NewsPoliticaPrimo piano

Governo Meloni, tra Def e nomine è una settimana di fuoco

L'esecutivo di destra scopre le carte sulla crescita del Pil. Ancor più decisive la scelte sui dirigenti di Eni, Enel, Leonardo, Fs e Poste

A cinque mesi e mezzo dal suo insediamento il Governo della prima premier donna d’Italia fa i conti con il suo primo duro banco di prova di quest’anno: il Documento di economia e finanza (Def). Non mancano le nomine ai vertici delle aziende di Stato. Tutte decisioni all’ordine del giorno nel Cdm dell’11 aprile.

Le tensioni nella maggioranza sono forti. Nel Documento di economia e finanza si stima una crescita dell’1% del Pil e un deficit al 4,5%, per il 2023, rispetto a uno scenario tendenziale che vede il Pil allo 0,9% e il deficit al 4,35%. Lo riferiscono fonti del ministero dell’Economia.

giancarlo giorgetti camera deputati
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Foto Ansa/Fabio Frustaci

Giorgetti e le stime del Governo

Per il 2024 il Prodotto interno lordo (Pil), sempre nel quadro programmatico, lo si prevede a +1,4% e l’indebitamento si attesterà “oltre il 3%“. Inoltre il debito proseguirà nei prossimi anni un percorso di lenta riduzione fino ad attestarsi “nel 2025 al 140,9%“. Ma ora il tempo stringe per l’esecutivo.

Mercoledì 12 aprile il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è atteso a Washington per gli spring meeting del Fondo monetario internazionale. Una sorta di esame dei guru della finanza dell’Occidente per il Governo Meloni, che avrà appena messo nero su bianco le stime di crescita dell’Italia. Tutti valori che il Mef assicura essere improntati alla prudenza nelle previsioni e alla serietà nell’approccio ai conti pubblici.

Primo atto di politica economica

Nel quadro tendenziale si sottolinea una crescita del Pil per l’anno in corso al +0,9%, in rialzo dal +0,6% ipotizzato nello scenario programmatico della Nadef di novembre. Questo grazie a un primo trimestre migliore delle attese che porta anche il deficit al +4,35%. Numeri leggermente più alti che si traducono in risorse per la Manovra del prossimo autunno. Il Def di fatto è il primo vero atto di politica economica del Governo Meloni, che fornisce il quadro macro e in cui si delineano le misure che l’esecutivo intende portare avanti. A settembre ci sarà la Nadef (la Nota al Def), ossia l’aggiornamento, quindi a ottobre seguirà la legge di bilancio a ottobre.

Fermata l’emorragia di denaro pubblico dalla casse dello Stato, dovuta al Superbonus, il Governo ha deciso di attenersi alle più basse stime di crescita del Pil tra quelle ipotizzate. Proprio per perseguire un approccio prudente, necessario alla luce dell’incertezza economica globale. Meloni e Giorgetti sperano quindi che lo scenario macroeconomico riveli risultati migliori delle attese. E senza distogliere l’attenzione dal calo del debito, che dal 144,4% dello scorso anno dovrebbe scendere al 140,9% nel 2025.

eni descalzi ad riconferma
L’ad di Eni, Claudio Descalzi: sarà riconfermato. Foto Ansa/Epa Wael Hamzeh

Le nomine del Governo Meloni

L’altra partita su cui il Governo potrebbe arrivare a un punto prima della partenza di Giancarlo Giorgetti per gli Usa è quella delle nomine. A breve è prevista una riunione di maggioranza sul punto che vede gli animi tutt’altro che distesi. Si parte da Ferrovie dello Stato, il cui Cda si riunirà lunedì 17 aprile: la Lega di Matteo Salvini ha praticamente lanciato un’Opa e preme per la presidenza di Dario Lo Bosco a Rfi. Mentre per il ruolo di ad di Fs resta in corso l’attuale, Luigi Ferraris, il cui nome circola anche per altre posizioni.

La stagione assembleare entrerà poi nel vivo a maggio. Il Governo avrà a che fare l’8 con Poste Italiane, il con 9 Terna e Leonardo, il 10 per Enel ed Eni. A Eni sembra ormai portata a casa la riconferma di Claudio Descalzi, grazie anche al buon rapporto instaurato con la premier durante le visite in Africa per stringere accordi sul gas in sostituzione delle forniture russe. Mentre la Lega prova a strappare la poltrona della presidenza. In Enel, tramontata la stella dell’amministratore Francesco Starace, il nome che il Governo ha in mente è sempre quello dell’attuale numero uno di Terna, Stefano Donnarumma. Difficilmente la spunterà Paolo Scaroni, che FI e Lega spingono per la presidenza. Al suo posto potrebbe arrivare da Leonardo Luciano Carta.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

Pulsante per tornare all'inizio