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Il vescovo che negò il funerale a un boss: “Messina Denaro? Poca pietà. E ora chi sa parli”

Nel 2013 Domenico Mogavero disse no al funerale di Mariano Agate, ora chiede ai trapanesi di liberarsi dalla paura

Su Matteo Messina Denaro il vescovo emerito della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, ha usato parole dure.

Non è una persona per cui possiamo avere troppa pietà ha detto ai cronisti che lo interrogavano fuori dalla chiesa della Madonna di Fatima a Campobello di Mazara, il 22 gennaio.

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Domenico Mogavero, oggi vescovo emerito di Mazara del Vallo (Trapani), diocesi che ha guidato fra il 2007 e il 2022. Foto Ansa/Montana Lampo

È uno che ha ammazzato tanto, ha sparso tanto sangue, ha ucciso tanti innocenti, il bimbo (il piccolo Giuseppe Di Matteo, ndr), non credo possa pentirsi, che abbia voglia di parlare“.

Un boss che ha ucciso tanti innocenti

Mogavero ha parlato di Matteo Messina Denaro a quasi una settimana dall’arresto del boss il 16 gennaio scorso. I cronisti hanno intercettato il prelato all’uscita della parrocchia Madonna di Fatima di Campobello di Mazara, a pochi passi dal vicolo San Vito. Ovvero là dove c’era il primo covo del capomafia scoperto dalle forze dell’ordine. Il vescovo Mogavero, in pensione dal servizio attivo per raggiunti limiti d’età (75 anni), da alcune settimane sta aiutando don Nicola Patti nelle celebrazioni religiose presso la parrocchia.

Se non ci fossero state tante coperture, per affetto, per amicizia o per paura, sarebbe stato arrestato prima” ha detto ancora Mogavero a proposito di Messina Denaro. “In questi nostri ambienti non si può dire di no. Non per paura ma per intimità, per vita trascorsa insieme. Oggi ha vinto lo Stato, ora spero che vinca la nostra gente, che esca dalla situazione di paura e finalmente possano tutti esultare“, ha aggiunto. “Usciamo sulle piazze ed esprimiamo la nostra soddisfazione, ma anche il nostro no alla mafia e a tutti i malavitosi“, ha detto il vescovo Mogavero.

L’appello di Mogavero

Chi sa, parli, perché potrebbe svelare fatti che possono giovare a tante indagini“, ha aggiunto monsignor Mogavero. E un cronista, ponendogli una domanda, ha ricordato come il prelato siciliano, da vescovo di Mazara del Vallo, nel 2013 negò i funerali al boss Mariano Agate. “Non ci vuole tanto coraggio (per fare questo, ndr) le parole di Mogavero, visibilmente emozionato. “Occorre essere coerenti col proprio ministero“.

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L’automobile del boss Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara. Foto Ansa/Carmelo Sucameli

Proseguono intanto le indagini sulla rete dei fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro. Gli investigatori hanno rinvenuto l’auto del capomafia a Campobello di Mazara: una Giulietta nera, in un garage del figlio di Giovanni Luppino. Quest’ultimo è l’incensurato imprenditore agricolo che ha accompagnato il padrino di Castelvetrano alla casa di cura ed è finito in manette con lui. Agli inquirenti ha detto di non aver saputo, fino al giorno del blitz, chi fosse il suo “passeggero” che, prima di allora, aveva visto solo una volta alcuni mesi fa.

L’autista di Messina Denaro

Mi era stato presentato come Francesco e domenica sera mi ha chiesto di accompagnarlo dicendomi che doveva fare delle cure per il cancro“, si è difeso. Una ricostruzione che i pm ritengono totalmente falsa che mal si concilia con la presenza della macchina nel garage del figlio di Luppino, ma non solo. Alcune fonti dicono che prima di essere arrestati l’autista e il boss si sarebbero abbracciati.

Messina Denaro, a gennaio del 2022, sarebbe andato in una concessionaria di Palermo e avrebbe dato in permuta una Fiat 500. Avrebbe quindi pagato 10mila euro in contanti per l’acquisto della Giulietta. Sia il contratto di acquisto che la permuta sono intestate a una anziana disabile di 87 anni: la madre di Andrea Bonafede. Ovvero il geometra di Campobello che avrebbe prestato l’identità al boss almeno dal 2020, la data del primo intervento chirurgico al quale il capomafia si è sottoposto all’ospedale di Campobello di Mazara.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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