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Elon Musk rimuove le spunte blu di chi non ha pagato: anche quella del Papa

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Twitter chi? Così avrà forse pensato papa Francesco quando è arrivata la notizia che Elon Musk gli ha tagliato la spunta blu perché adesso, per ottenerla, c’è da pagare. Ma il nuovo corso di Twitter non scherza: altri personaggi di caratura mondiale, a cominciare da alcuni big dello spettacolo, si sono visti ‘mozzare’ la spunta blu dal proprio account ufficiale.    

A riportare la notizia è ilPost.it, secondo cui, nel tardo pomeriggio di giovedì 20 aprile Twitter ha cominciato a rimuovere le spunte blu. Come è noto si tratta dei simboli che sulla piattaforma denotano i profili ufficialmente verificati dall’azienda.

Elon Musk ricevuto da papa Francesco lo scorso anno a Casa Santa Marta. Foto Twitter @elonmusk

Spunta blu, a cosa serve

Gli account ufficiali dei big o comunque degli utenti che li richiedono, avevano ottenuto le spunte blu in base ai criteri in vigore prima che Elon Musk acquistasse Twitter. Cioè prima dello scorso mese di ottobre. In precedenza, le spunte blu erano pensate per verificare l’autenticità dei profili di istituzioni, aziende, personaggi famosi o comunque rilevanti.

Ma la rivoluzione in corso a Twitter, che il nuovo proprietario, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha voluto fin dall’inizio e che è tutt’ora in corso, riguardava anche l’aspetto della verifica dell’autenticità dei profili. Perciò Musk aveva annunciato che dall’inizio di aprile Twitter avrebbe cominciato a rimuovere tutte le vecchie spunte blu. E che, al tempo stesso, le avrebbe mantenute soltanto per chi d’ora in poi decide di iscriversi a Blue: la versione a pagamento del social network che richiede una spesa di 8 euro al mese.

Twitter, 8mila a casa

La nuova dirigenza di Twitter ha fra i suoi obiettivi la messa in ordine del bilancio economico e finanziario dell’azienda che propone la spunta blu. Del resto il fondatore e amministratore di Tesla e SpaceX l’ha acquistato alla fine di ottobre 2022 per la cifra record di 44 miliardi di dollari. E dunque non intende perderci neppure un dollaro sul piano dei conti. Su mandato di Musk l’ufficio del personale non sta andando tanto per il sottile: nel giro degli ultimi 6 mesi si è proceduto a un brutale taglio dei posti di lavoro licenziando migliaia di persone. Twitter è calata di 8mila dipendenti: ne sono rimasti 1500.

I big senza la spunta blu

Tornando alle spunte blu, c’è da dire che al momento sono scomparse dagli account di tantissimi giornalisti. Ma anche da quelli di alcuni dei personaggi più noti e seguiti sui social network. Fra questi, oltre a papa Francesco, anche Donald Trump, Kim Kardashian, Beyoncé e lo stesso fondatore di Twitter, ed ex amministratore Jack Dorsey. Lo scorso anno quest’ultimo era stato fra coloro che avevano auspicato la conclusione delle trattative affinché fosse Musk a rilevare il social media. In alcuni casi di profili Twitter la spunta blu è scomparsa e poi riapparsa, e non tutti gli account verificati in base alle precedenti regole l’hanno persa, rileva ilPost.it.

La scelta potrebbe dare adito a confusione fra gli utenti nei prossimi giorni, aumentando il rischio che profili fake e malintenzionati si abbonino a Twitter Blue per fingere di essere una delle celebrità che hanno perso la spunta blu. È anche vero che molti follower, ormai abituati a navigare su Twitter, non si faranno ingannare facilmente solo perché il colore blu non compare più sulla piccola icona della spunta.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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