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Golpe anche in Gabon, l’Africa in condizioni politiche sempre più difficili

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A un mese dal colpo di Stato in Niger, paese del Sahel africano, i militari del Gabon hanno preso il potere dichiarando rimosso il presidente eletto Ali Bongo. Le elezioni si sono svolte pochi giorni fa, lo scorso 26 agosto, ma le forze di opposizione le considerano truccate. La famiglia Bongo è al potere da decenni.

Il 30 agosto una decina di ufficiali dell’esercito sono apparsi alla televisione nazionale del Gabon per dire che hanno preso il potere. Hanno dichiarato che annulleranno i risultati delle elezioni, affermando che il presidente Bongo si trova agli arresti domiciliari e che uno dei suoi figli è stato arrestato per tradimento. Il rovesciamento di Bongo mette fine al potere della sua famiglia in Gabon. Un potere ‘dinastico’ durato 53 anni.

I militari annunciano in televisione la presa del potere in Gabon. Foto Twitter @ROBZIK

Gabon, paese in rivolta

Il Gabon – paese francofono dell’Africa occidentale subsahariana, confinante a Nord col Camerun – è uno dei maggiori produttori di petrolio di tutto il continente. Quasi il 90% del paese è coperto da foreste. È entrato a far parte del Commonwealth britannico, sottolinea al Bbc, nel giugno 2022, diventando così uno dei suoi pochi membri a non essere stato una colonia britannica (ma francese).

Adesso i golpisti del Gabon hanno affermato di avere scioltotutte le istituzioni della repubblica“. La commissione elettorale aveva affermato che Bongo aveva ottenuto poco meno dei due terzi dei voti in un’elezione ritenuta fraudolenta dall’opposizione. I confini del paese sono chiusi “fino a nuovo avviso“. Prende il potere, formalmente, il capo della guardia presidenziale, generale Brice Oligui Nguema. Alcuni funzionari, hanno dichiarato in Tv i militari autori del colpo di Stato, “risponderanno delle loro azioni” a seguito di un’indagine delle “autorità competenti“.

Il presidente del Gabon, Ali Bongo (al centro), è stato arrestato dai militari golpisti. Foto Ansa/Epa

Ottavo golpe in Africa

Si tratta dell’ottavo colpo di Stato nelle ex colonie francesi in Africa negli ultimi 3 anni. La maggior parte degli altri paesi in cui si sono verificati questi golpe militari si trova più a nord del Gabon, nella regione del Sahel. L’ultimo in ordine di tempo riguarda, come è noto, il Niger, uno dei maggiori produttori di uranio al mondo. Il Governo francese ha condannato la presa del potere in Gabon e un portavoce ha chiesto il rispetto dei risultati elettorali.

Russia e Cina sono tra gli altri paesi che hanno espresso la loro preoccupazione. Il capo della politica estera dell’Unione Europea, ha affermato il suo disappunto. “Si tratta di un grosso problema per l’Europa” ha detto Josep Borrell. Nel frattempo, il gruppo minerario francese Eramet, che impiega migliaia di persone in Gabon, ha dichiarato di aver interrotto tutte le attività per motivi di sicurezza. I soldati che hanno annunciato il colpo di Stato hanno affermato di appartenere al Comitato di Transizione e Restauro delle Istituzioni e di rappresentare le forze di sicurezza e di difesa del paese. Uno dei soldati ha dichiarato al canale televisivo Gabon 24: “Abbiamo deciso di difendere la pace ponendo fine all’attuale regime“.

Festa nelle strade di Akanda, in Gabon, dopo il colpo d Stato del 30 agosto 2023. Foto Ansa/Epa

Festeggiamenti in strada

Secondo la Bbc Afrique grandi folle di persone si sono riversate nella strade della capitale del Gabon, Libreville, per celebrare la presa del potere. Ma i militari hanno detto loro di tornare a casa e allontanarsi dalle aree strategiche. Ci sono state segnalazioni di festeggiamenti anche in altre città. L’accesso a Internet, sospeso dopo le elezioni di sabato, è stato ripristinato subito dopo l’apparente presa del potere. È in vigore il coprifuoco. Come nelle precedenti elezioni generali in Gabon, anche nel voto del 26 agosto sono emerse serie preoccupazioni riguardo al regolare svolgimento delle elezioni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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