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Ultimatum di Elon Musk a Twitter: “Attenti o salta tutto”

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Quattro giorni dopo aver sospeso l’intesa per rilevare Twitter, Elon Musk torna ad attaccare gli amministratori del social media. E lancia un ultimatum. Il mio acquisto, dice in sostanza, non può andare avanti finché il Ceo, Parag Agrawal, rifiuta di provare che account fake e spam sono inferiori al 5%. Per Musk potrebbero invece essere “molto superiori al 20%“.   

La mia offerta era basata sul fatto che le dichiarazioni di Twitter alla Sec fossero accurate” ha ‘cinguettato’ l’uomo più ricco del mondo in risposta a un articolo di Teslarati, sito di news sulle sue aziende. “Ieri il Ceo di Twitter ha pubblicamente rifiutato di provare che gli account fake o spam fossero inferiori al 5%“.

Perciò, ha aggiunto, “questa operazione non può andare avanti fino a quando non lo farà“. Secondo il fondatore di Tesla i profili falsi “potrebbero essere molto più alti del 20%, che già rappresenta ‘quattro volte’ quelli indicati da Twitter.

Musk aveva già sospeso l’acquisto

In buona sostanza, dopo la maxi offerta da 44 miliardi di dollari per rilevare la società co-fondata da Jack Dorsey, che il board di Twitter aveva accettato con un clamoroso voltafaccia lo scorso 26 aprile, adesso, meno di un mese dopo, l’operazione è a forte rischio. Il 13 maggio Musk aveva twittato che il deal era “temporaneamente sospeso” gettando i mercati finanziari nel panico. Il patron di Tesla e SpaceX restava “in attesa di dettagli a supporto del calcolo che gli account spam/falsi rappresentino effettivamente meno del 5% degli utenti“. In un colpo solo le azioni di Twitter erano crollate del -11%. Le azioni di Tesla – l’azienda di auto elettriche del magnate americano – erano invece salite del +4,9%.

Parag Agrawal, amministratore delegato di Twitter

Un report pubblicato qualche giorno prima attestava che gli account fake o spam rappresentavano meno del 5% degli utenti attivi giornalieri di Twitter. Il social ha una media di 229 milioni di utenti. I “bot spam“, quei profili che rilanciano in automatico altri tweet e che non rappresentano utenti reali, erano nel mirino di Musk sin dall’inizio della scalata. L’uomo più ricco del mondo aveva già pubblicamente annunciato l’intenzione di eliminare questi falsi profili. E voleva prove certe sulle dimensioni del fenomeno su Twitter.

Musk contro Agrawal

Ora la nuova, più forte, battuta d’arresto nelle trattative. Elon Musk ha chiamato in causa direttamente Il Chief executive officer (Ceo, l’amministratore delegato, n.d.r.) di Twitter, Parag Agrawal. E lo ha accusato di aver “pubblicamente rifiutato di provare che gli account fake o spam fossero inferiori al 5%“. Agrawal ha scritto ieri un lungo thread per affrontare la questione di quanti falsi profili, bot e spam siano presenti realmente.

E ha precisato che “sospendiamo oltre mezzo milione di account spam ogni giorno, di solito prima ancora che qualcuno di voi li veda su Twitter.” Inoltre, ha sottolineato, “blocchiamo milioni di account ogni settimana che sospettiamo possano essere spam, se non riescono a superare le sfide di verifica umana (captcha, verifica telefonica, ecc.)“. rassicurazioni che però non bastano a Elon Musk. L’uomo che ha messo sul piatto 44 miliardi di dollari per comprare il social che ‘cinguetta’: uno dei maggiori leveraged buyout – acquisizione attraverso debito – di una società quotata in Borsa che sia mai stato effettuato.

Jack Dorsey (primo da sinistra), co-fondatore di Twitter: sostiene l’acquisizione di Elon Musk

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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