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Charlie Hebdo, la vignetta sulla Madonna fa infuriare i cattolici

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L’ultima vignetta del settimanale satirico francese Charlie Hebdo ha sollevato un’ondata di polemiche Oltralpe e non solo. Questa volta la rivista satirica ha scelto di raffigurare la Madonna affetta da vaiolo delle scimmie (Mpox) mentre altri la insultano con i peggiori epiteti. Una scena che ha provocato una forte reazione da parte della comunità cattolica, che hanno definito l’immagine offensiva e blasfema.

La vignetta di Charlie

La vignetta incriminata, dal titolo Vaiolo delle scimmie: prima comparsa del virus in Europa, raffigura la Madonna con i sintomi della malattia che piange a mani giunte. Mentre riceve vari insulti da persone esterne alla scena. Come è noto, il virus Mpox, il cosiddetto vaiolo delle scimmie, si trasmette non solo, ma anche, per via sessuale. L’immagine di Charlie ha fatto scattare la denuncia contro il vignettista Pierrick Juin e Riss, pseudonimo di Laurent Sourisseau direttore del giornale.

Foto X @Agenzia_Ansa

Dopo la pubblicazione della vignetta, Tribune chrétienne l’ha subito denunciata come “incitamento gratuito all’odio verso i cattolici in Francia“. E ha lanciato una petizione per farla ritirare raccogliendo, così ha sostenuto, quasi 25mila firme. Anche il vescovo di Bayonne, Marc Aillet, si è espresso su X: “La libertà di espressione non può giustificare una caricatura così abietta“.

L’attentato del 2015

Non è la prima volta che Charlie Hebdo si trova al centro delle polemiche per le sue rappresentazioni satiriche su temi religiosi. Non si è mai arrivati, però, a quanto accaduto il 7 gennaio 2015, quando un commando di terroristi islamisti di Al Qaeda fece strage nella redazione del settimanale assassinando 12 persone, fra cui il direttore Stéphane Charbonnier (Charb), e ferendone altre 11. A scatenare l’attacco furono caricature del profeta Maometto, che l’Islam vieta di rappresentare, dunque ritenute doppiamente offensive.

7 gennaio 2024: Laurent Sourisseau, direttore di Charlie Hebdo, rende omaggio al poliziotto Ahmed Merabet, vittima anch’egli dell’attacco jihadista alla rivista satirica del 7 gennaio 2015. Foto Ansa/Epa Dimitar Dilkoff

L’attacco che la rivista ha subito nel 2015 fu un atto barbaro e ingiustificabile, che tutto il mondo ha condannato. Nel 2020 un altro attacco terroristico fu sferrato vicino alla ex sede di Charlie Hebdo che però ha continuato la sua attività e ha sempre difeso il proprio diritto alla satira come espressione della libertà di stampa, sottolineando come la satira debba poter toccare qualsiasi tema, senza censure. A fronte di questo è innegabile, al tempo stesso, che molte comunità si sentano offese da vignette satiriche in cui si mette deliberatamente alla berlina in modo brutale ogni religione.

Charlie Hebdo e papa Francesco

In Francia, Paese storicamente alfiere della laicità in Europa, il tema della satira religiosa è sempre stato un argomento delicato. Se da un lato vi è una forte difesa della libertà di espressione, dall’altro la necessità di rispettare le sensibilità religiose resta un tema cruciale. Questo nuovo episodio non fa che riaprire il dibattito su dove si possa tracciare il confine tra satira e offesa.

Sull’attentato del 2015 fu chiamato a esprimersi anche Papa Francesco, che lo condannò. A proposito della libertà di espressione dei vignettisti rispose invece: “Se un caro amico parla male di mia madre si aspetti un pugno, è normale. Non si può provocare né insultare la fede degli altri, non si può deriderla“. Parole che generarono altre polemiche nel contesto di quella che fu una mobilitazione globale sotto lo slogan Je suis Charlie dei sostenitori della libertà di satira e di stampa in tutto il mondo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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