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La Francia vuole restituire le opere d’arte trafugate nel corso dei secoli

Una legge definirà i contorni del progetto, mentre la Grecia fa pressione sul Regno Unito perché restituisca i marmi del Partenone

La Francia è alle prese con un problema più spinoso di quanto possa sembrare. Ovvero la restituzione di beni culturali e tesori d’arte, provenienti da altri paesi, ai legittimi proprietari all’estero.

Quest’anno sono già tre i disegni di legge che diversi parlamentari intendono presentare. Obiettivo: agevolare la restituzione di tesori e non solo. Dai resti umani fino alle opere trafugate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e finite in Francia, saranno parecchie le questioni da dipanare per il ministero della Cultura guidato dalla ministra Rima Abdul Malak.

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Rima Abdul Malak, ministra della Cultura della Francia. Foto Ansa/Epa Geoffroy van der Hasselt

Francia, le restituzioni avvenute

Sono state proprio fonti del dicastero, citate dall’agenzia di stampa France Presse, a rendere noto il proposito di Rima Abdul Malak. In Francia la restituzione ai legittimi proprietari di beni culturali stranieri rappresenta un tema molto sensibile. Nel 2021, Parigi ha restituito allo Stato del Benin, ex colonia francese dell’Africa Occidentale, 26 opere dei tesori reali di Abomey, città importante del paese. Si tratta di beni che le truppe francesi saccheggiarono nel 1892 e che erano conservati nel museo parigino del Quai Branly.

Africa depredata

Nel 2019 Parigi aveva inoltre restituito una sciabola al Senegal e una corona al Madagascar nel 2020. Il problema della restituzione di opere e tesori d’arte trafugati concerne non solo la Francia evidentemente. In ballo ci sono tutti i paesi europei, non ultima l’Italia, che hanno posseduto nel corso del tempo gli imperi coloniali d’oltremare. Lo scorso mese di dicembre la Germania ha restituito alla Nigeria 22 bronzi dell’antico regno del Benin, rubati anch’essi in epoca coloniale.

Partenone, una storia infinita

Non solo la Francia, dunque. E procede intanto, malgrado il formale rifiuto del Governo inglese, la questione della restituzione dei marmi del Partenone dell’Acropoli di Atene, da oltre un secolo conservati al British Museum di Londra. Il confronto con la controparte britannica per il ritorno in Grecia dei fregi “non è chiuso” ha assicurato la ministra della Cultura greca Lina Mendoni all’emittente radiofonica Skai. La dichiarazione segue quella della ministra della Cultura britannica, Michelle Donelan, che ha sostenuto in un’intervista con la Bbc che i marmi del Partenone, portati a Londra nel 1802 dal diplomatico Lord Elgin, “non devono essere e non saranno restituiti” ad Atene.

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Lina Mendoni, ministra della Cultura greca. Foto Twitter @arwaib / Eurokinissi / Stelios Missinas

Nelle ultime settimane, mentre in Francia si facevano i conti con futuri possibili accordi di restituzione delle opere d’arte a paesi stranieri, articoli apparsi sulla stampa greca e britannica avevano prospettato un accordo imminente. Ovvero che il Governo di Rishi Sunak, da un lato, e quello di Kyriakos Mītsotakīs – entrambi leader di partiti conservatori – si intendessero sul ritorno, sotto forma di “prestito culturale” dei marmi contesi del Partenone da Londra ad Atene.

So che la ministra della Cultura britannica sta trasmettendo la posizione ufficiale del suo Paese. Ma la parte greca continuerà a fare pressione” per il ritorno delle sculture ad Atene, ha commentato la ministra ellenica della Cultura, Mendoni. Difficile dire come andrà a finire. Di certo il 2023 appena cominciato si annuncia ricco di possibili sorprese per quanto riguarda le opere d’arte e la loro restituzione ai legittimi proprietari.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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