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Usa, il Congresso senza Speaker: McCarthy non sfonda

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È attesa alle 12 del 6 gennaio (le 18 in Italia) la nuova votazione al Congresso degli Stati Uniti per eleggere lo Speaker, omologo del nostro presidente della Camera. 

Il 5 gennaio, dopo più di 8 ore e 5 infruttuose votazioni, la Camera dei rappresentanti Usa ha approvato una mozione con cui ha aggiornato lo scrutinino.

Kevin McCarthy (a destra) è il candidato ufficiale del Gop per il ruolo do Speaker della Camera dei Rappresentanti. Foto Ansa/Epa Shawn Thew

In sostanza si tratta di un nuovo schiaffo per il candidato ufficiale della maggioranza repubblicana, il 57enne Kevin McCarthy, che nemmeno nell’11ª votazione è riuscito a scalfire il muro dei ribelli del Grand Old Party – i repubblicani – e si è fermato a quota 200 voti. Nell’elezione per lo Speaker, il leader della minoranza democratica, Hakeem Jeffries, ha fatto il pieno dei suoi 212 voti. Sette suffragi sono andati a Kevin Hern, sostenuto dai ribelli Gop, uno a Donald Trump e altri 12 a vari candidati.

I negoziati andranno avanti per il quarto giorno per cercare di arrivare finalmente a una fumata bianca per la guida della Camera bassa (lo Speaker, appunto) riconquistata a fatica dal partito repubblicano alle elezioni di midterm dell’8 novembre scorso. L’ultima volta che si era arrivati a un numero così alto di votazioni per lo Speaker risale al 1859, alla vigilia della guerra di secessione americana. Se non altro i repubblicani hanno proposto e approvato la mozione sull’aggiornamento dello scrutinio a oggi 6 gennaio con 219 voti su 221; contrari tutti i 212 deputati democratici.

Speaker, una faida nel Gop

Resta l’imbarazzo per questa faida nel partito repubblicano in mondovisione sulla scelta dello Speaker che, in teoria, chi ha la maggioranza dei rappresentanti alla Camera dovrebbe riuscire a eleggere rapidamente. Lo stallo nelle votazioni impedisce adesso ai deputati di giurare (con i familiari da giorni a Washington per la cerimonia) e alla Camera di iniziare a lavorare.

La Clerk (Cancelliera) della Camera dei deputati statunitense, Cheryl Johnson. È lei a guidare le operazioni di scrutinio per l’elezione dello Speaker. Foto Ansa/Epa Michael Reynolds

Va bene se ci vorrà un po’ più tempo“, ha commentato Kevin McCarthy al termine di un’altra giornata ad alta tensione. Il rischio per il deputato della California è che, per venire incontro ai dissidenti dell’estrema destra, possa perdere i voti di qualche repubblicano moderato. Di offerte ai ribelli ne sono già state fatte molte (tra cui permettere a un singolo deputato di chiedere un voto di sfiducia per lo Speaker). Tuttavia neppure Donald Trump riesce a controllare questa pattuglia. A candidare provocatoriamente l’ex presidente alla carica di Speaker è stato uno dei ribelli, Matt Gaetz, che poi è stato presumibilmente l’unico a votarlo. Da parte sua l’ex presidente non è apparso scosso, al punto da postare sul suo social network, Truth, un fotomontaggio. Lo si vede nei panni di Speaker mentre fa le boccacce alle spalle del presidente Joe Biden.

McCarthy e i “ribelli

L’impressione è che nelle prossime ore si possa trovare un accordo con i ribelli, sia pure a costo di rendere McCarthy uno Speaker debolissimo. L’alternativa sarebbe un nuovo candidato di mediazione come il vice di McCarthy, l’italo-americano Steve Scalise, più a destra di lui. Protagonista di queste giornate convulse di votazioni è intanto la clerk della Camera – la cancelliera – Cheryl Johnson, 62 anni. Funzionaria di lungo corso, è originaria di New Orleans, della Louisiana. Ha presieduto con piglio sicuro le operazioni di voto, svolgendo la funzione di Speaker, e ha letto i risultati: l’Aula le ha dedicato un applauso di gratitudine.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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