figura che ha definito per quasi vent’anni l’identità del programma, costruendo un modello di inchiesta televisiva rigorosa e accessibile al grande pubblico. Quando Gabanelli lasciò nel 2017, molti si interrogarono sulla sopravvivenza del format. Ranucci raccolse il testimone e, in nove anni, dimostrò che il programma poteva continuare a vivere e a fare notizia anche senza la sua fondatrice. Ora si ripete lo stesso schema: un cambio al vertice, le stesse domande sulla tenuta del format, la stessa attesa per capire se la tradizione reggerà.
Il giornalismo investigativo televisivo è un genere difficile da sostenere in qualsiasi sistema mediatico. Richiede risorse, tempo, protezione legale, e soprattutto una redazione che creda nel proprio lavoro. I conduttori sono importanti, ma non sono tutto: dietro ogni puntata di Report c’è una squadra di giornalisti, ricercatori, operatori e avvocati che lavorano per mesi. La continuità di quella squadra — più che il nome in apertura di sigla — è la vera garanzia della qualità del programma.
Per chi guarda Report regolarmente, il cambio di conduzione pone domande concrete. Il programma continuerà a occuparsi degli stessi temi? Le inchieste manterranno lo stesso livello di profondità? Il rapporto con le fonti — spesso difficile, spesso conflittuale — resterà quello di un giornalismo che non cerca la mediazione facile?
Sono domande a cui non si può rispondere prima che il programma torni in onda. Ma è utile ricordare che Report ha attraversato fasi difficili in passato — pressioni legali, querele, tentativi di condizionamento — e ha continuato a fare il suo lavoro. La solidità di un programma investigativo si misura nel tempo, non nell’immediato di un avvicendamento.
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Quello che è certo, al momento, è che la stagione 2026-2027 di Report sarà seguita con un’attenzione particolare, non solo dai telespettatori abituali ma dall’intera comunità giornalistica italiana. Ogni inchiesta, ogni scelta editoriale, ogni tema affrontato o evitato sarà letto anche come segnale di continuità o di discontinuità rispetto al passato. È un peso che Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi si trovano a portare fin dal primo giorno.
C’è un tema che attraversa tutta questa vicenda e che merita di essere nominato con chiarezza: l’indipendenza editoriale del giornalismo di servizio pubblico. In Italia, la questione del controllo politico sulla Rai è antica quanto l’azienda stessa. Ogni cambio ai vertici dei programmi di informazione viene letto — spesso con ragione — attraverso la lente delle dinamiche di potere.
Non è possibile, sulla base dei fatti verificati disponibili, stabilire se la rimozione di Ranucci da Report sia stata motivata da ragioni editoriali, politiche, aziendali o da una combinazione di tutti questi fattori. Sarebbe scorretto presentare come certezza ciò che rimane nel campo delle interpretazioni. Quello che si può dire è che la decisione è avvenuta in un momento preciso, con modalità precise, e che le reazioni — da parte di Ranucci, del mondo giornalistico e del pubblico — riflettono una sensibilità diffusa sul tema dell’autonomia dell’informazione pubblica.
Il La Stampa ha seguito da vicino la vicenda nelle settimane precedenti all’annuncio ufficiale, contribuendo a ricostruire il contesto in cui la decisione è maturata. Il dibattito pubblico che ne è seguito dimostra quanto il tema tocchi nervi sensibili nell’opinione pubblica italiana.
L’annuncio ufficiale è arrivato il 28 agosto 2026, con la comunicazione da parte della Rai che Sigfrido Ranucci lasciava la conduzione del programma.
I nuovi conduttori di Report sono Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Presutti era già parte della redazione come inviata.
Alla Rai sono state proposte a Ranucci tre opzioni: un ruolo al Tg3, uno a RaiNews, o un incarico come corrispondente estero. Ranucci mantiene anche la carica di vicedirettore ad personam dell’Approfondimento Rai.
Sigfrido Ranucci ha condotto Report per nove anni prima dell’avvicendamento del 2026.
La storia di Report è, in fondo, la storia di un’idea: che il giornalismo investigativo abbia un posto nel servizio pubblico, che valga la pena dedicare risorse e tempo a raccontare ciò che qualcuno preferirebbe non fosse raccontato. Quella storia non finisce con un cambio di conduzione. Continua, con nuove voci e nuovi volti, portando con sé tutto il peso e tutta la responsabilità di una tradizione che il pubblico italiano — quello che si siede davanti alla televisione cercando non intrattenimento ma informazione — ha dimostrato di voler difendere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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