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Qatargate, Eva Kaili fuori dal carcere dopo quattro mesi

La ex vicepresidente dell'Europarlamento, accusata di corruzione, torna a casa con obbligo di braccialetto elettronico

Il caso Qatargate si arricchisce di una nuova svolta: Eva Kaili torna a casa dopo 4 mesi di carcere. Arrestata il 9 dicembre 2022 la ex vicepresidente del Parlamento europeo è stata rilasciata il 12 aprile.

La giustizia belga ha disposto per l’eurodeputata greca gli arresti domiciliari con l’obbligo di braccialetto elettronico. “Una decisione logica che abbiamo atteso per fin troppo tempo“, ha commentato l’avvocato Sven Mary.

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Eva Kaili. Foto Twitter @askanews_ita

Kaili: “Ho pensato al suicidio

Due settimane fa il Corriere della Sera aveva ricostruito uno sfogo di Kaili. “Dopo il clamore dei primi giorni di questa vicenda non parla più nessuno” aveva detto la politica greca. “Non mi sento una vittima, mi sento un trofeo di una persecuzione politica di cui fa parte un pregiudizio. Un pregiudizio che comunque c’è nei confronti dei parlamentari e dei politici del Sud Europa. I maltesi, i greci, gli italiani e così via“.

L’europarlamentare Eva Kaili aveva parlato anche dei sentimenti provati nel corso della sua detenzione. “Nelle prime sei settimane mi è capitato di pensare al suicidio più volte, poi è scattato qualcosa“, aveva raccontato in un colloquio con Deborah Bergamini. Quest’ultima è deputata di Forza Italia e membro della delegazione Italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. “Sono innocente, lo dimostrerò“, assicurava Kaili.

Il ricorso dell’ex vicepresidente

Sul fronte della battaglia legale, intanto, Kaili ha fatto ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiedendo di “annullare la decisione del procuratore capo europeo del 15 dicembre 2022“. Ovvero la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare di Kaili. Quell’atto chiedeva inoltre di “annullare la decisione della presidente del Parlamento europeo del 10 gennaio 2023 di annunciare tale richiesta durante la sessione plenaria del Parlamento e di deferirla alla commissione giuridica“.

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Pier Antonio Panzeri. Foto Ansa/Epa Stephanie Lecocq

A sostegno del ricorso ci sono diversi motivi. “Primo motivo, che verte sul difetto di competenza del procuratore capo europeo a emettere l’atto impugnato. Conformemente alle disposizioni applicabili dell’articolo 9 del regolamento del Parlamento europeo, nel momento in cui il procuratore capo europeo ha adottato la sua decisione del 15 dicembre 2022, solo gli Stati membri erano autorizzati a emettere una decisione siffatta“.

Secondo motivo, che verte sulla violazione di due requisiti di forma sostanziale. Il difetto di motivazione, in primo luogo. Perché il procuratore capo europeo non approfondisce se sussista o meno un caso di flagrante delitto e se i privilegi e le immunità della ricorrente ostacolino o meno le indagini sulle presunte irregolarità. Violazione dei diritti della difesa, poi: né il procuratore capo europeo, né la presidente del Parlamento europeo hanno consentito alla ricorrente di ottenere copia dei documenti alla base delle loro decisioni. Inoltre, la ricorrente non è stata sentita prima dell’adozione degli atti impugnati. Terzo motivo, che verte sul difetto di sufficiente e adeguata motivazione“.

Panzeri, Cozzolino e Tarabella

Lo scorso 21 febbraio le forze dell’ordine avevano arrestato a Napoli l’eurodeputato del Partito Democratico Andrea Cozzolino, trasferito in carcere. In Belgio era stato fermato il suo collega Marc Tarabella. Dal canto suo Pier Antonio Panzeri adesso collabora con la giustizia, in quanto ‘pentito’. E oltre a Cozzolino è finito nei guai anche il suo collega socialista, il belga Marc Tarabella: la polizia di Bruxelles lo aveva fermato con un blitz nel suo paese. Gli inquirenti ipotizzano un coinvolgimento di Cozzolino Tarabella nella trama di corruzione che l’ex eurodeputato Panzeri avrebbe tessuto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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