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Chiara Gamberale: “La mia è la storia di una vocazione”

Con la scrittrice ci siamo imbattuti tra le pagine del libro "Per dieci minuti" (e non solo)

Dieci anni di Per dieci minuti. Ma non solo! Chiara Gamberale ha da poco inaugurato le settima edizione di Procida racconta. Un evento nel quale, la stessa scrittrice, incontra altri scrittori in un’isola che esiste. Ed magica, quanto una storia narrata.

Per dieci minuti – libro scritto da Chiara Gamberale – e che ha visto per la prima volta la sua stampa dieci anni fa, non sarebbe esistito se la scrittrice non avesse vissuto il suo ‘anno zero’, ovvero, quel momento della sua vita in cui tutto è crollato. Ma non avrebbe neanche avuto tutti i lettori che ha avuto, se tra quelle pagine non avesse consegnato qualcosa che davvero bruciasse.

Chiara Gamberale
Chiara Gamberale. Crediti: Facebook/Chiara Gamberale – velvetmag

Non è un caso, leggendo i libri di Chiara Gamberale, sentire esattamente le sue stesse emozioni mentre li scriveva. “Per esempio – mi racconta Chiara durante la nostra intervista – sul Grembo paterno mi dicono quanto la prima parte del libro li abbia devastati e come, invece, nella seconda, li abbia fatti rinascere. Esattamente come mi sono sentita io mentre scrivevo”. Un cammino fatto assieme alla scrittrice. Un libro che è uscito dai confini delle librerie ed è entrato nelle terapie, nelle vite delle persone. Ed è anche per questo che Per dieci minuti è nuovamente in libreria con la prefazione come una “confessione” dell’autrice e le testimonianze dei lettori.

Chiara Gamberale in esclusiva a VelvetMAG

C’è sempre un motivo per tutto. C’è un motivo per fotografare, per dipingere. O una serie di motivi che ci portano a scegliere una persona da amare. C’è un motivo anche sul perché si scelga di scrivere per tutta la vita. Quale è stato il tuo?

Ah, questo per me è facile: non so fare altro! La mia è la storia di una vocazione. Non a caso ho cominciato a leggere molto presto e a scrivere facendo appunto il mio primo – chiamiamolo – romanzo quando ero in seconda elementare. Parliamo veramente di qualcosa che è cresciuto con me e mi sono affinata assieme ai lettori e a un modo particolare di crescere davanti a tutti poiché il mio primo libro è uscito quando avevo vent’anni.

Ti riferisci a Una vita sottile?
Sì, certo! E nel bene e nel male sono cresciuta insieme a voi. Quindi no, non mi immagino di fare altro. Le altre esperienze che ho avuto: in televisione, in radio, il Podcast Dislegati, il festival Procida racconta, è sempre qualcosa che ha a che fare con il mistero, proprio a cui io ho votato la mia vita!

Quali sono le cose che ti capitano ripetutamente mentre scrivi?
Io funziono sempre alla stessa maniera: mi arriva un’urgenza, capisco che devo scrivere e poi la trasformò in una sfida stilistica. In Per dieci minuti era il diario per esempio. E poi parto! Ho necessità di capire cosa bisogna raccontare e come raccontarlo. Ma dentro questa quadra che sembra una griglia strettissima – e che in realtà non lo è – ecco che mi capita quello che succede nel mio lavoro: mi abbandono. Entro in una estasi che può succedere solo facendo l’amore o per me, scrivendo.

Una vita sottile, Per dieci minuti, Qualcosa, Adesso. Ne ho citati solo alcuni dei tuoi libri, tutti accomunati dalla lotta costante contro buio, per i lettori. Per te cosa sono?Tu confermi quello che stavamo dicendo poco prima! Ti ascoltavo e dicevo: Ecco, per me è lo stesso, faccio fatica a vederli come qualcosa di separato dal resto”. Per me davvero è un percorso. Si tengono per mano!

