Nel secondo semestre del 2020, l’anno in cui è esplosa la pandemia di Coronavirus in tutto il mondo, le mafie hanno accresciuto le proprie infiltrazioni nell’economia legale. Lo si afferma nella Relazione della Dia al Parlamento.
Si tratta, da parte delle mafie, di una “strategia criminale” sottolineano gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia. Un modo di agire che, in un periodo di grave crisi dovuto al Covid, offre alle organizzazioni due enormi vantaggi. In primo luogo “l’occasione di poter rilevare a buon mercato imprese in difficoltà“, in secondo luogo “la possibilità di accaparrarsi le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l’emergenza sanitaria“.
La criminalità organizzata sta cambiando e si evolve rapidamente alle nuove condizioni date. Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta lavorano costantemente per ampliare le proprie capacità di relazione e sempre più in sinergia con i colletti bianchi. In questo modo, precisa la Dia nella relazione, sostituiscono “l’uso della violenza, sempre più residuale, con linee d’azione di silente infiltrazione“.
Le indagini della Dia hanno anche evidenziato come alcune di queste organizzazioni abbiano fatto “un salto di qualità“. Sono cioè passate da gruppi dediti principalmente ai reati predatori a sodalizi “in grado di infiltrare il tessuto economico-imprenditoriale del nord Italia“. Sono invece sempre gli stessi i settori d’interesse sui quali si concentrano le attenzioni dei clan. Parliamo quindi di estorsioni, usura, narcotraffico, gestione dello spaccio di droga, infiltrazione nel gioco d’azzardo illecito e del controllo di quello illegale. E continua l’infiltrazione in quelle aree economiche che beneficiano di contributi pubblici. In particolare nei settori della produzione di energia da fonti rinnovabili, dell’agricoltura e dell’allevamento. Infiltrazioni possibili grazie alla “complicità di politici e funzionari infedeli“.
Nell’ultimo semestre del 2020 la Dia ha eseguito 726 monitoraggi nei confronti di imprese impegnate in appalti per grandi opere. E ha svolto 12.057 accertamenti su persone fisiche. La ‘ndrangheta rimane saldamente leader nel narcotraffico internazionale, ma “non appare più così monolitica ed impermeabile alla collaborazione con la giustizia da parte di affiliati“. Anche “imprenditori e commercianti, sino a ieri costretti all’omertà per il timore di gravi ritorsioni da parte dell’organizzazione mafiosa” adesso sono più propensi a collaborare. La ‘ndrangheta ha ramificazioni in tutte le regioni italiane, in diversi paesi europei, nonché in Australia, Stati Uniti e Canada. Frequente coinvolgimento negli affari illeciti di donne e di minorenni.
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