Giornata travagliata a Palazzo Chigi, lunedì 7 dicembre. Si discute della bozza del Recovery Plan in esame in queste ore al Consiglio dei ministri. Sono in tutto 196 i miliardi di euro da allocare per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, appunto detto Recovery Plan, con riferimento al Recovery Fund europeo. Ossia al grande progetto Next Generation Ue per la ripartenza dell’Unione europea piegata dal Covid. Al nostro Paese sono stati promessi dall’Europa duecento miliardi circa per rilanciare l’economia e il lavoro dopo l’annus horribilis 2020.
Il testo sul piano italiano, da inviare poi a Bruxelles, non è ancora stato approvato dal Consiglio dei ministri (Cdm) e, per questo, potrebbe essere soggetto a modifiche in corso d’opera. Tuttavia, per ciò che al momento risulta, la parte più cospicua dei 196 miliardi previsti andranno al capitolo Rivoluzione verde e transizione digitale. Si tratta di 74,3 miliardi pari al 37,9% delle risorse da allocare. Seconda missione: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura a cui la bozza prevede siano assegnati 48,7 miliardi pari al 24,9%. Quindi Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Le risorse per questo capitolo, si legge nella bozza, sarebbero 27,7 miliardi pari al 14,1%. E ancora Istruzione e ricerca: qui sono previsti 19,2 miliardi pari al 9,8% delle risorse da allocare. Alla missione Parità di genere, coesione sociale e territoriale 17,1 miliardi pari all,8,7%. Infine, Salute con 9 miliardi di euro pari al 4,6% delle risorse.
Nella premessa della bozza del Recovery Plan, Giuseppe Conte ha scritto che “occorre un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese”. Secondo il premier, “dietro al ritardo italiano ci sono problemi strutturali noti ma mai affrontati con sufficiente determinazione. Questo è il momento di farlo”. Il Recovery Plan, ha concluso, servirà per “uscire da questa crisi e portare l’Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo”. “Per l’Italia in particolare, oltre a recuperare il terreno perduto con la crisi pandemica, si tratta di voltare pagina rispetto al passato. Non possiamo permetterci di ritornare allo status quo precedente a questa crisi. L’Italia da oltre 20 anni fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate.”
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