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La fatica e la gioia di essere mamma bis: Federica Pellegrini racconta i primi tre mesi con Rachele

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Maternità bis: quando la seconda volta cambia tutto (e non nel modo che ti aspetti)

La maternità bis è uno di quei capitoli della vita che quasi nessuna madre riesce a prevedere davvero, nemmeno chi ha già attraversato la prima volta con relativa serenità. Federica Pellegrini lo sa bene, e lo racconta con quella franchezza disarmante che l’ha sempre contraddistinta, dentro e fuori la vasca. La campionessa olimpica, plurimedagliata mondiale e simbolo di una generazione intera di sportivi italiani, è diventata mamma per la seconda volta: la piccola Rachele è arrivata a completare la famiglia che Federica ha costruito insieme al marito Matteo Giunta, ex allenatore diventato compagno di vita e ora padre presente e coinvolto. I primi tre mesi con Rachele sono stati un viaggio denso, a tratti estenuante, spesso commovente — e Pellegrini non ha esitato a condividerlo, con la consueta generosità, con il suo pubblico.

Seconda volta: più consapevoli, ma non necessariamente più semplice

C’è un mito persistente intorno alla maternità bis, quello secondo cui la seconda gravidanza e il secondo parto siano automaticamente più gestibili perché “sai già come funziona”. In parte è vero: chi ha già vissuto le prime settimane con un neonato conosce i ritmi frenetici, l’insonnia cronica, il senso di disorientamento che accompagna l’arrivo di una nuova vita in casa. Ma la realtà è molto più sfumata. Ogni bambino è un universo a sé, e ogni puerperio porta con sé sfide inedite. Federica Pellegrini, che ha sempre parlato apertamente delle proprie esperienze — dalla carriera sportiva alla vita sentimentale, fino alla scelta di diventare madre — non ha fatto eccezione nemmeno questa volta.

Nei suoi racconti pubblici, tra interviste e condivisioni sui social, emerge un quadro onesto: la seconda volta si arriva con più strumenti, ma anche con meno ingenuità. Si sa già che le prime settimane sono difficili, e questo, paradossalmente, può pesare ancora di più. Non c’è più la sorpresa a fare da ammortizzatore. Ci sono però anche vantaggi concreti: si riconosce prima il pianto di fame da quello di stanchezza, si è meno in preda al panico per ogni piccolo segnale, si è imparato a chiedere aiuto senza sentirsi in colpa.

Il tiralatte, il sonno e la vita reale con un neonato

Tra le confidenze più apprezzate dal pubblico c’è stata quella sul tiralatte — uno strumento che molte mamme conoscono bene ma di cui si parla ancora troppo poco, quasi fosse un argomento da tenere nascosto. Pellegrini ha raccontato di aver scoperto, o riscoperto, quanto questo dispositivo possa fare la differenza nella quotidianità di una mamma che allatta. Non si tratta di un dettaglio secondario: per molte donne, il tiralatte rappresenta un alleato fondamentale per conciliare l’allattamento al seno con le esigenze pratiche della vita — tornare al lavoro, riposare qualche ora in più, condividere i pasti notturni con il partner.

Il tema dell’allattamento è strettamente intrecciato con quello del sonno, che nei primi tre mesi di vita di un bambino diventa la risorsa più preziosa e più scarsa. Pellegrini ha descritto notti frammentate, risvegli multipli, la stanchezza accumulata che si somma giorno dopo giorno. Un’atleta abituata a gestire il proprio corpo con precisione millimetrica si ritrova a fare i conti con una forma di fatica completamente diversa da quella sportiva: non è la fatica muscolare dopo un allenamento intenso, ma qualcosa di più diffuso, che tocca il sistema nervoso, le emozioni, la capacità di concentrazione. Eppure, anche in questo contesto, l’esperienza sportiva torna utile: la disciplina mentale, la capacità di affrontare la difficoltà senza cedere al panico, la consapevolezza che i momenti duri hanno una fine.

Matteo Giunta: il co-genitore che fa la differenza

Un elemento ricorrente nei racconti di Federica è il ruolo di Matteo Giunta. Ex allenatore, ora marito e padre, Matteo si è rivelato un compagno di viaggio attivo e presente anche nel caos dei primi mesi con Rachele. La coppia ha scelto di condividere i compiti in modo pragmatico, senza rigidità ideologica: chi è più sveglio cambia il pannolino, chi ha dormito di più prepara il biberon, chi ha più energie porta fuori la bambina più grande. È un modello di co-genitorialità che molte coppie riconoscono come ideale ma faticano a mettere in pratica, spesso per via di aspettative culturali profondamente radicate.

Il fatto che Matteo abbia un background sportivo — e quindi una comprensione viscerale di cosa significhi disciplina, sacrificio e gestione dello stress — ha probabilmente facilitato questa dinamica. Ma Pellegrini è la prima a riconoscere che non basta avere le giuste intenzioni: serve comunicare, negoziare, a volte litigare e poi trovare un accordo. La maternità bis, in questo senso, mette alla prova non solo la madre, ma l’intera struttura familiare.

Il corpo dopo il parto: un atleta si confronta con il cambiamento

Per una donna che ha trascorso tutta la vita adulta a costruire, allenare e ascoltare il proprio corpo, il puerperio è un territorio particolarmente complesso da navigare. Il corpo cambia durante la gravidanza, cambia di nuovo dopo il parto, e questi cambiamenti non seguono le logiche dell’allenamento sportivo: non c’è un programma da seguire, non ci sono obiettivi da raggiungere in un tempo prestabilito. Pellegrini ha mostrato di aver fatto pace con questa realtà, almeno a parole — e questo è già un messaggio potente per tutte le donne che si trovano a confrontarsi con l’immagine del proprio corpo nel postparto.

