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Iran, 14mila arresti: anche la nipote della Guida Suprema e l’ex star del calcio

Farideh Moradkhani è figlia di una sorella di Khamenei. Voria Ghafouri ha sostenuto le manifestazioni. E anche i giocatori ai Mondiali ora rischiano

La scure della repressione poliziesca in Iran colpisce una nipote della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Da oltre due mesi proteste e manifestazioni contro la Repubblica islamica dilagano in molte aree del paese e adesso la rivolta coinvolge anche persone vicine ai leader della teocrazia di Teheran.

Non solo. Secondo Mariano Giustino di Radio Radicale, giovedì 24 novembre è finito agli arresti anche Voria Ghafouri, già stella della nazionale di calcio dell’Iran. I miliziani del regime teocratico lo accusano di aver agito contro gli ayatollah perché Ghafouri ha sostenuto pubblicamente i manifestanti. E perché ha fatto visita alle famiglie delle vittime di Mahabad, città del Kurdistan iraniano. Rischiano pesanti punizioni anche i calciatori della nazionale che stano partecipando a Mondiali in Qatar: per protesta non hanno cantato l’inno nel match d’esordio contro l’Inghilterra e probabilmente, continueranno a non cantarlo.

Da sin., Voria Ghafouri e Farideh Moradkhani

Ma a finire in manette è stata anche Farideh Moradkhani, 36 anni, figlia di una sorella della Guida Suprema, Ali Khamenei. Da oltre due mesi il capo degli ayatollah vede traballare il suo regime sotto i colpi della rivoluzione in corso, soprattutto nelle città, a seguito della morte della giovane Mahsa Amini. La ragazza, 22 anni, è deceduta mentre era sotto la custodia della cosiddetta polizia morale che l’aveva arrestata accusandola di non aver “correttamente indossato il velo” sul capo. In Iran lo hijab è obbligatorio per tutte le donne.

Iran, chi è Farideh Moradkhani

Attivista politica e per i diritti umani, Farideh Moradkhani, nipote di Khamenei, è stata arrestata a Teheran, la capitale dell’Iran. La sua ‘colpa’? Aver sostenuto i manifestanti che continuano – nonostante le centinaia di vittime e le migliaia di arresti – a ricordare Mahsa Amini e a invocare una profonda liberalizzazione della società iraniana, al grido di “Donna, Vita, Libertà“. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero 14mila le persone arrestate durante le proteste finora. L’ONU chiede che l’uso “non necessario e sproporzionato” della forza in Iran cessi quanto prima, riferendosi, ovviamente, alla durissima repressione in corso contro i manifestanti.

In un tweet, Mahmoud Moradkhani, fratello della donna arrestata – e anche lui oppositore del regime che attualmente vive in Francia – ha ricostruito l’accaduto. La polizia avrebbe arrestato la nipote di Khamenei e l’avrebbe portata in carcere “quando si è recata presso l’ufficio del procuratore per scontare un ordine del tribunale“. Da parte sua l’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione (in questo caso s’intende quella islamista che dal 1979 vede al potere il regime teocratico) ha reso noto di aver catturato anche un cittadino iraniano-britannico. L’accusa è di essere coinvolto nelle proteste che gli ayatollah giudicano coordinate dall’estero per destabilizzare l’Iran. E di essere “uno dei principali collegamenti tra le reti televisive terroristiche e dissidenti Bbc e Iran International“.

I giocatori della nazionale iraniana non cantano l’inno prima di Inghilterra-Iran ai Mondiali del Qatar. Rischiano grosso al ritorno in patria.

Cosa è Iran International

Quest’ultima è un’emittente in lingua persiana, basata a Londra. Da tempo è sotto minaccia dell’Iran, che la considera finanziata dai nemici dell’Arabia Saudita. Emissari del regime degli ayatollah hanno raggiunto Iran International in terra britannica, tanto da costringere il Governo del neo premier Rishi Sunak a convocare l’ambasciatore di Teheran. E perfino a schierare la polizia attorno alla sede della redazione a Londra.

La lode alla regina, moglie dello scià

Tornando alla nipote di Khamenei, non è la prima volta che la donna finisce in prigione in Iran. L’ultima è stata lo scorso gennaio. Farideh Moradkhani finì in carcere dopo essersi rivolta alla vedova dell’ultimo sovrano, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, chiamandola “cara regina“. In occasione dell’83° compleanno di Farah Diba, il 14 ottobre 2021, Farideh Moradkhani le aveva inviato un messaggio con una poesia a lei dedicata: “Cara regina e madre della mia patria! So che tornerai e porterai la luce per spezzare l’oscurità della notte“, aveva detto lanciando una sfida allo zio Ali Khamenei e agli ayatollah.

Lo Scià di Persia, Rezha Pahlavi, con la regina Farah Diba lascia l’Iran nel 1979 a seguito della rivoluzione islamica. Foto Twitter @SimonettaBosso

Il carcere di Evin

Pochi mesi prima del suo arresto aveva inoltre avviato una campagna a favore dei detenuti e contro la pena di morte. Rinchiusa nel famigerato carcere di Evin a Teheran, noto per le brutali condizioni di detenzione degli oppositori politici, la nipote della Guida Suprema dell’Iran era tornata in libertà. Aveva dovuto pagare una cauzione, lo scorso mese di maggio. Il carcere di Evin è lo stesso in cui per un mese e mezzo è rimasta rinchiusa senza ragione la travel blogger italiana Alessia Piperno, dopo lo scoppio della rivolta in Iran. Piperno è stata scarcerata ed è tornata in Italia 2 settimane fa, il 10 novembre scorso.

Farideh è la figlia della sorella di Khamenei, Badri, e dello sceicco Ali Moradkhani (noto come Ali Teherani) che dopo la Rivoluzione guidata da Khomeini nel 1979 diventò un dissidente e trovò rifugio in Iraq. Al suo ritorno in Iran fu condannato a 20 anni di prigione, ma fu scarcerato dopo 10 anni. Ali Teherani è morto lo scorso ottobre nella capitale iraniana all’età di 96 anni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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