Green Pass, tema rovente del Ferragosto 2021. A pochi giorni dalla ricorrenza, nel clou della stagione turistica estiva, è arrivata la circolare del Viminale per cercare di fare chiarezza. Del resto la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, l’aveva promessa.
Così adesso si chiarisce che i gestori dei locali al chiuso avranno l’obbligo di controllare il Green Pass dei clienti, ma non gli è dovuto l’accertamento della corrispondenza con l’identità della persona che esibisce la certificazione verde. Questo spetterà alle forze dell’ordine. A meno che un gestore, trovandosi davanti al cliente di cui sta controllando il Pass, non noti una “palese difformità o incongruenza” tra la persona e i dati riportati sul certificato. Si specifica così la norma contenuta nell’articolo 13 del Dpcm del Governo Draghi del 17 giugno 2021. In quel testo, infatti, restava un margine di ambiguità irrisolto poiché si affidava la verifica dei documenti di identità “a soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi“. E anche al “proprietario o legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività“.
Un norma che, ha poi confermato lo stesso Garante per la privacy, autorizza gli esercenti a richiedere il documento di identità, ma nello stesso tempo non obbliga il cliente a mostrarlo. Lo stesso varrà per concerti, partite di calcio o eventi strutturati, che prevedono la presenza di uno steward. In buona sostanza: su ristoratori, esercenti e steward non incombe il dovere e quindi la responsabilità di verificare in modo inoppugnabile che il Green Pass presentato dal cliente non sia falso. Si può comunque richiedere un documento d’identità alla persona se si palesa una situazione di totale incongruenza – un adulto, ad esempio, che esibisce il Pass del figlio adolescente o viceversa -.
A quel punto, in caso di falso Green Pass, scatterà l’intervento della polizia, che agirà a campione. E in caso di Green Pass falsi verificati dalla forze dell’ordine, il gestore del locale non avrà alcuna responsabilità o ammenda. A farne le spese sarà il cliente: gli arriverà una multa che va dai 400 ai 1000 euro. Se invece dopo l’accertamento delle forze dell’ordine si riscontreranno clienti, seduti al tavolo e al chiuso, sprovvisti di certificato che attesti l’avvenuta vaccinazione, o l’essere guariti dal Covid entro i sei mesi, o l’esito negativo di un tampone entro le 48 ore, scatterà la sanzione per entrambi: cliente e gestore. In questo caso, infatti, il gestore non avrebbe dovuto far entrare la persona senza il Pass.
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