Si celebra oggi 3 giugno la Giornata mondiale della Bicicletta, stabilita dall’Onu nel 2018. Che sia una mountain bike per lo sterrato o una city bike per muoversi in città, la bicicletta è stata la protagonista della mobilità leggera in questi ultimi mesi di pandemia. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, dall’inizio del 2020 a oggi sono stati costruiti 200 chilometri di piste ciclabili in Italia. Nella sola Milano 35 chilometri in più rispetto all’anno precedente (in era pre-Covid).
L’acquisto di questi mezzi è cresciuto molto. Anche e soprattutto grazie alle agevolazioni: il bonus bici del 2020, ad esempio, ha permesso agli italiani di comprare oltre 650mila veicoli sostenibili. Nelle loro dichiarazioni ufficiali per l’istituzione di questa Giornata internazionale le Nazioni Unite sottolineano che la bicicletta è “un simbolo di trasporto sostenibile”. Non solo. Si tratta di un sistema di mobilità che “trasmette un messaggio positivo per incoraggiare il consumo e la produzione sostenibile, con effetti benefici sul clima“. Nella risoluzione dell’Onu si invitano gli Stati membri a migliorare la sicurezza sulle strade e a inserire la bici e le infrastrutture a essa legate in un programma di mobilità integrata.
Chi ha inventato la bicicletta? Risale al 1493 un foglio del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci con un disegno stupefacente di una bici estremamente simile a quelle di oggi. A lungo attribuito a Leonardo, il disegno resta in realtà di paternità incerta. Ma se non possiamo mettere la mano sul fuoco sul fatto che sia stato il grande genio toscano a inventarla, è almeno al conte francese Mede De Sivrac che si può attribuire l’invenzione della bicicletta moderna. Il suo “celerifero” costruito nel Settecento è stato il primo reale prototipo di veicolo a due ruote.
Il Recovery plan italiano assegna risorse alle due ruote sostenibili. “L’Italia è uno dei paesi europei che prevede più risorse per la ciclabilità nel proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)” dice Alessandro Tursi, presidente della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB). Tuttavia, il ritardo accumulato nei decenni rispetto ai paesi europei più avanzati, sottolinea Tursi, “per essere rapidamente colmato, richiederebbe uno sforzo economico maggiore e duraturo nel tempo”. Da una parte, dunque, arriveranno ulteriori risorse: 600 milioni di euro in totale ripartiti in 400 milioni per le ciclovie turistiche e 200 milioni per le ciclabili urbane. Dall’altra parte si tratta comunque di cifre modeste in termini percentuali: meno del 2% del capitolo infrastrutture del Piano, sostiene FIAB.
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