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Mario Draghi, l’uomo che fa quello che dice. Oltre due terzi degli italiani approvano il suo operato

Auguri al premier che oggi compie 74 anni. Da banchiere di alto rango ha accettato la sfida labirintica della politica italiana: dopo aver salvato l'euro riuscirà a potare l'Italia fuori dalla pandemia?

Sì a entrambe le domande” ha risposto Mario Draghi in conferenza stampa, appena ieri, al cronista che gli domandava se l’uso del Green Pass sarà esteso e se l’Italia si prepara alla terza dose di vaccino anti Covid. È l’inconfondibile stile laconico e netto del Presidente del Consiglio che oggi 3 settembre compie 74 anni. È uomo che non pratica le ambiguità o i bizantinismi di certa politica italiana vecchio stile. Né, tanto meno, la demagogica rincorsa a vellicare il popolo che quotidianamente fanno i leader dei partiti personali di oggi. Parla il giusto, quando deve farlo e non di più. Non usa perifrasi, allusioni, non dissimula e al tempo stesso non scende fra i gladiatori da tastiera dei social media. “Dico quello che penso, recitava Al Pacino in ‘Heat-La sfida’ – e questo lo fanno un po’ tutti i politici – e faccio quello che dico: questo lo fa Draghi.

Draghi, il gradimento sfiora il 70%

L’indice di gradimento del Presidente del Consiglio fra gli italiani nell’ultima settimana di agosto è stato del 67%, secondo l’Istituto Piepoli. Il capo del Governo incarna per molti cittadini la figura di un leader algido, ma al tempo stesso rassicurante. Un uomo che appartiene all’élite, che non ispira simpatia, che non fa nulla per piacere ai suoi interlocutori e col quale non sapresti come imbastire una conversazione. Ma del quale ti puoi fidare perché, come ha detto ieri a chi gli chiedeva delle tensioni fra i partiti che sostengono la maggioranza, “il Governo va avanti“. Punto. Il resto sono storie di altri, non sue.

Fra poteri forti e realtà

Super Mario, come nessuno si permette più di chiamarlo da quando è premier, viene da un altro pianeta. Quello ovattato dei banchieri di alto rango, degli dirigenti ministeriali del massimo livello e delle istituzioni finanziarie internazionali. Le antipatiche, a volte odiose, ‘entità’ che fanno girare la ruota della società capitalistica. A rischio di far perdere il contatto con la realtà della vita quotidiana delle persone. Draghi, al momento, non l’ha perso questo contatto. Sebbene molti lo vedano come uno dei massimi esponenti dei poteri forti e, inevitabilmente, lontani se non nemici del popolo.

Gli studi con i Premi Nobel

Un profilo istituzionale di alto rango, il suo. E tutti lo sanno. Ma chi è davvero quest’uomo schivo e riservato, notissimo alle cronache ma per nulla al gossip? La storia del premier è contrassegnata da una scalata continua alle tappe, anche umane, della vita. Romano, classe 1947, da giovane perde a breve distanza l’uno dall’altra sia il padre che la madre. Ha 15 anni. Sarà una zia a prendersi cura di lui, di sua sorella Andreina e di suo fratello Marcello. Studia al liceo Massimiliano Massimo di Roma dai gesuiti. Nel 1970 si laurea con Federico Caffè, keynesiano, uno degli economisti più in vista in Italia, la cui scomparsa resta ancora oggi un mistero. Caffè farà in tempo ad avviare Draghi verso il prestigiosissimo MIT (Massachusets Institute of Technology) di Boston affinché studi con il Premio Nobel per l’Economia, Franco Modigliani.

Dalla Banca d’Italia alla Bce

Poi Draghi diventa…Draghi. Farà carriera nel mondo economico e finanziario, oltre che come accademico e professore ordinario alle Università di Padova, Venezia e Firenze, diventando, fra il 1984 e il 1990, Direttore esecutivo della Banca Mondiale. L’ex Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, divenuto ministro, lo chiamerà a ricoprire il ruolo di Direttore generale del Tesoro, su suggerimento del Governatore di Bankitalia, Carlo Azeglio Ciampi. Sarà fra i protagonisti delle privatizzazioni degli anni Novanta. Nel 2005 sarà Draghi a diventare capo di Palazzo Koch, e, nel 2011diventerà Governatore della Banca centrale europea, il “tempio” dell’ortodossia dell’Euro. Fino al momento in cui, nel 2019, ha passato il testimone all’attuale presidente, la francese Christine Lagarde.

Draghi, la moglie e i figli

Del Draghi pubblico si conosce tanto, ma di quello privato molto meno. Uno dei pochi scoop su di lui sarà una foto pubblicata da un settimanale. Si vede il presidente della Bce tra le file di un supermercato, come un comune cittadino, assieme alla moglie Maria Serena Cappello, detta Serenella dagli amici. Draghi ha conosciuto la signora Serena a 19 anni sulle rive del Brenta. Quella ragazza non la lascerà più: sono sposati dal 1973. La coppia ha due figli, Federica, dirigente di una multinazionale di biotecnologie, e Giacomo, attivo nel campo della finanza.

Il “Whatever it takes

Ma il premier è rimasto famoso anche, e soprattutto, per le parole “Whatever it takes”. “Faremo qualsiasi cosa perché l’euro resista“, aveva scandito con calma olimpica nel 2012, riferendosi alla speculazione che in quei giorni stava attaccando la moneta unica europea. È per questo conosciuto come il salvatore dell’Euro. Conosce i mercati economici e finanziari. Conosce anche la politica internazionale e le cancellerie di mezzo mondo. Adesso è alla prova della sfida forse più dura: farsi largo tra i labirinti dei giochi di Palazzo della politica italiana. Ma in molti pensano che ce la farà. Non è un caso se lo chiamano “super Mario”.

Draghi Europa

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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