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Agrigento Capitale italiana della cultura 2025

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È Agrigento la Capitale italiana della cultura per il 2025. La proclamazione è avvenuta a Roma venerdì 31 marzo, presente il ministro Gennaro Sangiuliano. Il titolare del MiBac ha annunciato che presto si potrà gareggiare anche per il ruolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea.  

Le città candidate per l’edizione 2025 erano: Agrigento, Aosta, Assisi (Perugia). Asti, Bagnoregio (Viterbo), Monte Sant’Angelo (Foggia), Orvieto (Terni), Pescina (L’Aquila). Roccasecca (Frosinone) e Spoleto (Perugia).

Il Tempio della Concordia ad Agrigento. Foto Twitter @Poesiaitalia

Una Capitale anche per l’arte

In prima fila alla cerimonia, oltre ai sindaci delle 10 città finaliste e al ministro della Cultura, il presidente della giuria Davide Maria Desario. Erano presenti inoltre i membri della Giuria Isabella Valente, Maria Luisa Catoni, Luisa Piacentini, Salvatore Adduce, Paolo Asti, Luca Brunese. In occasione della proclamazione di Agrigento capitale della cultura è intervenuto il ministro Gennaro Sangiuliano. “L’Italia è un superpotenza culturale” ha detto.

In questo la storia ci ha baciato, dandoci un unicum di diverse civiltà che si sono sedimentate sul nostro territorio“. Sangiuliano ha poi ricordato il “genio italico dell’impresa” e la “cultura dei territori“. “Venezia, Firenze, la mia Napoli, Roma Milano, ma è nelle città più piccole che troviamo l’autenticità profonda dell’essere italiani“. E ha annunciato, accanto alla Capitale della Cultura e alla Capitale del Libro, l’istituzione dal prossimo anno di una Capitale dell’Arte Contemporanea. “I comuni si potranno candidare ogni anno per ospitare opere di arte contemporanea“.

Cultura, le capitali finora

La Capitale italiana della cultura è un’iniziativa nata nel 2014. Il progetto cominciò ad avviarsi dopo che Matera vinse la ‘corona’ di capitale della Cultura europea per l’anno 2019. Ogni 12 mesi, dunque, il Consiglio dei Ministri conferisce il titolo a una località nazionale su proposta del ministro della Cultura. A oggi hanno ricevuto il riconoscimento di capitale italiana della cultura Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena (2015); Mantova (2016); Pistoia (2017); Palermo (2018); Parma (2020-21); Procida (2022); Bergamo e Brescia (2023); Pesaro (2024). A coordinare le procedure di selezione per questa iniziativa è il Segretariato generale del ministero della Cultura. Si partecipa tramite il sito capitalidellacultura.cultura.gov.it/bando/. Al bando potevano candidarsi i Comuni, le Città metropolitane e le Unioni di Comuni che non avessero partecipato per gli anni 2021 e 2024.

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Foto Ansa/Ministero della Cultura

Chi sono i giurati che decidono

All’articolo 5 del bando si legge che al fine di valutare le candidature per il conferimento del titolo di Capitale culturale per l’anno 2025, è costituita con decreto del ministro, la Giuria della città Capitale della cultura. La giuria si compone di 7 esperti indipendenti di chiara fama nel settore delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica. Di questi tre designati dal ministro, tre designati dalla Conferenza Unificata, e uno, con funzione di presidente della Giuria, nominato d’intesa tra il ministro e la Conferenza Unificata.

Capitale della cultura, gli obiettivi

All’articolo 2 del bando di partecipazione si specifica il significato dell’iniziativa. “La Capitale italiana della cultura ha quale obiettivo generale quello di sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura. Affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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