Abbiamo citato Per dieci minuti, un libro che oggi ritroviamo in libreria con una raccolta di testimonianze dei lettori. Perché questa scelta?
Beh, la prima testimonianza, quella di Manuel! La sua storia mi ha sfondato il cuore, perché è un dolore che io non riesco neanche ad immaginare. Mi ha commosso nel senso profondo. Nel libro si parla di un vero e proprio lutto, perché questo è separarsi da una persona con la consapevolezza che, questa persona, continua a stare nel tuo mondo. Qua invece parliamo di una persona che non si sarebbe mai voluta separare dalla sua storia, che non c’è più e ti lascia con un bambino.

Ecco! E’ come se queste storie dessero un senso in più a quello che ho scritto, regalando più senso al libro e a tutto il mio lavoro. L’idea di poter essere stata utile ad una persona di un dolore che io non posso neanche immaginare, questa è la letteratura.

Chiara Gamberale, Per dieci minuti
Chiara Gamberale, Per dieci minuti. Crediti: chiaragamberale_ – velvetmag

Se cito “Insensatezza”?

Non lo sapevo prima di scriverlo, ma lì è esattamente così. Non ho da aggiungere tanto a come l’ho scritto, perché l’ho scoperto. E’ la poesia. Sono i bambini, spesso portatori sani di insensatezza.

Come mai, proprio adesso e per la prima volta un libro di formazione per ragazzi: I fratelli Mezzaluna?
I fratelli Mezzaluna racconta quel mondo in cui vivono. A me ricorda molto il mondo dei social. C’è un universo patinato. Ho sempre sognato di scrivere qualcosa che avesse il sapore del Piccolo Principe, Del barone raspante, un libro che non fosse solo per ragazzi ma un qualcosa che potesse parlarci in maniera diversa rispetto all’età che poi abbiamo. Tuttavia ho compreso quanto, dopo il lockdown, l’età più ferita sia senza dubbio quella della pre-adolescenza e adolescenza, e quindi l’idea di ricordare a noi – e forse di rivelare a loro – che il sottopelle è un passaggio obbligato, se vogliamo essere la persona che siamo e non subire la vita ma viverla.

Procida racconta ha inaugurato la sua settima edizione. Un festival della letteratura voluto da te, Chiara, e da Nutrimenti. Perché hai scelto Procida e cosa porta questa nuova edizione?

Successe che io sono stata chiamata a inaugurare una libreria a Procida che apriva. Mentre tutte chiudevano, l’idea che una libreria avesse il coraggio di aprire e per di più su un’isola come Procida che non è un’isola vacanziera, ma col suo cuore, selvaggia, forte. Questo successe prima che nascesse mia figlia – quando vivevo sei mesi a Roma e sei mesi nelle isole per ispirarmi. Fatto sta che, durante la presentazione ho raccontato: “Perché nessuno scrive di voi, scrive mai più su Procida?”. Ovviamente, dopo la Morante, nessuno di noi si azzarda ad usarlo come luogo di ispirazione, Procida!

Tuttavia, quella sera siamo andati a cena, guardavamo in faccia la corricella, c’era molto vino, molto mare e ho detto: “Ma senti un po’ Andrea (n.d.r. Palombi, proprietario della libreria)! Non sarebbe bello ribaltare il modo pirandeliano e, anziché fare sei personaggi in cerca d’autore, fare sei autori in cerca di personaggio? Cioè, sei scrittori che rivelassero quello che poi abbiamo detto all’inizio dell’intervista, ovvero che le storie sono di chi le racconta, di chi le ispira e poi di chi le ascolta

Negli anni Procida è diventata un appuntamento per le persone. Ogni anno arrivano sei autori e, dall’anno scorso ci siamo aperti anche alla musica con Michele Bravi. Quest’anno c’è Vasco Brondi. Mentre, Brunori purtroppo all’ultimo ha avuto un gravissimo inconveniente familiare, ma ci ha promesso che sarà con noi l’anno prossimo. Sono, inoltre, troppo felice che ci sia Guido Catalano, che è meraviglioso. Insomma, sono tutte voci diverse e, l’ultima sera i sei scrittori leggeranno il racconto che gli ha ispirato una persona del posto davanti anche al suo personaggio. Si crea – come sempre – una situazione emozionante, perché questa persona salirà sul palco non sapendo di avere un potenziale romanzo dentro di sé, e per me è il senso di tutto quello che interessa nella vita: le persone.

