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Francia, scontri al comizio di Zemmour. “Il leader ferito al polso”

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Sta valutando l’ipotesi di presentare denuncia Eric Zemmour, il polemista di estrema destra che in Francia si è candidato alle prossime elezioni presidenziali dell’aprile 2022. E che potrebbe togliere a Marine Le Pen lo scettro di leader dei nazionalisti e dei sovranisti anti immigrati. Secondo quanto riferisce alla France Presse lo staff del candidato, un uomo avrebbe afferrato e ferito a un polso Zemmour subito prima che salisse sul palco del comizio con cui ha inaugurato la sua campagna elettorale a Villepinte, nella banlieue di Parigi, ieri 5 dicembre.

Comizio nella banlieue

L’aggressore“, o magari solo un fan troppo agitato, è finito fuori dalla sala, ha fatto sapere Antoine Diers, portavoce del nuovo partito Reconquête (Riconquista) di Zemmour. E partire alla “riconquista del più bel Paese del mondo” è la parola d’ordine che Zemmour ha lanciato dal palco, dinanzi a 15mila simpatizzanti giunti al Palazzo delle Esposizioni di Villepinte. Un comizio-evento, il suo, segnato da momenti di alta tensione. Come quando in fondo alla sala si sono scatenati tafferugli e sedie lanciate in aria tra attivisti antirazzisti e alcuni militanti di estrema destra. Almeno due persone avevano il volto insanguinato dopo gli scontri, tra cui una militante di Sos Racisme.

Zemmour e la Francia della “riconquista

Mentre Zemmour parlava, a Parigi circa 2mila manifestanti, secondo la questura, hanno sfilato in strada per protestare contro la discesa in campo del candidato anti-Islam e anti-migranti. Eric Zemmour è stato condannato due volte per istigazione all’odio razziale. Ma di fronte ai suoi potenziali elettori il leader del neonato movimento politico Reconquête, (chiaro riferimento storico alla Reconquista spagnola sulla dominazione musulmana in epoca medievale), non ha usato mezzi termini. “Se vinco quest’elezione, non sarà l’ennesima alternanza ma l’inizio della riconquista“, ha assicurato rivolgendosi al pubblico composto di tanti giovani, in stragrande maggioranza bianchi, giunti dai quattro angoli della Francia.

“Io fascista? Difendo l’identità”

Il popolo francese – ha continuato Zemmour – è qui da mille anni. E non ha detto l’ultima parola“. Come slogan elettorale ha scelto il motto l’impossibile non è francese, attribuito al suo beniamino, Napoleone Bonaparte. Nel discorso di circa un’ora, incentrato soprattutto su temi identitari, ha sostenuto di “non essere razzista” ma di voler “difendere la nostra identità“. Rispedite al mittente anche le accuse di neofascismo: “Io fascista? Ma fatemi il favore…“. Poi è tornato a tuonare contro i flussi migratori che a suo avviso minacciano il Paese. Perché, è la teoria sottostante, esisterebbe un grand remplacement, vale a dire la sostituzione della Francia cosiddetta bianca con i francesi di origine straniera. “L’immigrazione zero – ha avvertito – diventerà un obiettivo chiaro della nostra politica“. Nel suo programma Zemmour promette tra l’altro l’abolizione dello Ius soli e l’espulsione sistematica di “tutti i clandestini presenti sul territorio“. Nelle ultime settimane, tuttavia, i sondaggi lo vedono in calo rispetto all’impennata iniziale. Tempo addietro, infatti, alcune rilevazioni lo davano davanti a Marine Le Pen per un possibile ballottaggio presidenziale contro Emmanuel Macron.

Emmanuel Macron, in questi giorni in Arabia Saudita. Foto Twitter @EmmanuelMacron

LEGGI ANCHE: Myanmar, Aung San Suu Kyi condannata: rischia di passare il resto della vita in carcere

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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