La pressione culturale sulle neo-mamme a “tornare in forma” il prima possibile è documentata e dannosa. Studi e linee guida mediche concordano nel raccomandare un recupero graduale, rispettoso dei tempi fisiologici di ogni donna, con attenzione particolare alla muscolatura del pavimento pelvico e alla salute mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza di sostenere le madri non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche psicologico nei mesi successivi al parto. Pellegrini, pur avendo un rapporto professionale con la performance fisica, sembra aver scelto di non cedere a questa pressione — almeno pubblicamente — e di raccontare il postparto per quello che è: un periodo di trasformazione, non di performance.

La dimensione emotiva: amore moltiplicato, non diviso

Una delle domande più comuni che si pongono i genitori in attesa del secondo figlio è: “Riuscirò ad amare anche questo bambino come il primo? Avrò abbastanza amore per entrambi?” È una paura razionalmente infondata ma emotivamente comprensibile. Pellegrini ha affrontato anche questo tema con trasparenza, descrivendo la sorpresa — e il sollievo — di scoprire che l’amore non si divide, si moltiplica. Rachele ha portato con sé una nuova luce, un nuovo tipo di gioia, senza sottrarre nulla all’affetto già esistente.

Ma la maternità bis porta con sé anche un’altra sfida emotiva: quella di gestire la gelosia del primogenito, o comunque il cambiamento nella relazione con il figlio più grande. Ogni famiglia vive questa transizione in modo diverso, ma quasi nessuna la attraversa senza qualche scossone. Anche qui, l’esperienza della prima maternità aiuta a contestualizzare, a non drammatizzare, a capire che i bambini hanno una straordinaria capacità di adattamento — se supportati con presenza e coerenza.

Federica Pellegrini e la nuova identità: atleta, madre, donna pubblica

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Ritiratasi dal nuoto agonistico nel dicembre 2021 con una cerimonia memorabile ai Mondiali in vasca corta di Abu Dhabi, Pellegrini ha costruito negli anni successivi una nuova identità pubblica. È entrata nel Comitato Olimpico Internazionale, è diventata volto di campagne e testimonial, ha partecipato come giurata a talent show televisivi. E ora è madre per la seconda volta. Questa molteplicità di ruoli è al tempo stesso una ricchezza e una fonte di pressione: il pubblico ha aspettative diverse su di lei a seconda del contesto, e lei deve navigare tra tutte queste aspettative mantenendo un senso di sé coerente.

Il racconto della maternità bis diventa allora anche un atto di rivendicazione della propria umanità. Non la campionessa invincibile, non l’icona glamour, ma una donna che si sveglia di notte, che ha le occhiaie, che scopre ogni giorno qualcosa di nuovo su se stessa attraverso gli occhi di sua figlia. È forse questo il contributo più prezioso che Pellegrini offre al dibattito pubblico sulla maternità: la normalizzazione della fatica, senza rinunciare alla celebrazione della gioia.

Cosa dice la ricerca sulla maternità bis: dati e prospettive

Al di là dell’esperienza individuale di Pellegrini, vale la pena inquadrare la maternità bis in un contesto più ampio. La letteratura scientifica suggerisce che le madri al secondo figlio tendono a vivere meno ansia da prestazione rispetto alla prima esperienza, ma non necessariamente meno stress complessivo — soprattutto quando c’è un bambino più grande da gestire in parallelo. La qualità del sonno, già compromessa con il primo figlio, può peggiorare ulteriormente quando si devono gestire due bambini con ritmi diversi.

Sul fronte dell’allattamento, UNICEF Italia ricorda che il supporto alla madre nei primi mesi è determinante per la riuscita e la durata dell’allattamento stesso, e che strumenti come il tiralatte possono essere preziosi alleati quando usati correttamente e con il supporto di una consulente. La formazione dei genitori, la rete di supporto familiare e la flessibilità lavorativa sono fattori che incidono profondamente sull’esperienza della maternità, prima o seconda che sia.

Domande frequenti sulla maternità bis

La maternità bis è davvero più facile della prima?

Non necessariamente. Si arriva con più esperienza e meno panico, ma le sfide sono diverse: gestire due figli con esigenze diverse, affrontare la gelosia del primogenito, recuperare fisicamente con meno tempo per il riposo. Ogni esperienza è unica.

Come cambia il rapporto di coppia con il secondo figlio?

Il secondo figlio mette alla prova la coppia in modo diverso rispetto al primo. La comunicazione e la divisione dei compiti diventano ancora più cruciali. Molte coppie riferiscono che l’esperienza pregressa aiuta a coordinarsi meglio, ma richiede anche più negoziazione consapevole.

Quando si può riprendere l’attività fisica dopo il parto?

I tempi variano da donna a donna e dipendono da molti fattori, tra cui il tipo di parto e le condizioni di salute generali. È fondamentale consultare il proprio medico o ginecologo prima di riprendere qualsiasi attività fisica intensa, anche per chi aveva un ottimo livello di forma fisica prima della gravidanza.

Una storia che appartiene a molte

La storia di Federica Pellegrini con la piccola Rachele è, in fondo, la storia di milioni di donne che ogni anno affrontano la maternità bis con un misto di entusiasmo e timore, di competenza acquisita e meraviglia nuova. Il fatto che a raccontarla sia una delle sportive più famose d’Italia non la rende meno universale — anzi, la rende più visibile, più condivisibile, più utile come specchio collettivo. Perché la maternità, prima o seconda che sia, non smette mai di insegnarci qualcosa di nuovo su noi stesse. E forse è proprio questa la sua forza più grande: non la perfezione, ma la trasformazione continua.

This article was produced with AI assistance and reviewed editorially.