La premier finlandese Sanna Marin. Foto Ansa/Epa Stephanie Lecocq
La Finlandia al voto, domenica 2 aprile, per rinnovare i 200 membri dell’Eduskunta-Riksdag, la Camera unica del Parlamento. Si tratta di elezioni legislative anticipate che si presentano come una sfida diretta tra almeno due donne. E una possibile svolta a destra del paese nordico che ha già rinunciato alla sua storica neutralità per chiedere di entrare nella NATO contro la Russia.
A dominare politicamente le elezioni in Finlandia è in pratica lo scontro fra la premier uscente Sanna Marin, del Partito socialdemocratico, e Riikka Purra, la carismatica leader del Partito dei Finlandesi, formazione di destra nazionalista in forte crescita nei consensi.
La premier finlandese Sanna Marin. Foto Ansa/Epa Stephanie Lecocq
Terzo incomodo nel duello al femminile è un uomo: Petteri Orpo del Partito della coalizione nazionale (KOK, liberal-conservatore), che secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Taloustutkimus è accreditato del 20,8% dei suffragi. Pertanto arriverebbe in testa rispetto al partito della Marin, al 19,9%, e a quello della Purra, al 19%.
Sempre secondo la stessa indagine sul probabile esito delle elezioni in Finlandia, il Center Party (KESK) di Annika Saarikko otterrebbe il 9,5%; l’Alleanza di Sinistra (VAS) guidata da Li Andersson, il 9%; la Lega Verde (VIHR) di Maria Ohisalo, l’8,9%. Ci sono poi il Partito popolare svedese (SFP) di Anna-Maja Henriksson, 4,4%; il Partito Democratico Cristiano (SKL) di Sari Essayah, 3,6% e infine Now Movement (LN), il partito liberale di Hjallis Harkimo, l’1,5% dei voti.
“L’ascesa del Partito dei finlandesi (il partito nazionalista che potrebbe costituire la vera sorpresa elettorale in Finlandia, ndr.) è dovuta alle donne e agli astensionisti“, ha analizzato Tuomo Turja, direttore dell’istituto d’opinione Kantar. Secondo il Forum per gli affari e la politica della Finlandia (EVA), quasi un quarto dei finlandesi (23%) spera che dalle elezioni sorga un Governo di destra. Un quinto (19%) preferisce una coalizione formata dal KOK e dai socialdemocratici e il 10% una coalizione composta dal Partito socialdemocratico e dal partito di centro. Infine, le due questioni più importanti agli occhi degli elettori sono la gestione delle finanze pubbliche e le questioni sociali e sanitarie.
La leader del Partito nazionalista finlandese, Riikka Purra. Foto Ansa/Epa Mauri Ratilainen
A guidare il Governo uscente è la popolare Sanna Marin, in carica da fine 2019. Ovvero quando da allora ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni, all’età di 34 anni divenne il primo ministro più giovane della storia Finlandia. Il suo esecutivo comprende 12 donne su 19 membri, mentre i 5 partiti che compongono la sua coalizione sono tutti guidati da donne, 4 delle quali hanno meno di 40 anni.
Helsinki deve anche fare i conti con la guerra in Ucraina. Dall’invasione del paese da parte delle forze armate russe, la Finlandia, che condivide 1.340 chilometri di confine con la Russia, si è posizionata su una linea ferma di fronte a Putin. E ha costantemente consegnato armi agli ucraini. Questo conflitto ha rafforzato la coesione della popolazione con la classe politica e il 53% dei finlandesi è favorevole a un’adesione rapida del Paese alla NATO. La Finlandia che fu modello di neutralità e pacificazione in Europa (si pensi alla Conferenza di Helsinki del 1975) ormai ha completamente voltato pagina. Per i decenni a venire.
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