Creavità, un mondo nuovo che hai creato. Ad ispirarti è stata tua figlia?
Io, dopo il lockdown, ho sentito che c’era un gran bisogno di un posto dove entrare in contatto di nuovo con le nostre emozioni e condividendo fisicamente questa esperienza con gli altri. Un’esperienza meravigliosa. Questo contatto con le emozioni in Creavità avviene attraverso le arti e con me avviene attraverso la scrittura creativa. Poi c’è l’arte, l’avventura, l’improvvisazione teatrale e la musica. Sono dunque dei laboratori attraverso i quali si fanno degli esercizi, delle esperienze, delle lezioni. Seguendoli non è che si diventa musicisti o scrittori! Si impara a cercare la nostra voce attraverso le arti.

Quale è il mio unico rimpianto, dispiacere? Era nata per gli adolescenti e non si era iscritto nessuno. Quale è invece la mia goduria? C’è gente dai 20 ai 70 anni. Abbiamo dovuto creare tre classi in più, e soprattutto abbiamo creato la formula del weekend intensivo per chi magari non è di Roma e che dall’anno prossimo, saranno una volta al mese. Per iscriversi è: info.creavita@gmail.com.

Chiara Gamberale, Creatività
Chiara Gamberale, Creatività. Crediti: chiaragamberale_ – velvetmag

Tutto quello che durante l’anno viene diluito, si fa in due giornate. Sono esperienze molto forti dove si cerca di ricontattare la voce originaria di chi partecipa. E lo si fa molte ore con me di pensieri e parole. E non solo! Lo dico in esclusiva, dall’anno prossimo si assoceranno con me Lisa Ginzburg e Daniele Mentarelli, sono contenta perché ci volevano dei professionisti che avessero certe componenti. Poi, continuerà ad esserci l’arte visiva con la storica dell’arte meravigliosa, che non è di questo pianeta e si chiama Sabina D’Angelosante, la musica e l’improvvisazione teatrale.

Abbiamo chiesto ai lettori di VelvetMAG di proporci una domanda da farti e abbiamo scelto questa su Adesso: “Quale è stato quel tuo ‘Adesso’, nel quale hai fatto un qualcosa o hai volutamente dimenticato qualcosa?”

Oh mammamia! Io non ce l’ho facile l’adesso, però di sicuro il più clamoroso della mia vita è il momento in cui mi sono scoperta incinta, quando invece mi avevano detto che non potevo. E’ arrivata dalla luna e ho detto “sì”! In quel momento tutto di me ha detto “sì”! Sai, poi ‘adesso’ non lo diciamo nel momento in cui rispondiamo a qualcosa che di fatto è già successa. E anche il dimenticare qualcosa ha avuto sempre a che fare con la nascita di Vita. Io di sicuro, tante abitudini che non riuscivo a cambiare, da quando c’è lei riesco a dire basta. Per me non ce la facevo. Per lei invece, questo sta succedendo.

Teresa Comberiati

Spettacolo, Tv & Cronaca Rosa

Calabrese, a vent’anni si trasferisce a Roma dove attualmente vive. Amante della fotografia quanto della scrittura, negli anni ha lavorato nel campo della comunicazione collaborando con diverse testate locali in qualità di fotografa e articolista durante la 71ª e 75ª Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica. Ha già scritto il suo primo romanzo intitolato Il muscolo dell’anima. Colonna portante del blog di VelvetMAG dedicato alla cronaca rosa e alle celebrities www.velvetgossip.it, di cui redige ogni mese la Rassegna Gossip.

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