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Il Terzo Polo salta in aria: Calenda e Renzi non faranno il partito unico

Finisce a pesci in faccia fra i due leader la brevissima storia dell'aggregazione politica di centro che avrebbe dovuto scompaginare i giochi politici italiani

Niente da fare. Come da tempo era nell’aria, Carlo Calenda a Matteo Renzi non faranno il promesso (ai loro elettori) partito unico che sarebbe dovuto nascere dalla fusione di Azione e Italia Viva. 

La riunione del 12 aprile, che avrebbe dovuto sanare le divergenze, si è conclusa dopo circa tre ore con un “nulla di fatto“, secondo le parole di Carlo Calenda. Il comitato politico della federazione Azione-Italia Viva ha discusso il nuovo documento sul percorso verso il partito unico del Terzo Polo, ma molte posizioni sono rimaste lontane.

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Carlo Calenda e Matteo Renzi. Foto Ansa/Giuseppe Lami

Calenda e Renzi, l’unione impossibile

Per il 13 aprile è in calendario un nuovo incontro, ma intanto l’ufficio stampa di Italia Viva scrive in una nota: “Interrompere il percorso verso il partito unico è una scelta unilaterale di Carlo Calenda. Pensiamo che sia un clamoroso autogol ma rispettiamo le decisioni di Azione“.

Poi la risposta dal partito di Calenda: “Lo stop deriva dalla scelta di Italia Viva di non votare un documento ieri che avevano dichiarato essere già letto e condiviso. Dietro tutto questo c’è solo un fatto: Renzi tornato alla guida di Italia Viva da pochi mesi non ha alcuna intenzione di liquidarla in un nuovo partito. Scelta legittima ma contrastante con le promesse fatte agli elettori. Dopo mesi di tira e molla ne abbiamo semplicemente preso atto. In un clima volutamente avvelenato da insulti personali da parte di Renzi e di quasi tutti gli esponenti di Italia Viva a Carlo Calenda“.

A colpi di video sui social

Lo stesso Calenda, a Notizie.com e Antennasud dice che la partita “sembra sia chiusa” e che “ne abbiamo parlato anche troppo“. “Renzi ci ha proposto di fare sì un altro partito ma mantenendo aperti quelli che ci sono. Questo avrebbe generato una cacofonia, un suono incomprensibile e gli abbiamo detto di no, che così non va bene, così non si può fare“, ha detto Calenda. Poi con un tweet e un video anche su Facebook sui social media – che riportiamo sotto – termina definitivamente la partita.

Il leader di Azione ha poi parlato di “giorni in cui a fronte di questioni politiche che ho posto, ho ricevuto insulti di ogni genere“. Adesso, c’è quindi “da prendersi un momento di calma, tornerà Azione a fare questo lavoro, cioè la costruzione di un grande partito riformista, liberale e popolare, e resta Iv che è guidata da Renzi“, ha affermato ancora Calenda. Alla domanda se si farà un partito liberal-democratico, il leader di Azione ha replicato: “Tutto si farà con Azione, Matteo Renzi farà il suo percorso: fine. Rimangono due partiti separati di cui uno ha la mia leadership ed uno ha la leadership di Matteo Renzi“.

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Carlo Calenda. Foto Ansa/Giuseppe Lami

Renzi: “Calenda è pazzo

Un retroscena sulla Stampa – negato da Italia Viva – attribuiva a Renzi le parole: “Calenda è pazzo, ha sbagliato il dosaggio delle pilloline“. Il leader di Azione aveva subito risposto su Twitter: “Matteo Renzi queste volgarità nascondono un nervosismo esagerato. Semplicemente hai provato a darci una fregatura e sei stato rispedito al mittente. Questa volta lo ‘stai sereno’ non ha funzionato. Fine“.

Calenda non vuole più la Leopolda

A fare il punto sulla riunione del 12 aprile era stata una nota dell’ufficio stampa Iv. “La riunione si è conclusa con l‘accordo su tutti i punti e con l’aggiornamento a giovedì alle 17 sulle ultime due questioni. Rimangono aperte la questione soldi su cui Iv è disponibile a pagare il 50% delle spese come fatto fino ad oggi e sulla richiesta di Calenda di non fare mai più la Leopolda. Su questo punto Renzi non sente ragioni. E, del resto, appare poco comprensibile una richiesta di non fare più una festa politica. Ma di tutto questo – come della nascita del partito unico a seguito dello scioglimento di Azione e Iv – non accadrà più nulla.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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